L’alpinista fotografo Cosimo Zappelli, amico intimo di Walter Bonatti, in mostra a La Salle

L’alpinista fotografo Cosimo Zappelli, amico intimo di Walter Bonatti, in mostra a La Salle

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in Appuntamenti, Cultura

In mostra nel Municipio di La Salle, a cura di Ada Brunazzi, un compendio dell’attività professionale, umana e artistica del grande Cosimo Zappelli. Su iniziativa del consiglio comunale. Inaugura il bivacco a lui dedicato nel vallone del torrente Leuterey, accessibile dal sentiero 5 e dall’Alta Via numero 2.

La Salle (Aosta). Italia.
Se tutti conoscono Walter Bonatti, gigante dell’alpinismo, reso noto al grande pubblico da un recente film per la televisione, meno nota ma altrettanto eccezionale fu la figura di Cosimo Zappelli. Protagonista di imprese grandiose sulle pareti più impervie delle Alpi valdostane, come compagno di cordata di Bonatti e di Giorgio Bertone, nei primi anni Sessanta.

Il Comune di La Salle ne celebra la figura con una interessantissima piccola mostra presso il Municipio. A 31 anni dalla sua morte, in occasione dell’inaugurazione del bivacco che porterà il suo nome, la città in cui risiede il figlio Marco Zappelli (anche lui Guida di Courmayeur) offre una mostra che è un compendio dell’esperienza professionale, umana e artistica del suo protagonista.

Nato nel 1934 in riva al mare, nel rione Darsena di Viareggio, nel 1961, diplomato infermiere, si trasferì a Courmayeur per stare più vicino alle sue amate montagne e dedicarsi ai soccorsi con le Guide. Divenuto a sua volta Guida Alpina e maestro di sci, aprì vie mai percorse prima e portò a termine imprese dove vari scalatori internazionali fallirono. Per citarne alcune: insieme a Walter Bonatti, la parete Nord del Grand Pilier d’Angle, m 4310, in invernale, simile per le sue caratteristiche alla Nord del Cervino, ma ancora più pericolosa (in 48 ore, di cui 29 di ascensione, senza dormire, senza bivacco e con brevissime pause); la Nord delle Grandes Jorasses, 1200 m di roccia e ghiaccio, con temperature fino a -30, senza trapani né chiodi a espansione e con un terribile mal di denti, curato da Bonatti con fiammiferi e cotone (impresa già compiuta, 25 anni prima, da Cassin Tizzoni ed Esposito, quando qualcuno scrisse che “l’alpinismo terminava quel giorno” immaginando che mai si sarebbe potuto fare di più, e superata invece dalla coppia Bonatti/Zappelli nel gelo siberiano di gennaio); la Est del Grand Pilier d’Angle, unico itinerario mai percorso sul versante della Brenva; infine, con Giorgio Bertone, l’isolato sperone orientale del Mont Maudit (letteralmente, “monte maledetto”), a m 4468: furono “ore d’ansia” – riporta la stampa dell’epoca – perché vennero avvistati altri alpinisti sulla stessa parete, uno dei quali non ce la fece, che si scoprì in seguito essere scalatori francesi.

Molte di queste imprese, italiane e non – Zappelli infatti esplorò anche le Alpi della Cina, il Caucaso, l’Himalaya, l’Africa, l’Alaska e le Ande – sono documentate dallo stesso alpinista con una Hasselbland e una Rolley in scatti di formato cm 6×6 e con un apparecchio reflex da mm 24×36. Affascinantissime le foto, di cui è stato mantenuto a vista il bordo nero della pellicola, che materializza il momento in cui sono state scattate, in condizioni estreme e con apparecchiature voluminose e pesanti. Molto interessanti gli articoli dell’epoca, che restituiscono un’idea del livello di tecnologia delle attrezzature da montagna e dei mezzi di comunicazione di allora.

Copiosa anche la sua produzione letteraria sempre a tema montagna: dal 1978 fece parte del Gruppo Italiano di Scrittori di Montagna (GISM). 

Morì prematuramente dove visse per quarant’anni, in montagna, l’8 settembre 1990, in un incidente al Pic Gamba nell’Aguille Noire de Peuterey

Il ricordo più bello di lui lo lascia Bonatti: “Cosimo e io eravamo molto affiatati sulla montagna, in perfetta sintonia di spirito; al punto che, per intenderci durante la scalata, sovente potevamo fare a meno di parlarci.  Davvero eravamo una cordata perfetta. Tranquillo e attento mentre mi sfila la corda, è subito deciso e sicuro quando sale a raggiungermi; e sulla cima appena vinta, per quanto sforzo e trepidazione gli sia costata, lui, come sempre, offre il suo ampio e rasserenante sorriso”.

Il bivacco Cosimo Zappelli sarà inaugurato il 4 settembre, a Plan de l’Arolla, nella zona del Mont Paramont, nel vallone del torrente Leuterey, accessibile dal sentiero 5 e dal percorso dell’Alta Via numero 2. Realizzato a 2270 m con moduli componibili prefabbricati, il bivacco è un esempio di comodità e tecnologia, dotato di pannelli fotovoltaici da 300 W che garantiscono l’illuminazione interna, isolamento termico dato dalla lana di roccia inserita tra la lamiera esterna e il rivestimento interno in legno, acqua corrente non potabile ma utilizzabile per cucinare, ottenuta con un’opera di captazione a monte del bivacco. 
Foto Elena Borravicchio

Info: https://www.comune.lasalle.ao.it/

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.