La Valle Camonica candida il suo straordinario patrimonio a Capitale Italiana della Cultura 2029 con il claim “10.000 anni di futuro”. Un progetto corale che unisce quaranta comuni in un’unica capitale diffusa, valorizzando l’arte rupestre UNESCO, i borghi storici e nuove infrastrutture per lo sviluppo del territorio.
Milano, Italia.
Un patto corale che unisce storia millenaria e visione contemporanea. Presentata ufficialmente lo scorso 14 settembre nella Sala Pirelli del Grattacielo Pirelli a Milano, la candidatura della Valle Camonica a Capitale Italiana della Cultura 2029 viaggia sotto il segno del claim “10.000 anni di futuro”. Non una semplice vetrina celebrativa, ma un modello di sviluppo unico nel panorama italiano che azzera i confini amministrativi per fare squadra.

Sopra, la Sala Pirelli del Grattacielo Pirelli a Milano presenta la candidatura della Valle Camonica a Capitale Italiana della Cultura 2029.
Foto grande in alto, mobilita in Bassa Valle Camonica.
Una capitale diffusa e unita
L’iniziativa vede protagonisti tutti i quaranta comuni del territorio, decisi a presentarsi come un’unica entità coesa. Dal Lago d’Iseo all’Adamello — un’area riconosciuta anche come Riserva della Biosfera UNESCO Valle Camonica-Alto Sebino — la valle intende trasformare il proprio patrimonio in un motore concreto di crescita economica, occupazione giovanile e coesione sociale.
Il percorso, fortemente sostenuto da Regione Lombardia (con gli interventi degli assessori regionali Francesca Caruso e Debora Massari e del consigliere Diego Invernici) e coordinato sul territorio da Priscilla Ziliani, Assessore alla Cultura della Comunità Montana, ha visto la nascita di una Consulta dei Giovani e il coinvolgimento attivo del mondo economico e associativo attraverso un Comitato di Sostenitori che unisce Confindustria, Confartigianato e fondazioni bancarie.

Santuario di Cerveno Opere lignee di Beniamino Simoni.
Dalle incisioni rupestri ai grandi cantieri per il futuro
Le radici di questa sfida affondano in un terreno di immenso valore storico. Nel 2029 ricorreranno infatti i cinquant’anni dal riconoscimento dell’Arte Rupestre della Valle Camonica come primo sito italiano Patrimonio Mondiale UNESCO. Intorno a questa eredità si snoda un imponente piano di investimenti sulle infrastrutture culturali, coordinato anche dalla Fondazione Valle dei Segni.
Tra le novità figurano l’apertura del santuario megalitico di Pat a Ossimo, il restauro di luoghi simbolo come la Chiesa di Sant’Antonio a Breno (con gli affreschi di Girolamo Romanino) e il Castello Medievale di Cimbergo, la nascita del nuovo museo dedicato all’artista Franca Ghitti a Darfo Boario Terme e del centro di documentazione sullo scultore Ettore Calvelli a Ponte di Legno. A questi si affiancano il nuovo hub interattivo della Valle dei Segni a Ceto — firmato dallo studio dell’architetto Michele De Lucchi —, il nuovo Visitor Centre con il riallestimento del MuPre a Capo di Ponte e il campus universitario dell’UNIMONT a Edolo.
Per orientare questo ambizioso dossier, la Valle si è affidata a un autorevole Comitato Scientifico composto da quindici personalità di spicco del mondo accademico e della ricerca — tra cui l’archeologo Emmanuel Anati, Anna Giorgi, Marco Imperadori e Davide S. Sapienza — affiancato da tavoli tecnici dedicati anche al potenziamento della mobilità in collaborazione con FNM e Trenord.

Capo di Ponte, Parco Seradina Bedolina. FOTO VALLE CAMONICA CAPITALE 2029
Verso la cerimonia inaugurale e il treno speciale
Il percorso di candidatura entrerà nel vivo sabato 19 settembre 2026, alle ore 17.00, con la cerimonia ufficiale al Museo Nazionale della Preistoria della Valle Camonica (MuPre) a Capo di Ponte. Per l’occasione, è stato organizzato un treno speciale gratuito in partenza da Pisogne alle 16.00 (con arrivo a Edolo alle 18.40 per i saluti finali e le degustazioni locali) — previa prenotazione sul sito ufficiale www.vallecamonica2029.it entro il 15 settembre — pensato per permettere a residenti e visitatori di vivere l’evento in prima persona.
Un traguardo che, al di là del verdetto finale del 2029, ha già ottenuto il risultato più importante: ricucire il territorio attorno a un’unica identità condivisa. Scommettere sulla cultura non significa soltanto guardare al passato glorioso di un museo a cielo aperto, ma costruire le fondamenta per trattenere i giovani, attrarre talenti e ripensare la montagna come laboratorio d’avanguardia per l’intero Paese.
Photo courtesy of Ufficio stampa Valle Camonica 2029 CLP Relazioni Pubbliche




