Tenuta Colombara, oltre cinque secoli di storia, nel magico panorama delle risaie TENUTA COLOMBARA, OLTRE CINQUE SECOLI DI STORIA, NEL MAGICO PANORAMA DELLE RISAIE

Tenuta Colombara, oltre cinque secoli di storia, nel magico panorama delle risaie

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in Itinerari, Weekend

Luogo di produzione del riso Acquerello, eccellenza italiana, ma anche anche luogo di bellezza che è stato d’ispirazione per numerosi film neorealisti e set di servizi fotografici di Berengo Gardin e servizi di moda di Ungaro, Trussardi e Fiorucci.

Livorno Ferraris (Vercelli). Italia.
Oltre il cancello che si raggiunge percorrendo un elegante viale alberato, tra i torrioni della storica tenuta Colombara, si dischiude un mondo suggestivo in cui storia, natura e cultura del riso si incontrano, in un paesaggio che pare incantato.

Accompagnati dal mirabolante narratore Mario si visita l’imponente cascina della famiglia Rondolino, tra specchi d’acqua e antichi granai, alla scoperta della produzione del riso ma anche del museo che è un conservatorio della storia, come ama definirlo il suo curatore. 

Il viaggio inizia nell’antica stalla, lunga 168 metri, perfettamente conservata e dai suggestivi riflessi azzurri sulle pareti di mattoni, dati dalla miscela di calce e solfato di rame utilizzata nell’800 come rimedio per allontanare le zanzare. Qui Mario racconta che nell’antichità questa zona era tutta foresta planiziale, dalle montagne fino al Po: per mangiare si coltivavano segale, farro e miglio che si consumavano sul momento, non si poteva conservare nulla.

Furono i monaci benedettini, che avevano 3000 abazie in tutta Europa, ad arrivare da queste parti intorno all’anno 1000 d.C. e incominciare ad allevare ovini e bovini: erano cistercensi e facevano gli agrimensori e gli alchimisti, vestivano di bianco come gli animali che allevavano. Anticamente questo territorio era paludoso: i celti che erano giunti qui dal Nord Europa adoravano il dio Isanata che significa “acqua che corre”, detto anche Dio Apollinare. I monaci organizzarono le “grange”, dal latino “granaio”. Con l’estensione su tutta la provincia della coltivazione del riso nacque così la tipica “terra d’acqua”.

Nel corso del 1400 inizia a svilupparsi diffusamente la coltivazione del riso in il Piemonte e Lombardia, le regioni più ricche d’acqua (ancora oggi si ottiene qui il 90% dell’intera produzione nazionale). In questo periodo gli Sforza, signori di Milano, incentivano la coltivazione del riso con la bonifica delle aree paludose. Il primo documento certo è proprio degli Sforza, datato 1475. Sviluppano l’irrigazione per sommersione e, con la consulenza di Leonardo Da Vinci, nel 1496, danno impulso alla costruzione dei grandi canali, utilizzati come navigli per il trasporto ma anche per l’irrigazione.

Mario prosegue nella narrazione: Nel 1590 presero possesso della tenuta i Marchesi di Pianezza, che per prima cosa posero una croce e una tettoia per gli animali; poi, 300 metri più avanti rispetto alla tenuta, fecero costruire il cosiddetto “torrone” della Colombara, due alte torri che a mo’ di guerrieri proteggevano la proprietà dal brigantaggio. Iniziò allora la vera e propria fabbrica del riso, tramandata attraverso le generazioni fino agli attuali tre fratelli Rondolino che con diverse mansioni curano la produzione del riso Acquerello. Il nome lo hanno scelto loro perché l’acqua è la vita del riso e il controllo del suo livello è il lavoro più importante per lo sviluppo della pianta. E poi ricorda i grandi artisti della pittura italiana, Donatello, Raffaello.

Nel 1800 si completò lo sviluppo della risicoltura con l’arrivo di nuove varietà dalla Cina, merito, nel 1839, di un missionario, Padre Calleri, e del pieno utilizzo dell’acqua che, con lo scioglimento della neve nella stagione calda, scende dalle Alpi in abbondanza. Questo grazie alla costruzione di numerosi canali, di cui il più grande è il canale Cavour (90 mc.di acqua al secondo di portata) attivato nel 1866, cosa che consentì, nel 1875, di raggiungere la massima superficie coltivata a riso in Italia, pari a circa 230.000 ettari, analoga a quella odierna.

La visita si conclude nell’attuale riseria che è un interessantissimo mix tra eccellenze del passato, innovazione e tecnologia. Il riso prodotto qui è un eccellente qualità di riso Carnaroli ma con una lavorazione che lo rende unico al mondo: è infatti conservato in silos refrigerati per un periodo molto più lungo del normale, fino a sette anni (risultato di un lunghissimo lavoro di ricerca sugli antichi metodi di conservazione del riso in Asia, e in collaborazione con l’Università di Pollenzo), in questo modo l’amido perfeziona le sue caratteristiche e il riso tiene meglio in cottura e assorbe meglio i condimenti; poi è lavorato con un metodo rivoluzionario, inventato nel 1884 e mai più modificato, che sbianca i chicchi in modo delicato e li lascia tutti perfettamente integri; infine, ed è la caratteristica nutrizionale più importante, questo riso è l’unico riso bianco ricco come il riso integrale, infatti, con il procedimento brevettato da Piero Rondolino tanti anni fa, ogni chicco recupera la propria gemma, la parte cioè che si trova nella punta e che contiene le sostanze più preziose, ovvero vitamine e sali minerali, che normalmente mancano nel riso bianco.

Il riso Acquerello è venduto in 60 paesi ed è preferito da noti chef internazionali, ma non si capirebbe appieno il valore storico di questa eccellenza italiana senza attraversare gli ambienti ricostruiti dal signor Mario, che ha abitato alla Colombara. Questa era una vera e propria comunità: c’erano la chiesa, la scuola, l’emporio, le abitazioni dei contadini. Ho ricostruito le cucine e le camere da letto come erano tra la Prima e la Seconda Guerra e poi dopo la Seconda Guerra Mondiale: i bambini delle scolaresche che vengono in visita rimangono a bocca aperta di fronte agli utensili di una volta; la scuola, attiva fino agli anni Settanta, e l’ambiente in fondo alla stalla, in cui ci si riuniva la sera per cucire e chiacchierare, al tepore degli animali. Qui si facevano anche il burro e il formaggio fresco. Ho radunato in questo ambiente tutti i macchinari e gli attrezzi di un tempo.  

Ma il fiore all’occhiello di tutto il museo è il dormitorio delle mondine. Ricchissimo di dettagli dell’epoca, lo stanzone è una perfetta riproposizione di brande, vestiti, riviste, accessori, giochi, dischi, persino biancheria intima di quelle ragazze che da tutta Italia venivano qui a raccogliere il riso e grazie alle quali furono riconosciuti per la prima volta nel Novecento i diritti dei lavoratori. Ci spiega ancora Mario: Le mondine fecero la storia: con il loro sciopero di 40 giorni nel 1912 ottennero il primo vero contratto scritto di otto ore di lavoro. Le loro condizioni prima erano quasi insostenibili: turni di lavoro dalle sei del mattino alle sei di sera con i piedi nell’acqua fino alle ginocchia, tra erbe infestanti, insetti e sanguisughe, esposte al rischio di contrarre la malaria e altre malattie. Erano ragazze molto giovani, alcune di soli 13 anni, e nonostante la durezza del lavoro, o forse proprio per quella, lavorando cantavano e facevano innamorare i giovanotti della zona.

Un interessantissimo viaggio attraverso il tempo e la storia di un’eccellenza made in Italy.

INFO

Telefono: (+39) 0161477832
e-mail: info@acquerello.it

Foto dall’alto: courtesy by tenuta Colombara, Elena Borravicchio, tenuta Colombara, Elena Borravicchio, tenuta Colombara, Elena Borraviccio (2).

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.