
Da sempre impegnata nella valorizzazione della cultura dell’umanità, la National Geographic Society festeggia il patrimonio gastronomico mondiale come strumento di conoscenza e di vicinanza.

Londra, Regno Unito.
Organizzata a Londra nel weekend del 20-21 luglio 2019, la prima edizione del National Geographic Traveller Food Festival conferma ancora quello che è l’obiettivo storico della National Geographic Society a partire dalla sua fondazione nel 1888, ovvero di promuovere e proteggere la cultura dell’umanità come le risorse naturali di cui disponiamo in tutta la loro complessità e bellezza.
Sicuramente uno degli strumenti indispensabili per tutelare tale patrimonio è quello della conoscenza in quanto trasmettere un bene che non sia solo materiale, ma anche invisibile e impalpabile, passa innanzitutto attraverso la capacità di coinvolgere altre persone nella comprensione del suo valore e, quindi, attraverso l’esperienza. Così per due giorni gli spazi del Business Design Centre di Londra sono stati trasformati in una sorta di scatola caleidoscopica. Come entrare dentro un mondo in miniatura, privo di ogni distanza e differenza, continuamente stimolati da odori, gusti, parole e colori diversi originariamente provenienti da paesi lontani e invece qui mescolati insieme con il duplice obiettivo di creare link ed educare le persone al viaggio inteso quale scoperta sensoriale.
Risalta infatti nell’insieme dell’organizzazione l’idea di Glen Mutel, direttore del National Geographic Traveller Food, di voler comunicare la capacità del settore culinario di farsi strumento di guida all’interno del viaggio. Senza alcun dubbio turismo e cibo sono topic organicamente connessi l’uno con l’altro e rappresentano allo stesso modo due forze trainanti per lo sviluppo. Tuttavia, molto spesso si cade nell’errore di ridurre questa congiunzione allo scopo di business bypassando un’altra forma di arricchimento prima culturale e sociale che economica. Una ricchezza derivante dal riuscire a comprendere il diverso e il lontano da noi. Diventa allora essenziale la presenza, accanto ai 39 stand che propongono le più disparate specialità asiatiche, europee e sudamericane, di personalità rilevanti del settore: esperti culinari, scrittori come Asma Khan e John Gregory Smith o chef come Raymond Blanc e Adam Handling, al fine di rendere la degustazione un processo legato non solo al bere e al mangiare ma anche al nutrimento tramite la conoscenza. Il programma è dunque fitto di eventi ospitati nelle aree del Cinnamon Theatre, il Tarragon Theatre e il Wine Theatre, che insieme allo Speakers’ corner e al Main stage vedono susseguirsi masterclass, wine tutorial, interviste e presentazioni di libri, il tutto accomunato dal desiderio di dare a chiunque la possibilità di assaporare il mondo.
Anna Gallo



