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Il Castello di Donnafugata: location storica e suggestiva dell’Ottocento nel territorio ragusano

A 15 KM DA RAGUSA, NEL CUORE DEL VAL DI NOTO, SI TROVA IL CASTELLO DI DONNAFUGATA, SPLENDIDA E SUGGESTIVA LOCATION RISALENTE ALL’OTTOCENTO. COLLOCATO IN UNA POSIZIONE UNICA, CIRCONDATO DA UN’IMMENSA DISTESA VERDE E CARATTERIZZATO DA BELLISSIMI PUNTI PANORAMICI, LA DIMORA RIEVOCA L’ATMOSFERA DELL’EPOCA E LA VITA QUOTIDIANA DELLA NOBILTÀ IBLEA. DA NON PERDERE ANCHE IL PARCO E LA GALLERIA DEL COSTUME.

Ragusa, Italia.
Il Castello di Donnafugata nasce come una villa rurale costruita intorno a un insediamento preesistente, a circa 15 km da Ragusa. Il suo aspetto attuale è frutto delle modifiche apportate tra la seconda metà del XIX secolo e gli inizi del ‘900: una location d’eccezione, da visitare e ammirare ma dove vengono organizzati anche eventi particolari e interessanti, arricchiti anche appunto dal contesto molto suggestivo. Il Castello, infatti, è collocato in una posizione unica, distante dalla frenesia dei centri cittadini, circondato da una distesa verde da poter osservare da alcuni punti panoramici.

Il toponimo «Donnafugata» e la leggenda di Bianca di Navarra

Per comprendere pienamente l’essenza del Castello di Donnafugata, si deve tener conto di un elemento: non nasce castello, lo diventa. Agli inizi del XVII secolo, il feudo di Donnafugata, sul quale si ergeva un’antica torre di avvistamento, apparteneva a Guglielmo Bellio Cabrera, che aveva legami di parentela con la famiglia dei Conti di Modica.

Successivamente, nel 1648, Vincenzo Arezzo lo acquista, diventando il primo Barone di Donnafugata.

La figura di Bianca di Navarra si inserisce nella tradizione orale mescolando al toponimo «Donnafugata» la leggenda sorta intorno alle sue vicende dinastiche: si racconta infatti che, morto il re Martino nel 1409, il Regno di Sicilia venne affidato alla vicaria, sua moglie, la regina Bianca di Navarra.

Fra le molte attenzioni, la regina Bianca attirò anche quelle del Conte di Modica, Bernardo Cabrera, che, narra la leggenda, rinchiuse la Regina Bianca nella torre quadrata sperando di convincerla a sposarlo e diventare così re di Sicilia. Bianca riuscì a fuggire, proseguendo la sua fuga in Sicilia di castello in castello.

Lasciando da parte le presunte fughe femminili, secondo i più il nome “Donnafugata” deriva dalla lingua araba che battezzò come Ayn As Jafaiat (Fonte della Salute), una sorgente che sgorga nei pressi del castello.

Il Castello

Il Castello occupa una superficie di circa 2500 mq: il piano nobile presenta un susseguirsi di saloni di rappresentanza, che mantengono ancora integra la suggestiva atmosfera che caratterizzava la vita quotidiana di un’antica nobiltà iblea: qui questa trascorreva la propria villeggiatura, nel contesto dei cambiamenti politici e culturali di una Sicilia gattopardesca.

Il Parco

Il castello è circondato da un bellissimo giardino storico, che copre una superficie di circa 8 ettari e si mostra in tre differenti tipologie: il giardino all’inglese (informale), il giardino alla francese (formale) e un’area “rustica”, ovvero un ampio orto-frutteto destinato un tempo alla coltivazione di piante aromatiche e all’apicoltura.

Nel parco sono presenti circa 1500 specie vegetali e alcuni alberi monumentali. L’impianto, come lo vediamo oggi, fu realizzato dalla metà dell’ottocento ai primi anni del Novecento.

L’esoterismo

Come in altri giardini della nobiltà europea, non mancavano simboli, allegorie, segni esoterici e motivi iniziatici. Dopo la nascita della Gran Loggia Inglese, nel 1717 iniziarono a diffondersi i giardini all’inglese che divennero ambienti ideali per custodire il dualismo tra ragione e mito, oltre ad essere spesso luoghi preferenziali dell’itinerario simbolico massonico.

Nel Parco di Donnafugata, il visitatore attraverso un “viaggio esoterico evolutivo” è accolto da viali e camminamenti che lo portano a perdersi nella natura per ritrovare la sua purezza ancestrale: sfingi e leoni della scalinata, tempietto, labirinto, ninfeo e grotte sono alcune delle tappe di un affascinante percorso iniziatico o viaggio dell’anima.

Il Parco di Donnafugata, uno dei pochi giardini storici di gran pregio tuttora esistenti in Sicilia, copre una superficie di circa 8 ettari e abbraccia tre lati del castello mostrandosi in tre differenti tipologie: il giardino all’inglese, il giardino alla francese e un’area “rustica”, destinata un tempo a orto-frutteto, a piante aromatiche e all’apicoltura. Sono presenti circa 1500 specie vegetali e alcuni alberi monumentali.

Il barone Corrado Arezzo (1824-1895), noto come conoscitore di botanica e per la sua particolare predilezione per le piante esotiche, diede avvio al progetto e alla sistemazione del giardino. In questa azione incentrata sui principi dell’arte dei giardini, poté contare sull’aiuto della figlia Vincenzina. Quest’ultima, in giro per l’Italia alla ricerca di cure per la sua malattia, manteneva viva l’attenzione per il giardino di Donnafugata e nelle lettere inviate al padre non mancava di illustrare modelli di grotte, colline artificiali, tempietti o manufatti presenti in alcune ville italiane.

Agli inizi del ‘900, Gaetano Combes de Lestrade (1859-1918), il Visconte francese che aveva sposato Clementina (figlia di Vincenzina), diede un nuovo impulso ai lavori di sistemazione del parco. A lui si attribuisce il giardino alla francese e la realizzazione del Parterre.

Percorrere i viali e i sentieri significava anche attraversare una natura costruita e pensata con una successione di quinte “prospettiche” atte a celebrare la varietà, la bellezza e la meraviglia.

La Galleria Del Costume: MU.DE.CO.

Attraverso un paziente e complesso lavoro di restauro, supportato dalla Banca Agricola Popolare di Ragusa, a partire dal 2015 si è intrapresa una complessa opera di restauro degli articoli più compromessi e di pianificazione dell’allestimento nei bassi del Castello con un ambizioso obiettivo: creare un museo permanente della Storia del Costume siciliano tra il XVIII e il XX sec.

Il progetto, a firma degli architetti Giuseppe Gurrieri e Nunzio Sciveres, viene realizzato nel 2016 e portato avanti insieme a una nutrita squadra di professionisti e maestranze. Il concept del progetto ha dato precedenza a un approccio conservativo, data la valenza storica dei locali ospitanti, caratterizzati da ampie volte in pietra e possenti fondamenta, senza tuttavia rinunciare a un innesto di micro-architetture di segno più contemporaneo.

L’allestimento

L’allestimento dei pregiati pezzi da collezione è stato affidato alle sapienti mani dell’architetto Giuseppe Nuccio Iacono, coadiuvato con competenza da fidati collaboratori con i quali ha organizzato una coinvolgente narrazione di “tre secoli di moda”.

Al museologo-storico del costume è stato affidato il delicato compito di andare oltre le forme e i colori della materia per sentirne la “parte immateriale” che ne costituisce l’anima invisibile: dietro ogni piega ha voluto riportare alla luce le danze, la musica, gli sguardi e le chiacchiere e quella fitta trama sociale di un mondo lontano.

Ogni manichino ha interpretato il corpo che ha indossato quell’abito mediante un certosino lavoro di modellazione della forma che ha seguito e accompagnato le linee sartoriali del vestito.
A completamento, una serie di accorgimenti che garantiscono con impianti tecnici tutti i parametri necessari per la corretta conservazione dell’umidità relativa, temperatura, filtraggio delle polveri e illuminazione.

Il MUDECO così, dall’ottobre 2020, può aprire le sue porte ai visitatori del Castello di Donnafugata.

INFO

Per tutte le informazioni, consultare www.castellodonnafugata.org

Foto Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Nata e vissuta in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Giornalista, fin da piccola mostra un costante interesse per l’attualità e la politica, determinanti nella sua scelta di vita professionale. Amante delle lingue, adora viaggiare, scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

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