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New York City. Diario di viaggio in cinque racconti. 2° racconto

In questo secondo capitolo del nostro itinerario nella Grande Mela la nostra tappa sarà Manhattan, la cellula pulsante della città, per assorbirne tutta l’energia.

New York City (NY), Stati Uniti.

2° Racconto

Suddivisa nei tre quartieri di Midtown, Uptown e Downtown, Manhattan, con i suoi svettanti grattacieli, rappresenta il distretto più importante di New York. Ogni giorno questa fucina del business è attraversata da più di tre milioni di persone. Ma Manhattan non è solo affari. Qui affiorano tantissimi scorci e palazzi di fama mondiale dal carattere intimo e inclusivo. Non ci resta che viverli.

COSA VEDERE A MANHATTAN
Times Square

E’ l’arena per eccellenza, il sito più visitato di Manhattan. Times Square è uno spazio aperto dove ognuno vuole si sente al centro del mondo. E’ la piazza dove tutti possono assistere allo spettacolo delle luci attraenti dei cartelloni, alla goliardia degli artisti di strada e all’energia dello show business. Che Capodanno sarebbe senza la ball drop, la discesa della scintillante sfera che scandisce a tutti i popoli il conto alla rovescia per un nuovo anno tutto da vivere.

Assolutamente riduttivo pensare che si tratti solo di una piazza. Times Square è un blend in eterna rigenerazione. Ogni giorno ospita centinaia di culture. Curiosi in cerca di selfie, street artists che trasformano la strada in un palcoscenico, attori che calpestano i 40 teatri di Broadway che circondano la zona. Qui gli edifici sono rivestiti da cartelli pubblicitari giganti e ipnotici pannelli televisivi. La testimonianza di come una forma di comunicazione può diventare una connessione globale.

Ma anche qui tutto trova la sua calma. In una precisa parte del giorno, tutto questo scorrere di immagini si arresta. Ogni notte, tra le 23:57 e la mezzanotte, scocca il Midnight Moment: tutti gli schermi proiettano simultaneamente le stesse opere d’arte digitale. Così che anche chi non guarda possa vedere .

Empire State Building

L’ESB può vantare diversi primati conservati nel tempo. E’ stato il primo grattacielo più alto del mondo, quello costruito più velocemente e il primo ad avere più di cento piani. Venne inaugurato nel 1931 e fu ideato come residenza di facoltose famiglie, poi riconvertito a uffici commerciali. Con i suoi 103 piani e 443 metri di altezza, oggi rappresenta una delle maggiori attrazioni a livello mondale. Ogni giorno migliaia di turisti vogliono godere di questo vero e proprio osservatorio urbano, salendo fino alla terrazza dell’80esimo piano e godendo del panorama al 102esimo piano grazie a una vista da capogiro a 360 gradi sulla città.

L’origine del suo nome deriverebbe dallo stesso stato di NY, una volta noto come Empire State, ma potrebbe riferirsi anche alla cava Empire Mill Land dell’Indiana da cui proviene la pietra che ne riveste le facciate esterne. La sua inaugurazione vide la partecipazione anche del Presidente degli Stati Uniti Hoover che da Washington accese personalmente l’illuminazione del grattacielo tramite un collegamento via radio con la Casa Bianca.

Nonostante la ricerca della grandezza, il suo esordio non fu dei migliori: gran parte degli uffici rimasero inoccupati e i proprietari, per evitare un totale discredito, pensarono di mantenere le luci accese al suo interno affinché ciò non venisse intuito. Un escamotage che gli conferì l’ironico soprannome di ‘Empty’ State Building. La sua notorietà non passò inosservata nemmeno al mondo del cinema. Nel 1933 venne scelto per la scena memorabile di King Kong che si arrampica sui grattacieli di New York.

Grazie ad un sistema di illuminazione esterna realizzato negli anni 50, ancora oggi la sua cima assume colori connessi ad eventi nazionali e mondiali.

Rockefeller Center

Il Rockfeller Center è un agglomerato di 19 edifici sparsi in tre isolati di Manhattan, che occupano circa 90 mila mq. Gli edifici hanno scopi diversi ed alcuni sono collegati tra loro tramite passaggi sotterranei. Il nome è legato alla famiglia Rockfeller. Fu infatti il petroliere John D. Rockefeller, Jr a commissionarne la costruzione tra gli anni ’30 e ’60. E’ stato acquistato da diverse multinazionali, tra cui la Mitsubishi, Goldman Sachs e Gianni Agnelli, fino a diventare nel 1987 monumento storico nazionale. La sua costruzione è passata alla storia grazie all’immortale fotografia degli undici operai catturati in un’ ”insolita” pausa pranzo” mentre sono sospesi nel vuoto a cavallo di una trave d’acciaio.

I palazzi ospitano diverse attività, alcune delle quali vale la pena visitare: prima di tutto Il Radio City Music Hall, un teatro dall’enorme insegna in led in stile anni ’80, capace di ospitare 6000 spettatori e dove ogni anno si tiene il Radio City Christmas Spectacular, il famoso spettacolo natalizio stile Broadway. Il GE Building è il principale ed il più ricercato edificio del complesso, per tutte le attrazioni che accoglie.

Prima di tutte l’osservatorio del Top of the Rock, da cui avrete una vista mozzafiato circolare su tutta la città, arrivando con lo sguardo fino al Queens, il New Jersey e Brooklyn. Per chi è appassionato di mass media, il palazzo ospita anche gli NBC Studios , una delle principali emittenti televisive americane, visitabili con tour guidati. Il GE, nel tipico stile newyorkese, diventa protagonista indiscusso soprattutto nel periodo natalizio. Nella sua piazza l’atmosfera diventa fiaba. E’ qui che svetta il possente albero di Natale dalle altezze da record, e dove dal 1936 viene allestita la pista di pattinaggio The Rink. Come non sentirsi un protagonista del film Miracolo nella 34ª strada.

Devo confessare che gli interni di questo edificio hanno smosso un mio sterile preconcetto, cioè quello di un palazzo che trasuda solo uno sterile stile disegnato dalla mano del denaro. E invece ecco che vengo sovrastata da murales raffiguranti uomini vestiti solo delle tensioni del proprio corpo e che sembrano muoversi sulle pareti. Si tratta di vere e proprie opere d’arte commissionate con l’esplicita richiesta di dare voce – e vista – alle turbolenze dell’uomo e della società.

Quest’atrio può vantare di essere stata la tela di una delle più turbolenti storie dell’arte. Rockfeller voleva affidarne l’affresco a nomi come Matisse o Picasso che, da europei poco inclini alle politiche americane, rifiutarono. Optò – inaspettatamente per l’artista messicano filocomunista Diego Rivera. Il tema da riprodurre era un uomo al crocevia che guarda con speranza al futuro. L’idea dell’artista si indirizzò sulla contrapposizione tra comunismo e capitalismo con al centro un uomo che controlla una macchina. Quest’uomo sarebbe stato Lenin. Ed ecco lo scandalo.

Come può esserci un comunista in un edificio creato dal capitalismo? Alla richiesta di rimuoverlo Riviera rifiutò. Venne licenziato e l’affresco distrutto. Ma se volete c’è un lieto fine. L’artista non abbandonò il suo progetto e replicò l’opera nella sua terra, grazie a delle foto che aveva scattato prima di lasciare New York. Per chi volesse si trova al Museo di Belles Artes di Città del Messico.

Il contrasto tra l’uomo d’affari senza scrupoli e la sua intenzione di celebrare le fatiche dell’uomo, mi ha spinta a scovare quel segmento di dissimulata densità emotiva celato dietro quel nome ancora oggi sinonimo di ricchezza. Ebbene, John D. Rockefeller, Jr nell’ultima parte della sua vita scelse di oltrepassare la patina del potere e decise di valorizzare il suo denaro stanziando 100 milioni di dollari per la creazione della più grande istituzione filantropica del mondo: la Fondazione Rockefeller. L’obiettivo dell’uomo che non conosceva mezze misure era quello di “promuovere il benessere dell’umanità in tutto il mondo, dando voce alla sua legge interiore “Io credo che ogni diritto implichi una responsabilità; ogni opportunità, un obbligo; ogni proprietà, un compito.”

Chrysler Building

Lo skyline di New York è unico grazie a lui. Il Chrysler Building è l’edificio di 319 metri costruito a fine anni ’30 come sede del gruppo automobilistico Chrysler. Il suo tratto inconfondibile è la guglia modellata con archi argentati e linee ispirate alle forme automobilistiche di quegli anni. Ne sono un esempio le decorazioni in metallo poste al trentunesimo piano, ispirate ai tappi alati dei radiatori delle Chrysler dell’epoca, o le otto teste d’aquila in acciaio installate al sessantunesimo piano, simbolo degli Stati Uniti d’America e della stessa casa automobilistica.

La storia della sua costruzione è legata a doppio filo con la personalità ambiziosa del suo proprietario, pretendendo che il suo fosse l’edificio più alto al mondo fino ad allora costruito. Per assecondare le sue volontà, l’architetto Van Alen elaborò un piano strategico: assemblò di nascosto al 67° piano la famosa cuspide ad arcate concentriche affinché la concorrenza non potesse percepire la futura altezza dell’edificio. Una volta terminata venne installata nel 1929 in soli 90 minuti, regalando al magnate e ai cittadini di New York il primato di grattacielo più alto del mondo. Un titolo che però conservò solo fino al 1931, strappatogli dal suo “vicino” Empire State Building. I suoi interni sfortunatamente non sono accessibili. Ma, per una volta, già solo l’apparenza può bastare per trasmettere bellezza.

Dopo questo assaggio di Manhattan, vi aspetto alla prossima puntata.

Appuntamento la prossima settimana con: New York City. Diario di viaggio in cinque racconti. 3° racconto.

Leggi anche: New York City. Diario di viaggio in cinque racconti. 1° racconto

Testo e foto a cura di Carmen Marinacci

Carmen Marinacci

Carmen Marinacci

Campana di origine ma abruzzese di adozione. Vive a Montesilvano in provincia di Pescara, dove ama godere delle luci del mare in ogni stagione. Laureata in Giurisprudenza con un Master in indagini scientifiche nel settore agroalimentare. Appassionata di libri, scrittura, viaggi e cinema, ha frequentato un seminario di formazione per critica cinematografica presso la Fondazione del regista Marco Bellocchio, ha partecipato a diverse giurie per la selezione di film in concorso a vari Festival nazionali e scrive per web magazine di informazione ed approfondimenti cinematografici. Costantemente in viaggio, ama respirare ciò che si cela dietro la scoperta di culture e scenari sempre nuovi. Attraverso la scrittura ama condividere tutto ciò che muove la sua curiosità, portando il lettore in un cinema, in musei, in piazze, in borghi di provincia o in paesi lontani.

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