IL TARTUFO, DALLA RICERCA ALLA TAVOLA

Scritto da Beatrice Caldovino on . Postato in Appuntamenti, Food&Drink, Spazi & Natura

Record storico alla XVII edizione dell’Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba: ben 450mila euro per la celeberrima prelibatezza, emblema della passione che coinvolge da generazioni i tartufai e i loro fedeli amici a quattro zampe

Alba, Italia.
tartufo-bianco-350Quest’anno la famosa Asta Mondiale del Tartufo Bianco d’Alba ha raggiunto il record storico: battuti lotti per 450mila euro! Mai finora la competizione, che si svolge nel castello di Grinzane Cavour, quest’anno in contemporanea con la platea di Philadelphia e, in differita, con Hong Kong, aveva ricavato un simile importo da devolvere in beneficenza. Il lotto di punta, conteso tra Alba e Philadelphia, è stato conquistato dallo chef cinese Zhenxiang Dong per l’iperbolica cifra di 100.500 euro.
La somma verrà ripartita tra Stati Uniti, alle associazioni filantropiche della N.I.A.F., Hong Kong, all’associazione Mother’s Choice in aiuto ai bambini e mamme in difficoltà, e Italia, alla Fondazione Nuovo Ospedale Alba Bra Onlus e alle popolazioni terremotate del Centro Italia, in particolare Norcia, capitale del tartufo nero.

LA RICERCA: DA SEMPRE PASSIONE E COMPLICITA’
La ricerca del tartufo, oltre a essere una vera e propria passione, adatta solamente a chi ama e rispetta la natura, è un’attività che viene tramandata di generazione in generazione. I tartufai custodiscono gelosamente gli antichi segreti del mestiere, che condividono solamente con il proprio amico a quattro zampe.
Questa sorta di rituale richiede costanza, tecnica e un buon senso dell’orientamento perché, oltre all’indispensabile contributo del segugio e alla luce di una minuscola torcia, c’è solamente il tenue bagliore della luna a fare compagnia, durante le lunghe e non sempre fruttuose notti autunnali, al trifulau solitario. Per diventare tartufai, infatti, non serve solamente avere il patentino, un buon cane e l’amore per la natura, ma fondamentale è sapere dove si trovano le tartufaie, o pasture, un segreto che non viene svelato neanche alla propria moglie o all’amico più intimo. Infatti, non esiste rapporto di fiducia e complicità più stretto di quello tra il trifulau e il proprio fedele tabui.
L’addestramento comincia quando il cane è ancora un cucciolo di pochi mesi e le razze predilette sono solitamente quelle da caccia, come bracchi, pointer, cocker, spinon, breton, griffoni e il lagotto, l’unica razza riconosciuta ufficialmente come specializzata nella ricerca del tartufo.
Per quanto il valore intrinseco del cane sia molto elevato (un buon segugio può raggiungere anche i duecentomila euro) è una cifra irrisoria considerando che nella sua vita, in media 15 anni, può trovare veri e propri tesori con trifole che possono raggiungere anche un chilo. Tuttavia nessun trifulau si lascia condizionare da una cifra del genere: vedere l’elettricità e l’eccitazione che trasmette il suo migliore amico Fido quando percepisce l’odore del prezioso Tuber Magnatum Pico, non ha prezzo!

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INCANTATORE DELLA VISTA, DEL TATTO, DELL’OLFATTO… E DEL PALATO
La massima soddisfazione per un trifulau è, naturalmente, portare a casa un bel bottino. Sembrerebbe scontato dire che un buon lavoro non si quantifica in base al numero o al peso dei tartufi raccolti, ma dipende dalla qualità basata sull’aspetto esteriore, sulla consistenza e sul profumo.
Un buon tartufo, infatti, deve essere bello esteticamente, tondeggiante e integro. Al tatto deve presentarsi con una particolare consistenza: deve essere turgido e compatto, non duro ma neanche eccessivamente elastico. È proprio questo mix di emozioni visive, tattili e olfattive che ne ha determinato l’assoluto successo culinario.
Bastano una decina di grammi di tartufo per impreziosire ogni piatto con il suo gusto persistente e l’odore inebriante. L’ingrediente segreto è proprio la sua versatilità, che conferisce valore a ogni piatto senza che esso sia stato creato apposta per il tartufo. L’essenziale per esaltarne il profumo intenso e il sapore travolgente è consumarlo, crudo e lamellato, su piatti non elaborati, come per esempio sui tagliolini in bianco o sulla fonduta, oppure sulla carne cruda battuta al coltello o sull’uovo fritto. Non c’è che dire, la semplicità è il miglior accompagnamento per il re della tavola, sua maestà il Tartufo Bianco d’Alba… A patto che non manchi un buon bicchiere di Barolo o Barbaresco.

Per maggiori informazioni sul territorio delle Langhe e sulla ricerca del Tartufo Bianco d’Alba consultare il sito del Consorzio Turistico langhe Monferrato Roero o l’Associazione Trifulau Colline di Langa.

Beatrice Caldovino
beatrice@agendaviaggi.com

Beatrice Caldovino

Beatrice Caldovino

Nata a Frascati, deliziosa cittadina dei Castelli Romani dove è inevitabile lasciarsi incantare dalla cultura, dall’arte e dalla buona cucina. Ama viaggiare alla scoperta di cose sempre nuove, da raccontare con le parole e con le immagini. E’ felicemente sposata e impegnata nel volontariato (ma le due cose non sono collegate). Adora andare per mercatini dell’antiquariato con la speranza, spesso vana, di scovare qualche tesoro nascosto. L’unica cosa di cui si sorprende è di potersi ancora sorprendere.