Il Perù punta sul turismo sostenibile e sulla valorizzazione delle destinazioni meno conosciute. Tra queste, la regione di Amazonas, culla della civiltà chachapoya, custodisce un patrimonio sorprendente di cittadelle di pietra, foreste nebulose e tradizioni locali. Un territorio da scoprire in vista della prossima stagione di viaggio.
Milano, Italia.
Il Perù guarda oltre Machu Picchu. Non per ridimensionare il valore della sua attrazione più celebre, ma per ampliare gli orizzonti del turismo internazionale, promuovendo destinazioni meno conosciute e forme di viaggio che coinvolgano maggiormente le comunità locali. Una strategia che nasce anche dall’esperienza maturata proprio a Machu Picchu, dove la crescente pressione turistica ha reso necessario adottare misure per preservare il patrimonio archeologico.
La questione non riguarda soltanto la conservazione dei siti, ma anche la distribuzione dei benefici economici. «A volte erano soltanto i grandi tour operator a organizzare le visite: i turisti arrivavano, vedevano il luogo e ripartivano, senza che nulla rimanesse alle comunità locali. È proprio questo che da alcuni anni stiamo cercando di cambiare, coinvolgendo le comunità nella filiera turistica, affinché anche loro possano trarne beneficio», spiega Jorge Llosa, rappresentante di PROMPERÚ, l’ente per la promozione turistica del Paese.
Tra i territori sui quali si concentra questa nuova attenzione c’è Amazonas, nel nord del Perù, dove le ultime propaggini delle Ande incontrano la foresta amazzonica. Montagne avvolte dalle nuvole, profonde vallate, antiche cittadelle di pietra e imponenti cascate caratterizzano una regione ancora poco conosciuta dal turismo internazionale, che custodisce le testimonianze di una delle civiltà più affascinanti del Perù preispanico: quella dei Chachapoya, i Guerrieri delle Nuvole.
Tra l’VIII e il XV secolo, questo popolo sviluppò una cultura originale, adattandosi a un territorio impervio e isolato, caratterizzato da foreste nebulose e rilievi montuosi. La particolare conformazione geografica influenzò l’architettura e le pratiche funerarie, lasciando testimonianze sorprendenti per dimensioni, tecniche costruttive e rapporto con l’ambiente circostante. Chachapoyas, oggi capitale della regione di Amazonas, rappresenta il principale riferimento geografico e culturale per scoprire questo angolo del Perù.

Kuélap, la cittadella tra le nuvole
A oltre tremila metri di altitudine sorge Kuélap, uno dei più imponenti complessi archeologici del Sud America. Le monumentali mura in pietra, alte fino a venti metri, racchiudono centinaia di edifici circolari, alcuni decorati con raffinati motivi geometrici. Un insieme architettonico che testimonia le conoscenze tecniche dei Chachapoya e la loro capacità di realizzare costruzioni monumentali in un ambiente montuoso.
Comunemente definita una fortezza, Kuélap era in realtà molto più di un insediamento difensivo. La cittadella costituiva anche un importante centro sociale e cerimoniale, nel quale gli spazi della vita quotidiana convivevano con quelli destinati alle pratiche rituali e al culto degli antenati. Gli accessi monumentali e le costruzioni circolari restituiscono l’immagine di una società organizzata, dotata di una propria identità culturale e spirituale. A rendere ancora più suggestivo il complesso è la sua posizione, in un paesaggio dominato dai rilievi andini e dalle foreste nebulose. Un luogo simbolo del patrimonio archeologico di Amazonas, che il Perù intende valorizzare nell’ambito della diversificazione della propria offerta turistica.

Karajía e Revash, le dimore sospese degli antenati
Il rapporto dei Chachapoya con la morte e il culto degli antenati trova alcune delle sue espressioni più originali nelle architetture funerarie, realizzate in posizioni spesso difficilmente accessibili, sulle pareti verticali delle montagne. Tra le più spettacolari ci sono i sarcofagi di Karajía, grandi figure antropomorfe sistemate su una parete rocciosa a strapiombo. Dall’alto dominano il paesaggio circostante, quasi a vegliare sulla valle sottostante. La loro collocazione, volutamente inaccessibile, simboleggiava la volontà di proteggere i defunti e preservarne la memoria.
Non meno singolari sono i mausolei di Revash, piccole costruzioni funerarie dipinte di rosso e crema che sembrano formare un minuscolo villaggio sospeso nella scogliera. La loro architettura richiama quella delle abitazioni chachapoya, riproducendo nella dimensione funeraria le forme degli edifici destinati ai vivi. Una testimonianza della concezione della morte come continuità dell’esistenza.
A completare questo percorso è il Museo di Leymebamba, che conserva oltre duecento mummie, insieme a corredi funerari e oggetti rituali provenienti dalla Laguna de los Cóndores. Il ritrovamento, avvenuto fortuitamente nel 1996, ha restituito un patrimonio archeologico di eccezionale interesse, contribuendo ad approfondire la conoscenza delle tradizioni e delle pratiche funerarie delle antiche popolazioni della regione.

Gocta, la cascata gigante nella foresta nebulosa
Il patrimonio archeologico non è l’unica ragione per spingersi nel nord del Perù. Amazonas custodisce anche paesaggi naturali nei quali la vegetazione amazzonica incontra gli ambienti montuosi delle Ande. Tra i luoghi più spettacolari c’è la cascata di Gocta, che con un dislivello complessivo di oltre 770 metri è considerata una delle più alte del mondo. L’acqua precipita lungo un’imponente parete rocciosa, circondata da foreste fitte che ospitano una ricca biodiversità.
Per raggiungerla si percorrono sentieri immersi nella vegetazione, attraversando uno degli ambienti più caratteristici della regione: le foreste nebulose, ecosistemi nei quali l’umidità e la frequente presenza delle nuvole contribuiscono a creare condizioni particolari per numerose specie vegetali e animali. Gocta è inoltre protagonista di leggende tramandate dalle popolazioni locali, nelle quali gli elementi naturali assumono un significato che va oltre la dimensione paesaggistica. Un legame tra ambiente e cultura che ricorre anche nelle testimonianze lasciate dagli antichi Chachapoya.

Huancas, l’argilla e le tradizioni delle comunità locali
Non soltanto antiche cittadelle, cascate e foreste. A Huancas, la cultura di Amazonas si racconta attraverso una tradizione artigianale millenaria, custodita soprattutto dalle donne del villaggio: la lavorazione della ceramica. Nel laboratorio di La Cusana, l’argilla viene modellata a mano, senza l’utilizzo di torni o stampi, seguendo tecniche tramandate di generazione in generazione. Un sapere che costituisce parte integrante dell’identità culturale della comunità e che trova proprio nell’artigianato una delle sue espressioni più caratteristiche.
È anche attraverso attività come questa che il turismo può favorire un contatto più diretto con le popolazioni locali, offrendo ai visitatori l’opportunità di conoscere tradizioni, pratiche artigianali e modi di vivere diversi dai propri. Un approccio che PROMPERÚ intende promuovere attraverso il turismo comunitario, nel quale gli abitanti non sono semplici spettatori dello sviluppo turistico, ma partecipano attivamente alle esperienze proposte ai viaggiatori.
Resta però una questione delicata: come evitare che l’apertura al turismo internazionale trasformi le tradizioni locali in rappresentazioni folkloristiche costruite per soddisfare le aspettative dei visitatori?
«Non deve essere uno spettacolo nel quale ci si veste per l’occasione, si danza davanti ai turisti e poi si torna a indossare i propri abiti. Visitando queste comunità si incontrano persone che vestono come nella vita di tutti i giorni, che non cercano di apparire diverse da ciò che sono soltanto per offrire una rappresentazione. Non stanno mettendo in scena qualcosa per i visitatori, ma condividendo con loro il proprio modo di vivere. In Perù esistono ancora realtà di questo tipo ed è proprio questo incontro autentico che vogliamo valorizzare. Se si cerca semplicemente uno spettacolo lo si può trovare anche a Lima», sottolinea Jorge Llosa.
La distinzione tra condivisione e rappresentazione costituisce uno degli aspetti più interessanti, ma anche più complessi, del turismo comunitario. L’arrivo di visitatori può creare opportunità di reddito, valorizzare l’artigianato e contribuire alla permanenza degli abitanti nei territori d’origine. Allo stesso tempo, il confronto con il turismo internazionale rischia di modificare proprio quelle consuetudini che si vorrebbero preservare. Una sfida che lo stesso Llosa riconosce, sottolineando la necessità di trovare un equilibrio tra sviluppo economico, tutela delle risorse e conservazione delle identità culturali. La strategia peruviana guarda anche al turismo rigenerativo, con l’obiettivo di favorire esperienze che contribuiscano non soltanto alla conservazione del patrimonio naturale e culturale, ma anche al suo miglioramento.

INFO
Quando andare a Chachapoyas
L’autunno è il momento giusto per iniziare a programmare un viaggio alla scoperta di Chachapoyas e della regione di Amazonas, in vista della prossima stagione turistica. Il periodo generalmente più favorevole per visitare la destinazione si colloca infatti tra maggio e settembre, quando le precipitazioni tendono a diminuire, soprattutto nei mesi di giugno, luglio e agosto. Tra ottobre e aprile le piogge sono generalmente più frequenti e intense, con un picco nei mesi di febbraio e marzo.
Per maggiori informazioni: www.peru.travel/it
Ivan Burroni
mail@ivanburroni.it
Credit photo dall’alto: © Unidad Ejecutora Proamazonas PROMPERÚ. ©Karina Mendoza PROMPERÚ. © Unidad Ejecutora Proamazonas PROMPERÚ. © Unidad Ejecutora Proamazonas PROMPERÚ. © Unidad Ejecutora Proamazonas PROMPERÚ. ©Karina Mendoza PROMPERÚ.



