
“Stati di elevazione” è la condizione dell’arte che dà il titolo alla mostra alla Leo Galleries, in via De Gradi 10, a Monza, dal 15 aprile al 6 maggio. Alberto Casiraghy, Ugo La Pietra, Nicolò Tomaini, artisti molto legati alla galleria, sono i tre protagonisti a confronto. Con ironia, originalità e una cifra stilistica inconfondibile dialogano sul concetto di “cuore”. Intervento critico, nel corso dell’inaugurazione, a cura di Matteo Galbiati

Monza. Italia.
Alla Leo Galleries trovi piccoli tesori. Sempre
Come si può pensare di chiedere a tre artisti, negli anni ’20 del 2000, di lavorare ancora sul tema del cuore e cavarne qualcosa di originale? Si può! Il risultato è una piccola selezione di opere di Alberto Casiraghy, Ugo La Pietra e Nicolò Tomaini, che ha dato vita alla mostra Stati di Elevazione, a cura di Matteo Galbiati.
Gli artisti a confronto hanno tre storie diverse, tre provenienze anagrafiche e geografiche diverse, tre stili completamente diversi, eppure sono amici e dialoganti tra loro.
“Le opere esistevano indipendentemente dalla mostra – ha spiegato Daniela Porta, direttrice della Leo Galleries – Le abbiamo selezionate e messe a confronto noi. Soltanto una è frutto di un gioco tra Casiraghy e Tomaini, molto amici nella vita“.
Ciascuno dei tre presenta, anche in questa esposizione, la sua cifra inconfondibile. Casiraghy attira e ferisce: i suoi disegni sanguinano, propongono organi vitali, teschi, i colori violenti dell’amore e della morte, il rosso e il nero; qua e là nuvole, occhi, pecore, pesci, zebre. Il suo linguaggio è surreale, ironico, carnale. È inoltre editore raffinatissimo: le sue Edizioni Pulcinoelefante, numerate, sono piccoli capolavori.
Con le parole lavora parecchio anche Nicolò Tomaini (in galleria sono esposte anche le copie di Ritrattodiamanti a cura di Alberto Casiraghy e Nicolò Tomaini). Tomaini è un genio della sua generazione: Ritratto di amanti è il miglior ritratto che un artista, oggi, potrebbe fare delle comunicazioni via etere degli innamorati. La sua opera Studio per un Ritratto in upload: testa del Cardinal Newman, del 2017 (parte della collezione permanente del MIAAO, Museo Internazionale delle Arti Applicate di Torino), esposta da Leo Galleries nel corso di un’altra mostra, dà la misura dell’originalità della sua visione, che fa della tecnologia non uno strumento di espressione quanto un oggetto di riflessione.

Coerente con la ricerca dell’intera vita, anche questi cuori sono visioni urbane
Ugo La Pietra con i suoi Ex-voto, disegnati durante il lockdown, rinnova la sua produzione decennale con opere dedicate al cuore che sono un riposo per gli occhi e per l’anima. Sono cuori rappacificati, pieni di elementi, di spine anche, ma armonici. Coerente con la ricerca dell’intera vita, anche questi cuori sono visioni urbane, nel senso originario del termine urbs (lo spazio in cui si insediano gli edifici), ma anche di civitas, intesa come comunità vivente, propriamente l’insieme dei suoi cives, progetto di una identità ricercata tra pólis e polítes, città e cittadino. “Per Ugo La Pietra il cuore è l’amore, e l’amore è il cuore che si espande dal centro alla collettività, alla città, il suo concetto di cuore costruisce e irradia“. Spiega ancora Daniela Porta.
Cuore come organo, come centro vitale dell’essere umano e dei suoi sentimenti, cuore come sede di progettualità ma anche di dolore, di passione e di rabbia che causa gli “elimina contatto” e i “ripristina contatto“. Il cuore è il nostro baricentro, che solo l’arte può pensare di elevare.
Foto Elena Borravicchio



