Dal 10 al 17 febbraio Santhià torna a travolgere con il suo Carnevale Storico, il più antico del Piemonte. Una settimana di riti medievali, sfilate monumentali, veglioni e tradizioni popolari che trasformano la città in un teatro a cielo aperto. Dalla presentazione di Majutin e Stevulin alla celebre Fagiuolata da 20.000 porzioni, ogni giorno è un’immersione totale nella cultura locale. Un Carnevale che non si osserva: si vive.
Santhià (VC), Italia.
Il Carnevale più antico del Piemonte torna a esplodere
A Santhià il Carnevale non arriva: irrompe. Trasforma la città in un palcoscenico vivente dove storia, ironia e tradizione si intrecciano in un rito collettivo che affonda le radici nel Medioevo. Dal 10 al 17 febbraio, la cittadina lungo la Via Francigena diventa una destinazione imprescindibile per chi cerca un’esperienza autentica, popolare e profondamente identitaria.
Il Gran Galà e i protagonisti del ribaltamento sociale
La festa si apre con un momento solenne e teatrale: il Gran Galà delle Maschere, quando la comunità accoglie i due personaggi simbolo che guideranno la città per tre giorni, Majutin dal Pampardù e Stevulin ’d la Plissera. Questa coppia di contadini appena sposati incarna da secoli il ribaltamento delle gerarchie sociali: per tre giorni comanderanno loro, in un gioco rituale che rende il Carnevale una parentesi in cui tutto può accadere. L’11 febbraio, la nuova serata latino–reggaeton aggiunge un tocco contemporaneo, dimostrando che la tradizione qui non è mai immobile.
Giòbia grass: la città diventa un percorso del gusto
Il giovedì grasso porta con sé profumi, sapori e convivialità: il centro storico si anima di banchi, assaggi e incontri che trasformano Santhià in una piccola capitale del gusto popolare. Il 12 febbraio, il tradizionale Giòbia grass diventa un percorso enogastronomico lungo il Corso principale, seguito da un concerto al Palacarvè. Il giorno successivo, il 13 febbraio, la città si accende con una serata musicale dedicata ai più giovani.
Il Proclama al Popolo: Santhià consegna le chiavi ai suoi padroni
San Valentino, qui, ha un significato tutto particolare: è il giorno in cui la città si ferma per ascoltare il Proclama al Popolo e celebrare l’investitura dei suoi nuovi “reggenti”. Il 14 febbraio, Majutin e Stevulin ricevono dal Sindaco le chiavi della città davanti a una folla festante. La giornata prosegue tra cortei, momenti popolari e un veglione mascherato che sancisce l’ingresso ufficiale dei padroni della festa.
Il Primo Corso Mascherato e la città che sfila
Quando parte il Primo Corso Mascherato, Santhià cambia ritmo: colori, musica e costumi artigianali invadono le strade in una sfilata che coinvolge oltre 2.000 figuranti. Gruppi storici, bande, maschere e carri monumentali di cartapesta animano la città, dominata da un gigantesco Gianduja issato sul trono della piazza. La serata si chiude con uno spettacolo pirotecnico e un nuovo veglione, perché qui la stanchezza è un concetto relativo.
La Colossale Fagiuolata: 20.000 porzioni in mezz’ora
All’alba del 16 febbraio la città si sveglia con un rito che non ha eguali: la Colossale Fagiuolata, un gesto di condivisione che unisce generazioni e racconta un’identità popolare ancora vivissima. Alle 5 del mattino i Pifferi percorrono le vie per svegliare la comunità, 150 caldaie di rame vengono accese e 20.000 porzioni di fagioli vengono preparate e distribuite in meno di mezz’ora. Un record gastronomico che nessun fast food potrà mai eguagliare. Il pomeriggio è dedicato ai più piccoli con il Gran Ballo dei Bambini, mentre la sera la Sfilata Notturna illumina la città per il Secondo Corso Mascherato.
Giochi di Gianduja e il Rogo del Babàciu: il gran finale
L’ultima giornata è un crescendo di tradizioni antiche e simboli collettivi. Il 17 febbraio si aprono i Giochi di Gianduja, con sfide popolari come corse nei sacchi, tiro alla fune e rottura delle pignatte. Alle 14.30 parte il Terzo Corso Mascherato con la proclamazione dei vincitori. Poi, quando cala il buio, arriva il momento più atteso: il Rogo del Babàciu, il pupazzo che brucia al centro della piazza tra campane, musica e una monferrina finale che trasforma l’addio al Carnevale in un’ultima, travolgente esplosione di festa.
Quando il Babàciu si accende e le sue fiamme illuminano la piazza, Santhià chiude il sipario su un’edizione che ancora una volta ha trasformato la città in una comunità in festa. Il Carnevale si dissolve nel buio, ma lascia dietro di sé il profumo dei fagioli, il suono dei pifferi e quella sensazione di appartenenza che solo le tradizioni più radicate sanno generare. Chi riparte porta con sé un frammento di questa energia collettiva, la certezza di aver vissuto qualcosa di unico e la promessa, neanche troppo velata, di tornare l’anno prossimo.
Photo courtesy of Fuoriporta
INFO
Date: 10–17 febbraio Località: Santhià (Vercelli)
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