POWER AND PRESTIGE: l’Oceania a Venezia

POWER AND PRESTIGE: l’Oceania a Venezia

Scritto da Marta Covre on . Postato in Appuntamenti, Cultura

Potere e prestigio sono le parole chiave per interpretare i reperti esposti nella prestigiosa mostra di oggetti cerimoniali dell’Oceania ora visitabile in Laguna. Un’occasione imperdibile per scoprire tradizioni e culture così lontane e ancora così misteriose.

Venezia, Italia.
Pensare all’Oceania in genere evoca il mare cristallino della Polinesia, il senso di esotismo della meta lontana, una vaga idea di infiniti arcipelaghi, forse l’Haka degli All Blacks sui campi di rugby. Ma oltre a questo c’è molto di più: culture ricche, sfaccettate, complesse e misteriose. Per quasi cinque mesi, dal 16 ottobre 2021 al 13 marzo 2022, un particolare aspetto culturale dell’Oceania sarà in mostra a Venezia, nella magnifica location di Palazzo Franchetti. Non un insieme confuso di oggetti, non una collezione stereotipata, ma un’esposizione molto precisa. “Power and Prestige. Simboli del comando in Oceania” è un’imperdibile occasione di scoprire ciò che i 126 bastoni cerimoniali, di comando, da combattimento esposti raccontano della cultura che li ha creati.

I reperti

Ogni pezzo è un esempio del migliore artigianato del continente australe, ma anche un simbolo misterioso. Le culture australi sono infatti ancora permeate di mistero agli occhi degli occidentali, al pari dei significati più profondi di usi e costumi precoloniali. La curiosità del curatore della mostra Steven Hooper (University of East Anglia) e dei promotori Inti Ligabue (presidente della Fondazione Giancarlo Ligabue) e Emmanuel Kasarhérou (presidente del Musée du quai Branly-Jacques Chirac di Parigi) è alla base della mostra: cosa sono questi bastoni? A cosa servono?

La risposta alla prima domanda è apparentemente semplice quanto affascinante: sono opere d’arte. Gli intagli, le decorazioni, i dettagli in conchiglia e pietra, i denti di squalo decorativi, la maestria della lavorazione le rendono espressioni artistiche. Per la seconda, invece, è più complesso. Tuttora non c’è una risposta definitiva: è ormai chiaro dalle ricerche che raramente si tratta di armi. Con simili forme, dimensioni e decorazioni mal si prestano a essere branditi in movimento. Sono invece spesso oggetti simbolici o rituali a cavallo tra potere, prestigio, divinità, diplomazia e coraggio. Questa esposizione è una prima assoluta, originale e unica nel suo genere: finalmente si supera la visione di stampo colonialista e si ammettono nuove interpretazioni.

La rete internazionale

Straordinaria la rete di musei e collezioni private coinvolte. Moltissimi musei hanno dato il loro contributo, spesso recuperando dai magazzini questi straordinari ma spesso sottovalutati reperti. Il National Museum of Scotland di Edimburgo, il Cambridge University Museum of Archaeology & Anthropology, il National Museums of World Cultures nei Paesi Bassi, il Musée des Beaux-Arts di Lille, la Congregazione dei Sacri cuori di Gesù e di Maria a Roma e il British Museum, che ha offerto ben 25 pezzi, sono alcuni dei maggiori prestatori. A questi poi si aggiunge il prestigioso Musée du quai Branly-Jacques Chirac, seconda sede della mostra da giugno 2022.

Palazzo Franchetti

A una delle estremità del ponte dell’Accademia, sul lato del sestiere San Marco, sorge l’imponente Palazzo Cavalli-Franchetti. La posizione panoramica sul Canal Grande, il bel giardino e l’imponente struttura dal vivace colore ocra ne fanno un punto di riferimento per i turisti. Un tempo prestigiosa dimora, oggi è un uno dei luoghi di cultura più attivi della città. All’interno si riconosce il tipico impianto del palazzo veneziano, con i due piani nobili caratterizzati da un grande salone centrale e sale minori ai lati. Lo scalone monumentale è riccamente e decorato con stucchi e affreschi. Imponenti i lampadari di vetro di Murano, che in questa occasione non sono però valorizzati, a causa di un allestimento che predilige la luce di faretti con cui dare risalto ai reperti.

Foto Marta Covre

Marta Covre

Trevigiana doc dal 1990, laureata in turismo, ora lavora a Venezia. Affascinata dalle lingue e culture del mondo, si cimenta da autodidatta negli idiomi che la attraggono – gaelico di Scozia in testa – mentre raccoglie il coraggio per affrontare il sanscrito. Da sempre appassionata di Storia, all’università ha iniziato ad approfondire la Grande Guerra partecipando a un progetto di ricerca, per poi entrare nel mondo del lavoro facendo diverse esperienze in ambito culturale. Sognatrice accanita, lettrice onnivora, ascoltatrice compulsiva di musica, è alla perenne ricerca di stimoli, nonché del suo personale Santo Graal. La sua giornata ideale comprende la ricerca di informazioni sulla prossima meta, la costruzione di itinerari, lo studio, magari pratico, della cucina locale, e infine il sogno a occhi aperti del momento di partire.