
“Ci sono molte piazze a Bassano, e poi c’è il Ponte. Un ponte che è un ponte, ma anche una piazza, la piazza centrale, il cuore che pompa il sangue di Bassano” – Barbara Guidi, Direttore scientifico Musei Civici di Bassano del Grappa.

Bassano del Grappa (VI), Italia.
Sabato 29 maggio ha aperto al pubblico la mostra “Palladio, Bassano e il Ponte. Invenzione, Storia, Mito” presso il Museo Civico della città vicentina. Questa esposizione, curata da Guido Beltramini, Barbara Guidi, Fabrizio Magani e Vincenzo Tiné, celebra la fine dell’importante intervento di restauro, durato ben sette anni, e anticipa l’inaugurazione ufficiale del ponte in autunno, alla presenza del presidente Mattarella.
Durante la presentazione alla stampa, Guido Beltramini, Direttore del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, ha sottolineato “la capacità del ponte di suscitare passione e il desiderio di ricostruirlo ogni volta” che è stato necessario, nonché “il desiderio di andare a fondo della conoscenza del ponte”, di studiare tutto quanto il ponte stesso rivela della sua storia. Simile riflessione quella del Soprintendente di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza Vincenzo Tiné, che ha ricordato la lunghezza e la complessità del restauro. Restauro che però ha permesso di scoprire cose nuove e inattese e di studiarle in profondità, restituendo informazioni inserite poi nel catalogo della mostra.

Le sezioni della mostra
L’esposizione, visitabile fino al 10 ottobre, è suddivisa in tre macro-sezioni, come suggerisce il titolo. L’“invenzione” offre uno spaccato delle fasi di studio e progettazione da parte dell’architetto Andrea Palladio tra il 1567 e il 1569. Progetti e modellini di ponti romani e di altri ponti palladiani (ad esempio il progetto scartato per Rialto) aiutano il visitatore a comprendere il lavoro dell’architetto, “archistar dell’epoca” secondo Guidi, a cui erano stati indicati parametri da rispettare e soprattutto il requisito principale: che fosse un ponte di legno e non di pietra.
La “storia” inquadra il contesto economico, sociale e culturale di Bassano nel Cinquecento e ripercorre le vicende successive, non ultime le varie distruzioni e ricostruzioni. È interessante notare che, in quasi 500 anni di storia, il ponte è rimasto quasi uguale. Gli architetti che si sono succeduti non lo hanno modificato tanto nella forma, quanto negli aspetti tecnologici che potevano migliorarne stabilità e solidità. Tuttavia, l’intervento di Bartolomeo Ferracina del 1751 fu aspramente criticato, come dimostra la lettera anonima esposta.
Infine, il “mito” è una sezione di stampo artistico, in cui quadri di autori come Canaletto, Guardi e Bellotto propongono fantasiose vedute di città e “capricci” architettonici basati proprio sulle opere di Palladio. Dipinti come questi hanno contribuito così a riaccendere l’interesse per l’architetto e a creare il mito del suo lavoro. A collegamento delle ultime due sezioni un documento di straordinario interesse: la prima immagine fotografica del ponte, un calotipo del 1853, accompagnato dalla trasposizione a stampa dell’immagine per aiutare il visitatore a identificare anche i dettagli.

Una riflessione contemporanea
Nell’ultima stanza della mostra il visitatore è invitato a riflettere sui significati più profondi legati ai ponti. In particolare, si è scelto di accostare Bassano del Grappa e Genova, due città molto diverse, due vicende molto diverse, ma un elemento in comune: un ponte simbolico. L’assessore all’Urbanistica e Progetti di riqualificazione di Genova Simonetta Cenci, ospite dell’inaugurazione, ha sottolineato come entrambi questi ponti – il ponte degli Alpini appena riaperto e il ponte San Giorgio appena costruito – riuniscano le rispettive città e ne incoraggino la rinascita.
Foto Marta Covre
Info: https://www.museibassano.it/mostra/palladio-bassano-ponte




