Quando si parla di mobilità elettrica l’autonomia è uno dei temi più caldi e dibattuti. La situazione in questo ambito è molto dinamica e in continua evoluzione, ma una domanda resta centrale: cosa determina, realmente, quanti chilometri si possono percorrere con una singola ricarica? La risposta va oltre il semplice dato dichiarato dal costruttore e dipende da molteplici fattori. Vediamo quali sono.
Milano, Italia.
Il ciclo WLTP: il punto di partenza
Comprendere l’autonomia delle auto elettriche richiede innanzitutto di analizzare come viene misurata. L’autonomia dichiarata dai costruttori si basa sul ciclo WLTP (Worldwide Harmonised Light Vehicles Test Procedure): una procedura standardizzata che simula 30 minuti di guida su un percorso di circa 23 chilometri, con varie condizioni.
Il WLTP rappresenta un parametro utile per confrontare modelli diversi, ma non ricalca fedelmente ciò che accade nella guida quotidiana. Nella realtà, infatti, l’autonomia effettiva dipende da un insieme complesso di variabili che possono impattare significativamente sulla percorrenza dichiarata.

La temperatura, il nemico invisibile dell’autonomia
La temperatura esterna costituisce uno dei fattori che incidono di più sulle prestazioni delle batterie agli ioni di litio e il clima freddo rappresenta il principale elemento di riduzione dell’autonomia. In generale, i veicoli dotati di pompa di calore conservano maggiormente la propria autonomia normale rispetto a quelli privi di questa tecnologia.
La perdita di efficienza deriva dal fatto che le reazioni chimiche all’interno delle celle rallentano con il freddo, riducendo l’energia disponibile; contestualmente, l’utilizzo del riscaldamento dell’abitacolo sottrae ulteriore energia alla batteria. A differenza delle auto tradizionali, che riutilizzano il calore disperso dal motore, le elettriche devono attingere direttamente dall’accumulatore per climatizzare l’abitacolo.

Chi va piano va più lontano
Anche la velocità rappresenta uno dei fattori più impattanti sull’autonomia. Può sembrare scontato, ma per le auto elettriche questo parametro ha un effetto addirittura maggiore rispetto alle auto tradizionali (tra l’8 e il 12% di consumi in più ogni 10 km/h in autostrada).
Questo accade perché la resistenza dell’aria aumenta in modo esponenziale con la velocità: più si va veloci, più energia serve per vincere la resistenza aerodinamica. Ne consegue che viaggiare a velocità moderate e costanti rappresenta il metodo più efficace per massimizzare la percorrenza.
Stile di guida e frenata rigenerativa
L’efficienza nella guida elettrica richiede un approccio diverso rispetto alle auto tradizionali, poiché accelerazioni brusche e frenate frequenti consumano energia preziosa. Uno stile di guida fluido, che anticipa le decelerazioni e sfrutta al meglio la frenata rigenerativa, consente di risparmiare una buona quantità di energia.
Anche la rigenerazione ha un grande impatto sull’autonomia, poiché durante le frenate trasforma l’energia cinetica in elettricità che ricarica la batteria. Nelle auto più evolute questo sistema è così efficiente da permettere di guidare quasi esclusivamente con l’acceleratore (si rallenta semplicemente rilasciando il pedale).

Peso del carico, pressione degli pneumatici e altre accortezze
Altri due fattori che determinano i consumi sono il peso trasportato e la pressione degli pneumatici. Ogni chilogrammo in più richiede energia supplementare per essere spostato, mentre gli pneumatici sgonfi aumentano la resistenza. Importante è anche il precondizionamento dell’abitacolo mentre l’auto è ancora collegata alla colonnina, per partire con la temperatura ideale senza attingere dalla batteria.
Infine, un’altra scelta lungimirante è pianificare i percorsi per evitare traffico intenso e salite eccessive, comprendendo anche soste comode e ricariche efficienti. Agenda Viaggi, ad esempio, ha già raccontato di itinerari elettrici lungo le Alpi e reti di ricarica turistiche: un ottimo esempio di dialogo tra e-mobility e turismo.
Photo courtesy of UnSplash




