Dal 18 febbraio 19 luglio 2026, il San Gaetano di Padova celebra il genio di Escher con i suoi capolavori e installazioni interattive. Il percorso ripercorre la sua evoluzione creativa, dall’amore per i borghi italiani alle tassellature geometriche ispirate dall’Alhambra e dalla “Metamorfosi II”. Un’esperienza completa che unisce rigore matematico e “Eschermania”, esplorando l’influenza dell’artista visionario sulla cultura pop e sulla musica rock.
Padova, Italia.
Il Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova si immerge nello spazio escheriano con tutti i capolavori di Maurits Cornelis Escher e con installazioni interattive che continuano nei Musei Civici Eremitani.
Un progetto espositivo presentato da Arthemisia che consolida il sodalizio con la città di Padova già iniziato con la mostra di Monet e continuato con Vivian Maier.
Il San Gaetano, come i padovani lo chiamano confidenzialmente, ospita i capolavori della M.C. Escher Foundation collezione di Federico Giudiceandrea, uno dei massimi esperti mondiali di M.C. Escher e curatore dell’esposizione.

La parabola creativa dell’artista
La mostra, attraverso tutte le opere dell’olandese M.C. Escher, ripercorre gli inizi, i viaggi che lo hanno ispirato, le tecniche e i paradossi geometrici dell’artista visionario, che continua ad affascinare milioni di persone e ad ispirare artisti, architetti ,designer e musicisti.
Il percorso espositivo attraversa in un’unica direzione tutta la vita di Escher. Le influenze dell’art nouveau e del simbolismo nelle sue prime opere. L’amore per l’Italia, il sud in particolare, dove conosce sua moglie e dove ci rimane per ben 14 anni. il viaggio in Spagna, ancora a sud, a Granada, dove si lascia ispirare dalle decorazioni dell’Alhambra, tassellature basate su quadrati , triangoli ed esagoni che si ripetono su un piano. Saranno i punti di partenza per i suoi studi ossessivi ma che evolverà riflettendo, traslando, roteando ed animando le pure forme geometriche in figure zoomorfe ed umane (Le Metamorfosi)

Metamorfosi II
All’interno della sala spicca un’intera parete dedicata all’opera Metamorfosi II. Un capolavoro di 19.2 cm × 389.5 cm che parte da figure geometriche pure, statiche, coinvolte dalla mano dell’artista in un vortice di trasformazioni e transizioni, un gioco di opposti apparentemente casuali ma dalle vibrazioni sapientemente equilibrate, per terminare con Alatri, piccolo borgo in provincia di Salerno. Escher ama tutto il territorio italiano. Visita e disegna instancabilmente Abruzzo, Calabria, Sicilia e la Costiera Amalfitana e lo riprende nei suoi quadri attraverso la rappresentazione di cupole monumentali, borghi arroccati, vallate scoscese e strutture urbane verticali. Un territorio differente dal suo paese natale, l’Olanda.

Una mostra per tutti — esperienza interattiva
Spazi interattivi e rebus obbligano il visitatore a fermarsi, fissandolo al centro dei meccanismi visionari escheriani e lo avvicinano al mondo dell’artista. Tra gli spazi più spettacolari la “Relativity Room”, dove le prospettive sembrano ribaltarsi, la “Mirror Room”, uno spazio che si ripete all’infinito ed in tutte le forme . Attenzionano e divertono postazioni digitali che permettono di giocare con l’effetto “Droste”, la ripetizione dell’immagine all’infinito. Con un solo scatto si diventa protagonisti di una delle opere più conosciute di Escher, Mano con sfera riflettente.
Eschermania
Un’ ultima tappa è dedicata alla Eschermania, a tutte le altre arti rappresentative che sono state influenzate dai lavori di Escher : pubblicità , fumetti e cartoni animati , moda, musica e cultura popolare.

Una curiosità
Artista preferito dei Pink Floyd , concesse l’uso di una sua litografia, proprio per la copertina di On the run . Al contrario, però, rifiutò la richiesta di Mick Jagger di illustrare l’album Let it Bleed dei Rolling Stones. All’artista delle metamorfosi non era piaciuto il tono della richiesta del leader dei Rolling Stones, il quale, fan appassionato, dell’artista approcciò Escher goffamente e con toni troppo amichevoli per l’artista: “Caro Maurits”, un incipit al quale Escher rispose con tono. “ Io per lei non sono Caro Maurits ma sono il Sig.Maurits Cornelis Escher”.
(Alla fine la copertina di Let It Bleed fu realizzata dal fotografo Robert Brownjohn: una composizione surreale con un giradischi sormontato da una torre di oggetti (tra cui una torta multistrato), diventata poi iconica nella storia del rock.)

Perché visitarla
E’ una mostra completa e generosa. Escher gioca con le nostre certezze visive e intellettive con rigore e immaginazione , matematica e tecniche artistiche. Le sue opere sono quanto mai attuali in un momento storico frammentato dove ogni verità si riflette e dissolve e l’illusione dell’uomo come centro assoluto della realtà svanisce
INFO
M.C. Escher. Tutti i capolavori
Photo courtesy of Ufficio Stampa Arthemisia




