Valentina Mircea, Bar Manager dello Skyline Rooftop Bar all’Hilton Molino Stucky, ridefinisce l’ospitalità veneziana con una visione cosmopolita maturata a Londra, che emerge anche nell’intervista esclusiva che accompagna questo racconto. Tra mixology circolare a zero scarti, ingredienti home-made e creatività corale, il bancone più alto della Laguna diventa un laboratorio d’avanguardia che unisce etica e tecnologia. Un viaggio sensoriale all’ottavo piano del Molino Stucky, dove ogni cocktail, e ogni parola della sua testimonianza, celebra la bellezza del territorio in un perfetto equilibrio tra sostenibilità ambientale e ospitalità d’eccellenza.
Venezia, Italia.
Guardare Venezia dall’alto è un’emozione che toglie il fiato. Un privilegio che lo Skyline Rooftop Bar dell’Hilton Molino Stucky regala con una maestosità senza pari. Ma con l’arrivo della bella stagione, c’è un motivo in più per salire fino all’ottavo piano di questo iconico ex mulino sulla Giudecca: scoprire la filosofia di Valentina Mircea, la “Sky Queen” della mixology veneziana, capace di trasformare ogni cocktail in un racconto liquido della Serenissima.

Una visione internazionale tra i tetti della Giudecca
Valentina Mircea non è solo la prima donna a guidare questo bancone leggendario, ma una professionista dalla visione cosmopolita che ha scelto la laguna come palcoscenico della sua personale “alchimia dell’ospitalità”. Forte di un bagaglio internazionale maturato a Londra, porta a Venezia un approccio che fonde eleganza e precisione con un profondo rispetto per il territorio. Una passione viscerale, simboleggiata da un Martini tatuato sul braccio, che si riflette in ogni dettaglio, dal light lunch panoramico baciato dal sole fino al rito del tramonto.

Mixology circolare: l’etica nel bicchiere senza sprechi
Il cuore della sua visione è la mixology “circolare”, dove la sostenibilità si traduce in pratica quotidiana. L’obiettivo è valorizzare ogni ingrediente nella sua interezza: nel cocktail Umami, ad esempio, il mango viene utilizzato dalla polpa alla buccia, mentre i vini aperti trovano nuova vita in un vermouth fatto in casa. Un approccio che trasforma lo scarto in risorsa, dando forma a un’esperienza sensoriale consapevole, senza rinunciare all’eccellenza del gusto.

Un viaggio sensoriale tra botaniche locali e innovazione
Dalle note botaniche dello Stucky 1895 Venice Gardens Gin alle rivisitazioni contemporanee dello Spritz, come il Red Sky o lo Sky-High, ogni creazione è un omaggio alla città. Allo Skyline, il successo è anche un gioco di squadra: ogni cocktail porta la firma di un membro del team, valorizzando il talento collettivo. Un’innovazione che dialoga con il digitale: grazie ai QR code, gli ospiti possono scoprire il dietro le quinte della preparazione dei drink, immergendosi nell’arte della miscelazione mentre Venezia si svela ai loro piedi.
Per comprendere a fondo l’anima di questo progetto e la visione che lo guida, abbiamo incontrato Valentina Mircea per una conversazione a tutto campo.
A tu per tu con Valentina Mircea: il cuore pulsante dell’ospitalità veneziana

Cosa porti dal tuo background internazionale al bancone del Skyline Bar?
Porto esperienza e una chiara visione degli obiettivi. Ho iniziato la mia carriera nel Regno Unito, all’interno di Hilton, dove ho imparato il valore della precisione, dell’organizzazione e della professionalità.Ma soprattutto lì ho capito che l’ospitalità non è soltanto il mio lavoro: è la mia vocazione. Allo Skyline Rooftop Bar questa filosofia si riflette nell’atmosfera che cerchiamo di creare ogni giorno. La tecnica si può imparare ovunque, ma il vero senso dell’ospitalità è universale. Il mio obiettivo è che ogni ospite si senta accolto e ricordato.
Come definiresti il tuo “tocco alchemico” nel rapporto con l’ospite?
Il bar è il cuore dell’hotel, e il mio ruolo è far sì che quel cuore batta davvero. Ogni sera il ritmo cambia: cambiano le persone, gli umori, le storie che arrivano al bancone. La mia alchimia sta nel saper leggere questi momenti e trasformarli in un’esperienza. Il cocktail è solo uno strumento; ciò che creiamo davvero è una connessione. Quando questo accade, il bar smette di essere soltanto un luogo dove bere e diventa uno spazio vivo.
Sostenibilità del bar: qual è il segreto per trasformare un’idea etica in un drink d’eccellenza?
La sostenibilità funziona davvero solo quando riesce ad elevare la qualità. Il segreto è la creatività: vedere gli ingredienti non come scarti, ma come opportunità. Le bucce di agrumi possono diventare cordial, le erbe infusioni, il vino avanzato può trasformarsi in vermouth. Quando la sostenibilità viene affrontata con spirito artigianale e curiosità, smette di essere un compromesso e diventa una firma distintiva. Per noi dello Skyline non è una moda: è un modo di pensare.
Come è nata l’intuizione di produrre i vostri ingredienti, come il vermouth?
È nata dalla curiosità. Venezia offre ingredienti straordinari e volevamo esplorarli oltre il loro utilizzo più tradizionale. Produrre il nostro vermouth ci permette di controllare ogni livello del sapore e di dare nuova vita anche a ingredienti che altrimenti sarebbero poco valorizzati. È un modo per unire tecnica, sostenibilità e racconto all’interno dei nostri cocktail.
Quanto è importante utilizzare prodotti locali, come lo Stucky Gin, per raccontare la Venezia contemporanea?
Gli ingredienti locali danno autenticità a ciò che facciamo. Lo Stucky Gin è speciale perché può essere assaggiato solo qui, allo Skyline Rooftop Bar. È parte dell’identità del luogo. Quando lo utilizziamo in un cocktail, non stiamo semplicemente miscelando alcolici: stiamo condividendo un frammento della storia del Molino Stucky. Questa esclusività rende ogni drink un’esperienza autenticamente veneziana.
Come coesistono nel menù lo spritz classico e le tue variazioni creative?
Lo spritz a Venezia è un rituale. E i rituali non si reinventano: si rispettano. La versione classica rimane esattamente quella della tradizione. Attorno ad essa costruiamo variazioni creative che esplorano ingredienti diversi e nuove interpretazioni dell’aperitivo. In questo modo gli ospiti possono scegliere tra tradizione e innovazione, oppure godersi entrambe nella stessa serata. È un dialogo tra passato e futuro.
Viaggiando spesso, trovi ispirazione per i tuoi drink durante i viaggi?
Viaggiare è una delle fonti di ispirazione più potenti. Colleziono sapori come altri collezionano cartoline. A volte è una spezia scoperta in un mercato, altre volte una tecnica di fermentazione o qualcosa di completamente inaspettato. Recentemente ho scoperto un aceto straordinario che ha ispirato uno dei drink del nostro prossimo cocktail menu, in uscita a maggio: una combinazione umami di caffè, cavolfiore e aceto balsamico. Le idee più interessanti raramente arrivano da dove te le aspetti.
Hai introdotto i QR code come parte dell’esperienza del cocktail. Come reagiscono gli ospiti?
Il QR code ci permette di costruire l’esperienza partendo dal gusto dell’ospite. Invece di scegliere semplicemente da una lista, gli ospiti possono raccontarci come si sentono, cosa desiderano e quali sapori li incuriosiscono. Da lì li guidiamo verso il cocktail più adatto a quel momento. Allo Skyline diciamo spesso che si tratta di scoprire quale colore del cielo veneziano corrisponde al tuo palato quella sera.
Perché hai scelto che ogni cocktail in menù fosse firmato da un membro diverso del team?
Perché i grandi bar non si costruiscono mai da soli. Ogni membro del team firma un cocktail perché tutti contribuiscono all’identità dello Skyline. Questo dà responsabilità, orgoglio e libertà creativa. Quando le persone sentono che le loro idee contano, crescono. E quando il team cresce, cresce anche il bar. Il nostro obiettivo è migliorare sempre, insieme.
Sei la prima donna Bar Manager in questa posizione. Qual è il sogno che vuoi ancora realizzare?
Per me il successo si misura nella crescita del team. Premi, riconoscimenti e cocktail impeccabili sono importanti. Ma ciò che lascia davvero un’eredità è vedere le persone intorno a te sviluppare fiducia, competenze e una propria voce nell’ospitalità. Se lo Skyline Rooftop Bar diventerà un luogo dove si formano i futuri leader del bar, allora saprò di aver realizzato qualcosa di veramente significativo.
Ph: Andrea Sarti. Courtesy of Barbara Manto & Partners



