Le opere di Elend Zyma fanno capolino nel centro di Monza, nella vetrina del MiMuMo, presso la Casa della Luna e nel cortile del Museo e Tesoro del Duomo di Monza. Ancora una volta la riflessione dell’artista ruota intorno al tema della violenza (di genere ma non solo) e della fragilità, espressione di un’umanità in eterno transito.
Monza, Italia.

Tante piccole drammatiche richieste di aiuto
Emergono dal buio come tante piccole strazianti richieste di aiuto. Le mani delle DONNE IN ROSSO di Elend Zyma esposte al MiMuMo di Monza, in via Lambro 1, a cura di Felice Terrabuio, catturano l’attenzione di chi passa e lo costringono a fermarsi. Rosse come il sangue sullo sfondo nero, fanno breccia nella sensibilità di chi è disposto a lasciarsi interpellare.
L’installazione DONNE IN ROSSO di Elend Zyma, composta di 107 manichini dalle sembianze femminili, dipinti di rosso, già esposta a Monza (l’8 marzo 2024), a Lentate sul Seveso, a Milano e a Macherio (in prossimità del 25 novembre 2025) comporta, come è facile immaginare, un certo ingombro fisico – il che è precisamente il senso dell’opera contro il femminicidio ideata da Zyma, che alla mancanza delle vittime registrate in un anno un Italia, ha voluto restituirne la presenza, schierando tanti manichini quante le vittime stesse.

Le mani delle DONNE IN ROSSO
“Ritirando i manichini, che sono composti di più parti, qualche pezzo si era staccato: osservando in particolare le mani mi è sembrato che avessero un senso proprio – racconta Zyma – Ho chiesto al mio amico Felice Terrabuio di poterle esporre al Micro Museo di Monza per sfidare la velocità dello sguardo dei passanti. Non sono oggetti, sono moniti: inglobano l’oscurità dell’indifferenza, quel buio che attraversa le geografie del mondo e le pieghe della nostra coscienza. Sono le mani di chi scappa da una guerra, sono le mani di chi, ovunque, è diventato invisibile. Ai passanti non chiedo di guardare, chiedo di essere visti. Perché, di fronte a questo grido muto, smettere di essere spettatori è l’unico atto di resistenza che ci rimane. Siamo testimoni“.

STATO DI QUIETE
Praticamente di fronte alla vetrina del “museo più piccolo del mondo”, è attualmente esposta un’altra opera dell’artista albanese, residente a Monza: la scultura STATO DI QUIETE, appena oltre il cancello del Museo e Tesoro del Duomo di Monza.
Elend Zyma torna a lavorare con l’idea dei lenzuoli, suo materiale preferito, simbolo di intimità e vita, ma trasfigurandola.
“Quest’opera abita la soglia, in bilico tra la pietra millenaria del Museo e il presente fluido dei nostri materiali – spiega l’artista – Il lenzuolo è il testimone più intimo dell’esistenza, qui, la materia si trasfigura: il tessuto cede il passo a polimeri rigenerati al 100%, frammenti di vita industriale che evocano la memoria del marmo senza chiedere nulla alla terra. Non è un’estrazione, ma un atto di rigenerazione. Il bancale e le cinghie sono l’emblema di un’umanità in eterno transito, sospesa tra l’urgenza del produrre e la necessità di lasciare una traccia. Ciò che l’occhio percepisce come marmo, al tocco rivela la sua natura effimera. È un’installazione che appartiene al Museo, eppure appartiene alla strada. Un inno alla fragilità che ci unisce, in un presente che è, per ognuno di noi, solo un viaggio in corso“.
Photo Gianni Eralti




