Artisti della residenza internazionale milanese presentano le loro opere frutto dell’ospitalità negli atelier
Milano, Italia.

Sopra, Clara Storti installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia.
Photo grande in alto, Roxy Ceron installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia.
Visioni in divenire
Con OMNIRICA Spazi desideranti” si apre il 25 marzo una nuova esposizione presso la residenza internazionale 2026 della Casa degli Artisti di Milano di corso Garibaldi. Questa esposizione terminerà il 2 aprile.
Saranno18 artisti che si avvicenderanno negli atelier nel corso dell’anno. Per la seconda volta la produzione artistica viene aperta al pubblico grazie al programma “Open House” .

Sofia Guzzo installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia.
Dialoghi interdisciplinari
Il programma, attivo da gennaio a dicembre 2026, sostiene artisti selezionati ospitandoli per un trimestre presso gli atelier per poi realizzare una mostra delle loro produzioni interdisciplinari di arte visiva, performativa e sonora. Si tratta di opere focalizzate su percezioni multisensoriali e spazi urbani alternativi con originali sperimentazioni e interpretazioni
Il titolo “Spazi desiderandi” indica già spazi caratterizzati da movimento, in fase di trasformazione, come una narrazione dinamica in divenire.

Cegobi (Matteo Bicego) installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia.
Tra rito e modernità
Partecipano a questa prima tornata Matteo Bicego, in arte Genobi, Roxy Ceron, El Gato Chimney, Sofia Guzzo, Julija Kesteluci, Sara Passerini e Clara Storti.
In quest’ottica si ammirano i coloratissimi dipinti di Genobi che, attraverso un studio dei Carnevali europei meno conosciuti riprende soggetti ancestrali in chiave nuova, come archetipi modernizzati.
Si scoprono poi gli effetti speciali dei “spazi liminali” di Roxi Ceron, ambienti-soglia mistici dove, tra luce e materia fluttuano figure sospese e simboliche che si muovono seguendo sonorità.

El Gato Chimney installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia.
El Gato Chimney può disporre di ampi spazi per sperimentare pitture a inchiostro fondate sulla tecnica gestuale della tradizione giapponese. Quasi eroi della grafica contemporanea. Prevalgono figure di animali simbolici e monocromatici in un intreccio dinamico e intricato di forme molto suggestivo.
Sofia Guzzo utilizza lastre trasparenti e immagini fotografiche di dettaglio per proporre messaggi positivi e profondi, fluenti, ma non veloci come quelli del web ai quali abitualmente soggiacciamo, bensì adatti alla meditazione.

Cegobi (Matteo Bicego) installation view, courtesy Casa degli Artisti, ph Angelo Iaia.
Julija Kasteluci occupa l’atelier intitolato a Hidetoshi Nagasawa, che nel 1966 partì in biciletta dal Giappone per giungere a Milano. Così Julia Kasteluci riempie lo spazio proprio con una bicicletta, accompagnata da una sorta di diario sonoro. Si tratta dalle melodie che lei stessa canta, che l’artista nipponico può aver ascoltato nel corso del suo lunghissimo viaggio da Oriente all’Europa.
Sara Passerini con immagini e video esplora il disorientamento dell’animale selvatico che si affaccia nell’urbanità, con rivelazioni e scoperte tra le specie.
Chiara Storti è autrice di un progetto tanto semplice quanto denso di significato, che si può riassumere nel concetto: “restituire il pubblico al pubblico”. La semplicità dell’allestimento ricorsa la valorizzazione delle azioni infantili, azioni spontanee non dettate da utilitarismo.



