VILLA OTTOLENGHI: DIMORA STORICA DELL’ ALESSANDRINO, SIMBOLO DI FORZA E PASSIONE

VILLA OTTOLENGHI: DIMORA STORICA DELL’ ALESSANDRINO, SIMBOLO DI FORZA E PASSIONE

Scritto da Redazione on . Postato in Cultura, Weekend

Una Villa-museo storica dei primi anni del 900, costruita all’insegna dell’arte e della natura, la cui costruzione realizzò il sogno artistico dei coniugi Ottolenghi, due importanti mecenati del secolo scorso, che hanno reso perfettamente l’espressione latina “aedificamus fidenter” come loro motto di famiglia. Nell’attesa però di poter vivere di persona tutti i particolari della Villa, nella speranza che l’emergenza per il Coronavirus possa terminare a breve nel migliore dei modi, ho il piacere di presentare brevemente in questo articolo alcune delle caratteristiche più interessanti di questa attrazione turistica del Monferrato, mentre tutte le informazioni, la photogallery ed altre curiosità sono reperibili sul sito https://www.villaottolenghiwedekind.com/

Acqui Terme (AL), Italia.
Ubicata sulla sommità della collina di Borgo Monterosso, poco lontano dal centro storico della città di Acqui Terme, in una realtà di pace assoluta, Villa Ottolenghi si sviluppa su un totale odierno di 35 ettari in cui regnano la natura, i vitigni, l’arte e la storia.
Gli elementi di arte classica si uniscono ad elementi più moderni in una totale armonia di forme, colori e materiali, rispecchiando le doti di artisti ed architetti provenienti da ogni parte d’Europa che lavorarono per anni alla creazione di una villa di stile razionalista e di tradizione rinascimentale, in cui vissero ogni giorno fino al termine dei lavori, riportando così il mecenatismo nei primi decenni del secolo scorso.


Tra essi, ricordiamo in modo particolare: il siciliano Ernesto Rapisardi, (nonché fratello di Gaetano Rapisardi), i romani Marcello Piacentini, (già creatore del Palazzo di Giustizia a Milano e del quartiere Eur a Roma) e Ferruccio Ferrazzi, (che realizzò anche gli affreschi ad encausto all’interno del Tempio della proprietà), il fiorentino Pietro Porcinai, il genovese Federico d’Amato ed il tedesco Fritz Possenbacher, che terminò il progetto della Villa su commissione del figlio dei proprietari.
Ciò che colpisce maggiormente, non è solo la singolare bellezza di questo polo artistico del ‘900, ma anche il modo in cui la storia, ricca di colpi di scena, riesca a tenere alta la curiosità del visitatore, grazie ad episodi come il tradimento del figlio Astolfo con la tata dei nipotini, con il conseguente divorzio dalla moglie e la grave crisi economica che colpì la famiglia, causando l’abbandono della villa per un trentennio.


La realizzazione di questa dimora patronale, inizialmente pensata come dimora di sola villeggiatura per le vacanze estive, è sorta nel 1922 dall’idea di Arturo Ottolenghi, mecenate nato da una famiglia di origine ebraica, poi convertita al cristianesimo e nota soprattutto per l’attività filantropica e l’amore per l’arte, che finanziò molti lavori di restauro di opere episcopali ed ospedaliere in Acqui Terme, e di Herta Von Wedekind Zu Horst, figlia del console tedesco in Sicilia, e nota artista, che Arturo conobbe durante uno dei suoi tanti viaggi in Germania, innamorandosene immediatamente.
Fu lei che, grazie alla sua intercessione, riuscì a salvare il marito dalle persecuzioni durante gli anni travagliati della Seconda Guerra Mondiali, anni in cui anche i lavori di costruzione si fermarono più volte per diversi anni.


Ciò nonostante, al contrario di molti progetti pensati durante la Grande Guerra che rimasero sulla carta, Villa Ottolenghi venne conclusa, grazie alla passione dei proprietari, che andava ben oltre i timori del conflitto.
Visitando la villa, si rimarrà incantati in primo luogo dalla sua complessiva maestosità, per poi venire catturati dai minuziosi dettagli che la popolano in ogni angolo, soprattutto per quanto riguarda il pozzo nel parco, le inferiate decorate con piante ed animali ed i portoni con meccanismi di apertura a cassaforte e combinazioni, tutte opere realizzate a mano in ferro battuto dai maestri ferrai acquesi Ernesto e Mario Ferrari.
Sempre dalle originali idee di questi maestri nacquero anche le lumache in ferro fissate sulle inferiate della finestra della cucina, realizzate per far notare alla cuoca la sua lentezza nel cucinare in maniera estremamente originale. E come non menzionare le piccole tartarughe alla base della scalinata in marmo bianco dell’ingresso, posizionate appositamente per ricordare agli ospiti di percorrerla lentamente, così evitando spiacevoli cadute.
In modo particolare, tra le attrazioni principali all’interno della costruzione, è importante ricordare il “Giardino formale” all’italiana, simile alla prua di una nave sospesa tra il cielo della città ed il verde della pianura, che nel 2011 vinse l’European Garden Awards, aggiudicandosi il titolo di “miglior giardino d’Europa”, dal quale si possono ammirare le “vigne- giardino”, con meravigliosi roseti all’ interno, e con le cui uve vengono prodotti sia vini rossi che bianchi come Chardonnay, Syrah, Sauvignon Blanc e Barbera.

Il Giardino venne realizzato dall’architetto paesaggista Pietro Porcinai, il quale progettò inoltre il vasto parco adiacente, che si sviluppa su un totale di dieci mila mq, con tanto di piscina, cisterna, campo da tennis e vasca con fondo in ciottoli di fiume, studiato perfettamente per il massaggio plantare.
Notevoli sono gli immensi saloni con i loro giochi di luce e le proiezioni delle ombre riflesse sui pavimenti in marmo proveniente da ogni parte del mondo, così come la menta selvatica che ricopre quasi interamente il parco e rilascia un gradevole profumo anche durante i mesi più freddi.
Per concludere, la villa, oggi di proprietà di Vittorio Invernizzi, è visitabile grazie alle visite guidate, dopo essere stata completamente restaurata a seguito degli anni di abbandono, ed ospita un ristorante e sette suites di un Relais de Charme, in cui gli ospiti vengono trasportati nell’atmosfera di un’altra epoca, per vivere una vacanza fuori dall’ordinario, in totale relax.
Photo courtesy by Villa Ottolenghi

Chiara Fogliati

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