L'Austria, terra suggestiva e affascinante: ecco alcuni tesori da non perdere

L’Austria, terra suggestiva e affascinante: ecco alcuni tesori da non perdere

Scritto da Alessandra Chianese on . Postato in Cultura, Destinazioni, Weekend

Viviamo in un momento storico in cui viaggiare non è concesso: c’è attesa, c’è voglia di tornare quanto prima ad esplorare territori lontani, senza limitazioni. L’Austria propone alcuni interessanti bellezze, da vedere e apprezzare con i propri occhi appena sarà possibile.

Austria.

Nel mondo meraviglioso di Bruegel

Dei dodici quadri di Pieter Bruegel il Vecchio, conservati nel Kunsthistorisches Museum di Vienna, il più affascinante per molti aspetti è quello che rappresenta la costruzione della Torre di Babele. Un’opera ipnotica: si resterebbe ore e ore a scoprirne i particolari, dalla torre stessa, dei personaggi umani – minuscoli rispetti all’edificio – della città che la circonda, del porto e delle navi, dei macchinari. I dettagli rendono l’esperienza indimenticabile, come se si svolgesse un vero e proprio viaggio: si nota la somiglianza della Torre con il Colosseo, edificio che Bruegel ebbe modo di visitare durante un suo viaggio in Italia, mentre la misteriosa città sul porto appare simile ad Anversa. Ci si perde dinanzi all’immensità di case, tetti, chiese, velieri: lo spettatore viene letteralmente catturato dall’infinità di dettagli e colori.

In altri quadri, inoltre, vengono descritti ulteriori aspetti dell’umanità: i giochi dei bambini, i cacciatori solitari nell’oscurità di una giornata invernale, la festa delle nozze dove curiosamente sembra essere assente lo sposo, il ballo di contadini sulle note del suono della cornamusa, e la lotta tra carnevale e quaresima, ricca di personaggi e simboli. Con www.insidebruegel.net, il Kunsthistorisches Museum offre uno strumento straordinario per “entrare dentro” le opere di Bruegel, servendosi della macrofotografia, che permette ingrandimenti eccezionali, e di immagini riprodotte con infrarossi e raggi x. Un modo per intraprendere un viaggio nel tempo, scoprire le parti più intime e nascoste dell’artista e del suo mondo, lontano nei secoli ma al contempo vicino all’umanità ritratta.

Un incantevole giardino

Visti su cartoline e dépliants, esibiti su selfies e in album di sposi, i giardini Mirabell di Salisburgo fanno parte di quelle classiche immagini iconiche. Il palazzo Mirabell sulla sinistra, la fontana in primo piano, il centro storico con la fortezza in fondo: immancabile tra i migliori “instagram points”. Fra profumi di rose e di tiglio, vale la pena fermarsi ad ammirare la bellezza delle statue di pietra che caratterizzano gli antichi giardini, reperti che avrebbero visto passare il giovane Mozart e la sorella Nannerl, prima che questi lasciassero Salisburgo per esibirsi alle corti principesche d’Europa, e forse anche l’indimenticabile Coco Chanel, frequentatrice del Festival di musica, amante più delle gardenie che delle rose, come è noto a tutti quanti amano moda e profumi.

Le statue del giardino di Mirabell hanno dominato l’area anche quando non c’erano le rose ma al loro posto si coltivava la verdura, visto che in città c’era poco da mangiare e ogni terreno era buono per far crescere patate e carote. Le statue hanno tutte un proprio significato. Ci sono quattro coppie di figure che rappresentano i quattro elementi: acqua, fuoco, aria e terra. E poi, proseguendo, Paride rapisce Elena, Enea salva il padre e il figlio da Troia in fiamme, Ercole domina su Anteo, Ade rapisce Persefone. Addentrandosi nei giardini, statue di antiche divinità popolano il boschetto di tigli. Sulla fontana domina Pegaso, il cavallo alato. E poi leoni, unicorni, gnomi.

Più ci si addentra nel giardino, più si viene tentati dal fermarsi ad ammirare la bellezza e odorare il profumo delle rose, osservare le forme armoniose dei preziosi vasi in marmo, ascoltare il suono delle gocce che cadono nella fontana.
Per ulteriori dettagli, consultare https://www.salzburg.info/it/attrazioni/top10/castello-e-giardini-di-mirabell

Le donne della Wiener Werkstätte

Mentre gli artisti della Wiener Werkstätte (1903-1932), prima di tutti Josef Hoffmann, Koloman Moser e Dagobert Peche, godono di fama globale, le donne sono state menzionate meno e spesso i loro nomi sono stati dimenticati. Tuttavia, il contributo da loro offerto è stato di grandissima rilevanza per questo movimento artistico viennese.

La mostra del MAK, con più di 600 opere in esposizione, denominata come “Le donne della Wiener Werkstätte”, sarà disponibile alla visione del pubblico dal 21 aprile al 4 ottobre 2021. L’obiettivo è di mettere in risalto il loro operato creativo, talvolta radicale; nel contempo, il museo ha fatto un lavoro di ricerca sulle artiste e le loro biografie.

La Scuola Viennese di Arti Applicate accoglieva studentesse già a partire dalla sua fondazione: queste, nei primi anni, potevano dedicarsi soprattutto alla pittura floreale e decorativa, aggiungendo in seguito il disegno degli smalti e dei merletti, campi tradizionalmente femminili, fino a quando, nel 1899, furono ammesse ai corsi di architettura e scultura. Nell’ottica del ‘Gesamtkunstwerk’ – o opera di arte totale – lo studio veniva completato da collaborazioni con i produttori. Nel 1901, un gruppo di artiste fondava l’associazione “Wiener Kunst im Hause” (“Arte Viennese in Casa”), un diretto precursore della Wiener Werkstätte (WW). 

Rilevante nella mostra del MAK saranno le opere di artiste create nei primi anni della Wiener Werkstätte: cartoline e biglietti che hanno come soggetti auguri, paesaggi, giocattoli e designi di moda. Nel 1910 la WW fondò il suo dipartimento tessile, seguito nel 1911 da quello inerente alla moda. Ancora nel 1916 il loro lavoro non fu del tutto accettato in quanto donne. Fu la guerra a cambiare le cose: anche il mondo femminile divenne parte attiva nel mondo lavorativo, diventando più indipendente e acquistando maggiore fiducia. Seguì un periodo di riconoscimenti internazionali, come alla Deutsche Gewerbeschau di Monaco (1922) e alla mostra Art Deco a Parigi (1925). Nonostante ciò, la crisi economica portò a difficoltà finanziarie e, infine, al fallimento della WW nel 1932.
Per tutte le informazioni, consultare https://www.mak.at/en/press/women_artists_of_the_wiener_werkstaette

Le rose di Klimt

Klimt è indubbiamente uno dei pittori più enigmatici dell’Austria: nato a Baumgarten, vicino Vienna, nel 1862, iniziò la sua carriera con la pittura di soggetti storici, per sviluppare sempre più il suo inconfondibile stile. Nel 1897, diventò cofondatore della Secessione di Vienna, dichiarandosi contrario alla pittura accademica. Amante della vita lussuriosa ma, allo stesso tempo, estimatore della semplicità: ciò lo dimostra la vicenda del suo ultimo atelier viennese, rappresentato nel quadro “Il giardino delle rose” del 1912. Ora di proprietà privata, il dipinto mostra il giardino-rifugio dell’artista. Quando Klimt si trasferì all’indirizzo di Feldmühlgasse nel 13° distretto di Vienna, c’era solo una piccola casetta che si affacciava su un vasto giardino fiorito, frequentato da molti gatti, animali che Klimt adorava. L’artista ne rimase affascinato tanto che, anno dopo anno, lo fece sistemare e ripulire. Ai visitatori usava mostrare lo spazio naturale, e, solo in seguito, la casetta-studio e i quadri. “Era un piacere venirci in mezzo a fiori e vecchi alberi”: così Egon Schiele descriveva il luogo prediletto dell’amico. Fu in questo luogo che Gustav Klimt creò alcune delle sue opere più importanti dal 1911 fino alla sua morte, nel 1918. Qui ha lavorato a più di 50 dipinti, fra cui “Adele Bloch-Bauer II”, “Friederike Beer”, “La sposa” e “Adamo ed Eva”.

Se possiamo vedere oggi lo studio e il giardino, lo dobbiamo in parte a Egon Schiele: fu lui che, nel 1918, subito dopo la morte improvvisa di Klimt, chiese che la casa, insieme al giardino e all’arredamento, fosse acquistata e conservata così com’era. Tutto cambiò con l’arrivo dei nazisti: i proprietari della villa dovettero fuggire all’estero, la struttura fu sequestrata per poi essere restituita dopo la guerra: infine, fu venduta allo stato austriaco, che per lungo tempo se ne disinteressò. La villa rischiava di cadere in rovina: l’amato roseto, o quello che ne era rimasto, era abbandonato. Attraverso un’iniziativa popolare, fu salvata e restaurata, così come il giardino ripiantato fedele all’originale, e le rose damascene, le cosiddette “rose Klimt”, riprodotte da un esperto, con i germogli di due piante madri innestate su rose selvatiche. Per tutte le informazioni, consultare https://www.klimtvilla.at/

Innumerevoli i motivi per visitare l’Austria: un luogo fiabesco, caratterizzato da paesaggi suggestivi, natura, arte, storia, cultura. Lasciatevi trasportare dalle emozioni, immergetevi nella bellissima atmosfera austriaca, godendone pienamente ogni singolo momento: un’esperienza da non perdere appena tutto tornerà alla normalità.

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Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Nata e vissuta a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Amante delle lingue e studentessa di Economia, adora viaggiare per scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. L’interesse per l’attualità e la politica sono sempre stati una costante nella sua vita fin da piccola: non a caso, è un’aspirante giornalista di cronaca presso un giornale della sua città.