The dreams of a story. Il padiglione della Costa d’Avorio alla 59ª Biennale d'Arte di Venezia

The dreams of a story. Il padiglione della Costa d’Avorio alla 59ª Biennale d’Arte di Venezia

Scritto da Marta Covre on . Postato in Appuntamenti, Cultura

Sei artisti diversi tra loro espongono le loro opere, realizzate con i mezzi più diversi, in un padiglione affascinante in cui il tema del sogno si materializza nelle più svariate forme e con i più svariati significati. Aspirazioni femministe, ritratti astratti, ma anche elementi del folklore ivoriano e della cultura tradizionale.

Laetitia Ky

Venezia, Italia.
Off the beaten track dicono gli anglofoni per indicare un percorso poco battuto. Quando si tratta dell’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale, la mente va subito ai padiglioni nazionali ai Giardini di Sant’Elena e agli ampi spazi dell’Arsenale. Tuttavia, fuori da queste aree la Biennale si appropria di altri spazi espositivi in cui fa fiorire sedi nazionali ed eventi collaterali. È questo il caso del Padiglione della Côte d’Ivoire, che occupa il Magazzino del Sale 3 in Fondamenta delle Zattere.

Un padiglione vibrante, allegro, ricco, in cui gli artisti ivoriani hanno saputo riversare la loro creatività sfruttando tutte le forme artistiche a loro disposizione: pittura, scultura, assemblage, arti visive nell’accezione più ampia. Una commistione di generi artistici che vuole evidenziare il ruolo fondamentale della cultura e dell’arte contemporanea africana. The dreams of a story è il titolo scelto per il padiglione, e proprio il sogno è il filo rosso che lega queste creazioni, la fonte di ispirazione da cui gli artisti traggono immagini, miti, echi di racconti e fatti vissuti che possono interpretare, trasformare, fondere attingendo anche a tradizioni e innovazioni, memorie e speranze. L’arte è dunque un’intersezione tra sogno e storia.

Gli artisti

Aboudia (1983) è un artista che realizza dipinti di grandi dimensioni con tecniche e materiali diversi, prendendo ispirazione dall’estetica dei graffiti e dei lavori a intaglio tradizionali. Le sue opere, in cui volti si sovrappongono a ritagli di giornale e fotografie, hanno toni taglienti e una forza profonda con cui descrive scene di strada e vita urbana. In esse si avvertono gli strascichi dei periodi più turbolenti della storia recente, che hanno lasciato una società africana lacerata a cui però i giovani possono fornire nuova linfa vitale.

Armand Boua (1978) affronta il tema della condizione umana, con i suoi slanci e le sue tragedie, come reazione alla disumanità del mondo. Protagonisti delle opere sono i bambini dimenticati, le scene di strada che li coinvolgono e gli intrecci sociali che ne scaturiscono. La migrazione urbana verso città come Abidjan, dove l’artista lavora, arricchisce e complica in egual modo la situazione sociale. Questo fornisce spunti di riflessione che si tramutano anche nella mancanza di una forma definita dei corpi che rappresenta.

Frédéric Bruly Bouabré (1923-2014) è uno dei padri fondatori dell’arte contemporanea ivoriana. Per tutta la vita si è dedicato alla ricerca filosofica sulla condizione dell’Africa e sul significato della vita, arrivando persino a elaborare un nuovo alfabeto di 448 pittogrammi monosillabici per facilitare il dialogo tra culture. Le sue creazioni presenti a Venezia comprendono 160 cartoncini in cui, con penna a sfera e matite colorate, ha rappresentato le bandiere di altrettanti Paesi.

Aron Demetz (1972) è uno scultore italiano, originario di Vipiteno, che da sempre rivolge la propria attenzione alle forme scultoree extra-europee, specialmente a quelle africane. La sua rappresentazione del mondo si sviluppa attraverso la realizzazione di creature immaginarie e forme misteriose con i materiali più vari.

Laetitia Ky (1996) crea sculture incredibili con i propri capelli. Attivista contro ogni discriminazione e femminista, l’artista cerca di sensibilizzare il pubblico su questioni importanti quanto attuali come razza, genere e giustizia sociale grazie alle forme che realizza con la sua capigliatura afro. I suoi ideali sono accompagnati da elementi del folklore ivoriano, nonché da un evidentissimo orgoglio per le proprie radici e la propria cultura. A Venezia sono presenti otto fotografie di alcuni dei suoi lavori più significativi e impressionanti.

Yeanzi (1988) è un artista capace di rielaborare la storia e la cronaca recenti della Costa d’Avorio per creare ritratti complessi, che travalicano l’arte figurativa per sfiorare l’astrattismo. Facendo ricorso all’uso di materiali non convenzionali, ad esempio la plastica dei rifiuti trovati per strada che fonde e usa nelle sue tele, Yeanzi riesce a sottolineare la bellezza individuale dell’individuo e allo stesso tempo a sollevare il problema delle montagne di rifiuti che soffocano la società contemporanea.
Photo Marta Covre

Info

The dreams of a story
Padiglione nazionale della Côte d’Ivoire
Commissario: Henri Koffissé N’koumo
Curatori: Alessandro Romanini e Massimo Scaringella
Magazzino del Sale 3 – Dorsoduro 264
23 aprile – 27 novembre 2022
Ingresso gratuito
www.labiennale.org/it/arte/2022/costa-davorio
Con l’Alto Patrocinio della Première Dame della Côte d’Ivoire

Marta Covre

Trevigiana doc dal 1990, laureata in turismo, ora lavora a Venezia. Affascinata dalle lingue e culture del mondo, si cimenta da autodidatta negli idiomi che la attraggono – gaelico di Scozia in testa – mentre raccoglie il coraggio per affrontare il sanscrito. Da sempre appassionata di Storia, all’università ha iniziato ad approfondire la Grande Guerra partecipando a un progetto di ricerca, per poi entrare nel mondo del lavoro facendo diverse esperienze in ambito culturale. Sognatrice accanita, lettrice onnivora, ascoltatrice compulsiva di musica, è alla perenne ricerca di stimoli, nonché del suo personale Santo Graal. La sua giornata ideale comprende la ricerca di informazioni sulla prossima meta, la costruzione di itinerari, lo studio, magari pratico, della cucina locale, e infine il sogno a occhi aperti del momento di partire.