ROMA E ISTANBUL SI INCONTRANO GRAZIE AGLI SCATTI DEL FOTOGRAFO TURCO ARA GÜLER

ROMA E ISTANBUL SI INCONTRANO GRAZIE AGLI SCATTI DEL FOTOGRAFO TURCO ARA GÜLER

Scritto da Chiara Curia on . Postato in Appuntamenti, Cultura

Beyoğlu-1958. Foto piccola in alto karaköy 1956

Il Museo di Roma in Trastevere accoglie, fino al 20 settembre 2020, gli scatti di Ara Güler, considerato uno dei fotografi turchi più importanti a livello internazionale, in una esposizione monografica intima e personale per raccontare Istanbul e i suoi ospiti.


Roma, Italia.
Roma e Istanbul: due città simbolo della storia che hanno caratterizzato il continente europeo, avvolte in un fascino impalpabile che ne ha alimentato, nei secoli, il mito. Città iconiche, caratterizzate entrambe da cupole che emergono leggere fra i palazzi, dal rumore incessante dell’acqua, da vicoli stretti che racchiudono piccole meraviglie e da sguardi innamorati di artisti, registi, fotografi che per loro hanno perso il sonno, crogiolandosi d’amore. In questo dialogo d’amore senza tempo, Ara Güler occupa un ruolo di rilievo, con una produzione fotografica di oltre due milioni di foto, molte delle quali ritraggono Istanbul.

Haliç 1955


A due anni dalla sua morte, gli scatti del fotografo di origini armene approdano a Roma al Museo di Roma in Trastevere, continuando il viaggio partito da Londra e che ha toccato Parigi, Kyoto, New York e che proseguirà verso Mogadiscio. Roma e Istanbul riprendono a dialogare grazie agli scatti in bianco e nero di Güler, il quale ci racconta di una Istanbul privata, quasi segreta, maestosa eppure dominata dall’imponenza del Bosforo o dalle tormente di neve, privata e sognante, a tratti perduta ed eterna.


Il racconto instancabile di Istanbul che arriva fino ai giorni nostri grazie alle fotografie di Güler inizia negli anni ’50, periodo cruciale per l’artista, il quale viene reclutato da Henri Cartier-Bresson per l’Agenzia Magnum che inizierà a distribuire i suoi scatti a livello internazionale. È il racconto di una città quasi scomparsa, che diventa senza tempo grazie all’uso sapiente di Güler della pellicola. Le immagini ritratte sembrano non subire il peso della staticità, ma l’equilibrio fotografico realizzato rende i vicoli, le strade solcate dai tram, le cupole di Santa Sofia e le barche sul Bosforo dinamiche, senza tempo.

Eski-Galata-Köprüsü-1957


“Da lontano si sentono il brusio della città, qualche fischio di vaporetto e suoni di clacson attutiti. Questo è il suono di Istanbul, è il suono di una magia misteriosa, che vi attira a sé e vi avvolge. Se vivete in questa città, sentirete sempre questi suoni, perché insieme sono la voce della nostra città”: le parole di Güler accompagnano il visitatore lungo il percorso espositivo e la sua voce narrante si percepisce mentre lo sguardo si perde fra i riflessi della luce sulle acque del Bosforo, nei movimenti lenti dei barcaioli del quartiere Eminönü, negli occhi languidi dei bambini che giocano per strada.

Kandilli-1965


Ara Güler era uno spirito poliedrico, che si è lasciato ispirare da ogni forma d’arte, alimentando così la sua creatività e il suo estro fotografico: il cinema ha da sempre influenzato la sua personalità durante gli studi liceali, ha lavorato in diversi studi di posa impegnati in tutti i settori di cinema. Nel corso della sua carriera, Güler si dedicherà a numerosi ritratti di artisti, attori, registi e personalità di spicco della cultura internazionale, raccolti in parte nell’esposizione romana. L’obiettivo di Güler si è posato sullo sguardo intenso di Sophia Loren, l’espressione assorta di Federico Fellini, ha sorpreso Henri Cartier- Bresson con una tazzina in mano e Papa Paolo VI in un momento di preghiera.


Il Museo di Roma in Trastevere rende ancora più peculiare l’esposizione monografica dedicata a Güler: dal silenzioso chiostro dell’ex convento delle Carmelitane Scalze arrivano attutiti i rumori e i suoni di uno dei quartieri più caratteristici di Roma, la cui anima pulsante ha spesso connotato quell’immagine di Roma oggi così conosciuta all’estero. Eppure, appena si abbandonano le piazze e le vie più note di Trastevere per percorrere strade meno conosciute, la quotidianità di Trastevere si specchia, meravigliosa, fra i sampietrini, le finestre socchiuse, le vetrine impolverate di qualche piccola bottega ancora aperta. Come per Istanbul, Roma si rivela nella sua peculiare e stupefacente quotidianità nei suoi vicoli e piazze nascoste, quegli stessi luoghi che Güler ha rincorso e raccontato per tutta la sua vita.

Info: Museo di Roma in Trastevere

Chiara Curia

Chiara Curia

“Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”: nata in Calabria e cresciuta a Milano nei primi anni di vita, sono ritornata sullo Jonio abbastanza in fretta da sentire il legame ancestrale con il mare, con lo scirocco e con il viaggio nelle vene. Mi sono trasferita a Roma appena maggiorenne per studiare Giurisprudenza (e non ci si può aspettare niente di diverso da chi è nato qualche giorno dopo che iniziasse Mani Pulite), ho lasciato un pezzo di cuore a Valencia dove ho vissuto un anno, innamorandomi dello spagnolo come fosse la mia lingua madre. Lavoro sui fondi europei, che mi permettono di viaggiare spesso, leggo più libri contemporaneamente, adoro farmi fotografare dal mio compagno, torno al mare tutte le volte che posso. Marquez mi ha insegnato ad amare, Camilleri a sentire i legami con la mia terra, Calvino a salire su un albero e non mettere più i piedi a terra, impegnata come sono a sognare.