"Turandot e l'oriente fantastico di Puccini, Chini, Caramba": appuntamento dal 22 maggio al Museo del Tessuto di Prato

“Turandot e l’oriente fantastico di Puccini, Chini, Caramba”: appuntamento dal 22 maggio al Museo del Tessuto di Prato

Scritto da Alessandra Chianese on . Postato in Appuntamenti, Cultura

Foto sopra, Leopoldo Metlicovitz Manifesto per la Turandot.
Milano, Archivio Storico Ricordi, ICON010367.

Foto piccola in alto, Maschera teatrale Thailandia, inizio del XX secolo. Cartapesta e gesso dipinti e dorati, penne di uccello, frammenti di specchio; Firenze, Sistema Museale di Ateneo, Sede di Antropologia e Etnologia, Collezione G. Chini, inv. n. 31568

Prato, Italia.

La nuova mostra della Fondazione Museo del Tessuto è un vero e proprio omaggio alla storia del teatro lirico e dell’arte del primo ventennio del Novecento, momento in cui la scena artistica, letteraria e musicale fu pervasa dal fenomeno dell’Orientalismo.

“Turandot e l’Oriente fantastico di Puccini, Chini e Caramba” è il nome della mostra che andrà in scena appunto al Museo del Tessuto di Prato dal 22 maggio al 21 novembre, risultato di una lunga e dettagliata ricerca svolta in seguito allo straordinario ritrovamento di un nucleo di costumi e gioielli di scena risalenti alla prima assoluta della Turandot di Puccini e provenienti dal guardaroba privato del grande soprano pratese Iva Pacetti.

Un’esposizione inedita, particolarmente suggestiva, multidisciplinare, nata attraverso la collaborazione di enti e istituzioni pubblici insieme con privati italiani di grande prestigio che a vario titolo hanno contribuito a questo ambizioso progetto: ricostruire le vicende che hanno portato il grande compositore toscano Giacomo Puccini a scegliere il genio scenografico di Galileo Chini per la realizzazione dell’allestimento e delle scenografie per la Turandot, andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, diretta da Arturo Toscanini.

Co-organizzatore della mostra è il Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino nel cui Museo di Antropologia e Etnologia è conservata una collezione di oltre 600 cimeli orientali riportati da Galileo Chini – grande interprete del Liberty italiano – al rientro dal suo viaggio in Siam nel 1913 e da lui personalmente donati nel 1950 al Museo fiorentino. Altra importante partnership è quella con l’Archivio Storico Ricordi di Milano – che custodisce un immenso patrimonio documentale sulla storia e sull’estetica dell’opera lirica nell’Ottocento e Novecento – e della Fondazione Giacomo Puccini (Lucca) creata proprio per promuovere e valorizzare il ricco patrimonio pucciniano. Da menzionare infine il contributo degli enti prestatori, tra cui il Museo Teatrale alla Scala e l’Archivio Storico Documentale Teatro alla Scala, le Gallerie degli Uffizi – Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, la sartoria Devalle di Torino, l’Archivio Corbella, la Società Belle Arti di Viareggio e numerosi prestatori privati.


Galileo Chini, Vasto piazzale della reggia,
Bozzetto per scenografia della Turandot. Atto II, scena II (quarta versione, definitiva)
1924 Milano, Archivio Storico Ricordi, ICON000206

L’origine della mostra risale ai primi mesi del 2018, quando al Museo venne proposto di acquisire un misterioso baule contenente materiale eterogeneo proveniente dal guardaroba del soprano pratese Iva Pacetti, misteriosamente scomparso da decenni. Gli studi condotti dalla conservatrice del Museo, Daniela Degl’Innocenti, hanno permesso di riconoscere in due costumi e in due gioielli di scena quelli disegnati e realizzati dal costumista del Teatro alla Scala Luigi Sapelli (in arte Caramba) per la prima assoluta dell’opera e indossati da Rosa Raisa, il primo soprano della storia a interpretare il ruolo della “Principessa di gelo”.

I riscontri iconografici hanno reso la situazione ancora più chiara, denotando senza ombra di dubbio che non si trattasse di generici costumi di epoca Déco, ma di quelli della prima scaligera della Turandot, dati per irrimediabilmente persi ormai da tempo. Nasce così l’idea di creare una mostra che ricostruisca le vicende che hanno portato alla progettazione di questi costumi, nel quadro della genesi dell’opera e del sodalizio artistico che prese corpo tra Giacomo Puccini e l’artista e amico Galileo Chini e del successivo coinvolgimento del costumista del Teatro alla Scala Caramba. Collaborazione che scaturisce dalla precisa volontà del compositore di affidare l’ambientazione orientale dell’opera a un artista che conoscesse davvero l’Oriente, avendolo sperimentato e vissuto veramente da vicino: Galileo Chini, infatti, stette in Siam (attuale Thailandia) per ben tre anni, dal 1911 al 1913, per lavorare alla decorazione del Palazzo del Trono del Re Rama VI. Dal suo soggiorno, Chini tornò profondamente affascinato e con un bagaglio di centinaia di manufatti artistici di stile e produzione cinese, giapponese, siamese che influenzarono la sua produzione artistica anche dopo la permanenza in Siam e, all’interno di essa, successivamente, la genesi figurativa delle scenografie per l’opera Turandot.


Ditta Corbella, Milano, Corona di Turandot [atto II].
Prato, Museo del Tessuto, inv. nn. 18.03.01, 18.03.02abc

Il percorso espositivo della mostra, che si estende su uno spazio di circa 1.000 metri quadri, si apre nella Sala dei Tessuti Antichi con una selezione di circa 120 oggetti della collezione Chini, proveniente dal Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze. La collezione Chini venne donata dal Maestro al Museo nel 1950 e vi rimase esposta fino agli anni Settanta; in seguito, solo alcuni degli oggetti conservati sono stati resi disponibili agli occhi del pubblico.

Questa mostra si propone come l’occasione ideale per valorizzare una delle collezioni più preziose e interessanti del Sistema Museale dell’Ateneo fiorentino. Il visitatore potrà ammirare tessuti, costumi e maschere teatrali, porcellane, strumenti musicali, sculture, armi e manufatti d’uso di produzione thailandese e cinese, – suddivisi per ambiti tipologici all’interno di grandi teche espositive – che sono stati continua fonte di ispirazione per l’Artista e sono diventati soggetti di suoi numerosi dipinti. L’allestimento di questa sala crea continui rimandi tra il manufatto e il dipinto, permettendo agli spettatori di immergersi totalmente nell’atmosfera dell’Oriente, sentendosi per un attimo correlati alle sensazioni vissute dal pittore toscano.

L’esposizione prosegue al piano superiore con una sezione dedicata alle scenografie per la Turandot e al forte influsso che l’esperienza in Siam ebbe nell’evoluzione del percorso creativo e stilistico di Chini. Accanto a opere provenienti da collezioni private, a reperti inediti e curiosi, si presenta la tela raffigurante La fede, parte del trittico La casa di Gothamo, di proprietà della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Invece, la grande tela raffigurante la Festa dell’ultimo dell’anno a Bangkok, anch’essa appartenente alla Galleria, è oggetto di un’installazione multimediale che dialoga con una bellissima testa di dragone della Collezione Chini. In questa sala sono esposti anche gli straordinari cinque bozzetti finali delle scenografie della Turandot provenienti dall’Archivio Storico Ricordi di Milano e altre due versioni di proprietà privata.

Galileo Chini. L’esterno del Palazzo Imperiale.
Bozzetto per scenografia della Turandot. Atto III scena II (quarta versione, definitiva)
1926 Milano, Archivio Storico Ricordi, ICON000208

La terza e ultima sala mette finalmente in mostra, dopo decenni di oblio, gli straordinari costumi della protagonista dell’opera, corredati dalla meravigliosa corona realizzata dalla ditta Corbella di Milano, nonché dalla parrucca e dallo spillone originali, anch’essi provenienti dal misterioso baule di Iva Pacetti.

Rinvenuti in pessimo stato conservativo, i due costumi e i gioielli di scena sono stati sottoposti a importanti e complessi interventi di conservazione e restauro. I costumi sono stati restaurati dal Consorzio Tela di Penelope di Prato, mentre i gioielli sono stati affidati alle cure di Elena Della Schiava, Tommaso Pestelli e Filippo Tattini che li hanno riportati a nuovo splendore.

Il restauro è stato reso possibile grazie a un poderoso sforzo corale, che ha visto da un lato il cofinanziamento della Regione Toscana, dall’altro l’organizzazione da parte del Museo del Tessuto di un’impegnativa campagna di crowdfunding denominata “Il Costume Ritrovato”, alla quale hanno contribuito quasi 170 privati provenienti da otto Paesi diversi, aziende e associazioni del territorio.

Accanto alle opere di proprietà del Museo, sono esposti 30 costumi straordinari provenienti dall’archivio della Sartoria Devalle di Torino, comprendenti i ruoli primari e comprimari – l’Imperatore, Calaf, Ping, Pong e Pang, il Mandarino – e i secondari – i Sacerdoti, le Ancelle, le Guardie, i personaggi del Popolo. Si tratta dei costumi originali realizzati per la stessa edizione dell’opera, anch’essi inizialmente scomparsi, ma poi rocambolescamente ricomparsi a metà degli anni Settanta ed entrati a far parte definitivamente di questo meraviglioso archivio storico privato. In mostra anche alcuni bozzetti originali e pochoir dei costumi dell’opera del celebre illustratore Filippo Brunelleschi, artista inizialmente designato da Puccini, il manifesto originale della prima dell’opera e la riduzione per canto e piano editi da Casa Ricordi e illustrati con la celebre immagine di Turandot realizzata da Leopoldo Metlicovitz, a oggi una delle immagini più iconiche del melodramma italiano.

A Iva Pacetti, protagonista silenziosa della mostra, il Museo ha dedicato una sezione espositiva multimediale a conclusione del percorso. Inoltre, l’esposizione è accompagnata da un catalogo di 240 pagine, con 160 illustrazioni, edito in italiano e inglese da Silvana Editoriale.

Luigi Sapelli (in arte Caramba). Costume di Turandot [atto I].
Prato, Museo del Tessuto inv. n. 18.03.38

Parallelamente alla mostra, il Museo del Tessuto sta organizzando una serie di itinerari chiniani e pucciniani che collegheranno l’esposizione di Prato con altri luoghi toscani. Il visitatore potrà inoltre usufruire di una scontistica integrata sul biglietto di ingresso con la Fondazione Puccini di Lucca e il Museo di Antropologia ed Etnologia di Firenze, che in occasione della mostra pratese organizzerà una propria esposizione per valorizzare altri tesori appartenenti alla Collezione Chini.

Grande entusiasmo da parte di Francesco Nicola Marini, Presidente della Fondazione Museo del Tessuto di Prato, che ha così dichiarato: “Con questa mostra il Museo del Tessuto restituisce le opere ritrovate alla pubblica fruizione, in un percorso di ampio respiro che ripercorre la genesi artistica e l’ambientazione orientale della Turandot e offre al visitatore un’esperienza culturale inedita e multidisciplinare”. Anche Marco Benvenuti, Presidente del Sistema Museale di Ateneo, presso l’Università degli Studi di Firenze, esprime la propria soddisfazione: “Questa iniziativa congiunta del Sistema Museale di Ateneo di Firenze e del Museo del Tessuto di Prato consente finalmente di far conoscere meglio al pubblico Galileo Chini. Auspico che questo evento possa segnare l’inizio di una ancor più ampia e profonda collaborazione tra i due Enti organizzatori.”

Un appuntamento da non perdere, una mostra studiata accuratamente e sapientemente grazie a egregie collaborazioni, un’iniziativa in cui il Museo del Tessuto di Prato crede particolarmente, che si propone come un simbolo di rinascita in un momento storico particolarmente difficile anche per la cultura. Un’immersione nell’arte, nella storia e nella bellezza a partire dal 22 maggio. Per ulteriori informazioni, consultare il sito ufficiale www.museodeltessuto.it

Alessandra Chianese

Nata e vissuta in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Giornalista, fin da piccola mostra un costante interesse per l’attualità e la politica, determinanti nella sua scelta di vita professionale. Amante delle lingue, adora viaggiare, scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.