L’arte riflessiva di Elend Zyma arriva a Lentate sul Seveso, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e della Consulta femminile. Dal 9 al 20 luglio presso il cortile di Villa del Cenacolo e l’Oratorio Santo Stefano saranno visitabili l’installazione Donne in rosso, dedicata alle vittime di femminicidio e realizzata con i detenuti del carcere di Monza e la personale La storia siamo noi, una riflessione sui fili intrecciati della storia, che ci vede tutti interconnessi
Lentate sul Seveso (MB), Italia.
Doppia inaugurazione mercoledì 9 luglio a Lentate sul Seveso per l’artista monzese, di origine albanese, Elend Zyma. Le sue Donne in rosso e la personale La storia siamo noi sono state installate, rispettivamente, nei prestigiosi scenari di Villa del Cenacolo, attualmente sede di una rsa, e dell’Oratorio Santo Stefano, un gioiello del 1300.

L’inaugurazione
Davvero emozionante ed emozionata la cerimonia d’inaugurazione dell’installazione Donne in Rosso, in ricordo delle vittime di femminicidio: presenti l’artista, la sindaco Laura Ferrari, la assessore alle Pari Opportunità Barbara Russo, che ha fortemente voluto l’opera a Lentate, la direttrice della casa Circondariale di Monza Cosima Buccoliero, numerosi volontari con la maglietta rossa che richiama l’opera di Zyma, un detenuto, in rappresentanza di tutto il gruppo che ha realizzato l’opera insieme all’artista e gli agenti della polizia penitenziaria. Ha preso la parola infine Don Marcello, parroco di Lentate, invitato dall’assessore Russo per una benedizione, che ha invocato la Madonna come fonte della vita.
“Bisogna parlare tutti i giorni, in tutti gli ambiti del sociale, di temi come questo, in modo non pesante, operare una sensibilizzazione diffusa – ha dichiarato la sindaco Ferrari – L’arte è un volano fondamentale. Davanti a questa installazione le persone rimangono impressionate”.

A sinistra, Elend Zyma.
Sta accadendo ora
“È un’opera triste che permette di avvicinare le persone in punta di piedi – ha spiegato l’artista Elend Zyma – Sono 105 manichini più 2: mentre noi siamo qua questo atto sta accadendo ancora. Il segno composto da tre stanghette bianche, che portano sul petto i manichini, indica i giorni che i detenuti passano in carcere ma anche le donne che non ci sono più”.
Le seconde opportunità
Un secondo momento di forte impatto emotivo e intellettuale è stato quello nell’antico Oratorio di Santo Stefano, in cui non soltanto è stata presentata la personale di Elend Zyma La storia siamo noi ma si è svolta una profonda riflessione sulle seconde opportunità, attraverso le voci della direttrice del carcere Cosima Buccoliero, l’educatrice Alessandra Arosio, la psicologa Luisa Oliva, presidente del Centro anti violenza White Matilda e, soprattutto, Michele, un detenuto di Monza.

Ciò che facciamo e non facciamo fa la storia
“Ho portato in questa chiesa l’opera L’ottavo giorno, che avevo esposto anche davanti al Duomo di Monza – ha spiegato Zyma – Amo il dualismo tra quello che faccio e far riflettere le persone. Il tessuto che scende dalla Croce, attraversa tutta la chiesa ed esce oltre la porta rappresenta la storia. La matrice è un lenzuolo (noi abbiamo la fortuna di nascere con un lenzuolo addosso, in molti paesi non ce l’hanno). La storia che è dietro di noi è scritta ma davanti a noi è bianca, siamo noi a fare la storia, con ogni nostra parola, ogni nostro gesto; ciò che facciamo e non facciamo fa la storia. Invece abbiamo paura di dire certe parole, di dire “Palestina” per esempio, di dire “perdono”, tendiamo a giudicare”.
Oggetti di scarto e opere d’arte
“Amo prendere oggetti che le persone hanno buttato, hanno scartato: cerco di prenderli e farne opere d’arte. Le due vele che ho montato appartengono all’installazione di 1800 m che ho fatto nel Palazzo d’Europa, a Mentone. La tematica è il mare. Sono arrivato in Italia da clandestino, attraverso il mare. La vela ha unito i due confini, i due destini. Ho studiato la storia di Santo Stefano: anche nella sua vita sono state importanti le vele. Sono vele vere, del porto di Mentone. Non più portatrici di corpi ma di sogni. Infatti volano”.

Una riflessione sul carcere
Buccoliero ha ringraziato l’amministrazione comunale per l’opportunità di avvicinare la comunità a questo “universo sconosciuto” e ha ricordato l’articolo 27 della Costituzione italiana, secondo il quale le pene devono tendere alla rieducazione delle persone detenute: “Abbiamo il dovere di provarci”, ha detto.
Alessandra Arosio, educatrice, ha spiegato il laboratorio artistico di Donne in rosso che ha visto protagonisti, accanto a Elend Zyma, i detenuti di Monza: “Ogni reato è un atto di violenza, di frattura sociale, non soltanto il femminicidio. I detenuti hanno chiesto spesso di lavorare da soli in orario pomeridiano/serale per riflettere. L’obiettivo del percorso, durato mesi, che andava ben oltre la realizzazione dell’opera, è stato in parte raggiunto. Il pensiero del detenuto rievoca un’immagine mitologica, invece…”.

Il valore del riscatto
“Per noi è stato un percorso estremamente importante. Sono qui in rappresentanza dei miei colleghi – ha detto Michele – Dare vita a quel pezzo di plastica, dedicare del tempo anche in maniera solitaria in me ha suscitato tante emozioni che hanno avuto bisogno di essere gestite. Ringrazio la psicologa e l’educatrice per questo. Qualcosa si è rotto, si è inceppato nelle nostre vite a danno di qualcuno; ci siamo immedesimati in quel qualcuno dipingendo quei manichini”. E ha aggiunto: “Le notizie sui giornali fanno scalpore: si parla del detenuto che in libera uscita è scappato; io rientro in carcere stasera, ma non lo scriveranno sul giornale”.
Elend Zyma ha concluso la serata interpellando il pubblico così: “Firmate il drappo bianco per terra, ne farò un’altra opera d’arte“.
INFO
Orari di apertura al pubblico:
martedi 9.30-12.30 – 15.00-18.00
mercoledi 9.30-12.30
giovedi 9.30-12.30 – 15.00-18.00
venerdi 9.30-12.30
sabato e domenica 9.30-12.30 – 15.00-18.00
Photo Elena Borraviccio



