
Milano, Italia.
Finalmente a Milano campeggia la prima statua dedicata a una donna. Il 15 settembre 2021 è una data storica per Milano: il sindaco Giuseppe Sala ha svelato la statua dedicata a Cristina Trivulzio di Belgiojoso nella centralissima Piazza Belgioioso. Trivulzio è un nobile antichissima stirpe milanese, tanto che un mausoleo eretto nel piazzale antistante la chiesa paleocristiana di San Nazzaro è il monumentale sepolcro di alcuni della Famiglia.
Quello dedicato a Cristina Trivulzio Belgiojoso è il primo monumento commemorativo di una donna: Milano conta 121 statue, ma nessuna celebra una personalità femminile. Il progetto è promosso dalla Fondazione Brivio Sforza e organizzato da Le Dimore del Quartetto con il sostegno di BCC Milano.
L’occasione della statua è il 150° anniversario della morte dell’eroina milanese, che molto contribuì allo sviluppo socioculturale dell’Italia risorgimentale, valorizzando molto, il ruolo femminile nella società ottocentesca.
Finalmente un riconoscimento “rosa”
Parliamo di una nobildonna, patriota, giornalista, scrittrice italiana ed editrice, che partecipò attivamente al Risorgimento, pubblicando giornali rivoluzionari negli anni della prima guerra d’indipendenza.
Il suo nome completo era: Maria Cristina Beatrice Teresa Barbara Leopolda Clotilde Melchiora Camilla Giulia Margherita Laura Trivulzio di molti di loro.
Oggi Cristina Trivulzio ha una statua tutta sua. Bella e intelligente, intraprendente e determinata, colta e generosa, era una donna appassionata della vita e degli alti ideali. Questa è l’immagine che la storia ci riporta di questa donna, figlia dello spirito romantico del proprio tempo; spirito che, tuttavia, raramente si esprimeva nel mondo femminile.
Viene da chiedersi se i milanesi devono essere più orgogliosi dalla milanesità del personaggio o più riconoscenti alla femminilità di questa eroina. C’è da chiedersi, insomma, se la statua celebra più una milanese o il ruolo assunto da questa donna speciale.
Un vita di impegno appassionato
Cristina, sino da giovanissima si avvicinò ai movimenti per la liberazione dagli austriaci, che dominavano la Lombardia dal 1815. Sposò un rampollo della famiglia Belgiojoso, del quale condivideva il credo politico. Si separarono dopo poco, pur mantenendo amicizia e affinità di idee.
Sebbene l’attività della Trivulzio dapprima fosse facilitata dalla sua appartenenza a una delle famiglie più ricche e influenti di Milano, verso le quali la polizia austriaca cercava di evitare incidenti diplomatici, Cristina fu comunque costretta a fuggire nel sud della Francia, ospite di amici e priva di mezzi..
Trasferitasi successivamente a Parigi, si guadagna da vivere come insegnante di musica e ritrattista di personaggi illustri. Nella capitale francese il fermento culturale attrasse lo spirito libero dell’intellettuale Cristina. Qui riuscì a organizzare un salotto dove riunire esiliati italiani e la più lungimirante borghesia europea, tra cui il Generale Lafayette, uno dei protagonista della rivoluzione francese.
Libera intellettuale
Trascorse a Parigi dieci anni, perorando la causa italiana, scrivendo articoli e diventando coraggioso editore di giornali politici per sollecitare l’intelligentia del Vecchio Continente. Contribuì anche finanziariamente a sostenere e organizzare gli esuli italiani de quali era diventata il riferimento d’Oltrape.
La nascita della sua prima figlia comportò l’abbandono dei salotti per alcuni anni e il ritorno in patria, a Locate, dove diede avvio ad attività sociali per la comunità locale. Il suo palazzo divenne un asilo e un centro di accoglienza.
Continuò, nella quiete della campagna lombarda, la sua opera politica per l’Italia unita. Ma anche attivamente: trovatasi a Napoli durante le insurrezioni, riunì un drappello di combattenti e li conduce a Milano, in aiuto ai partigiani.
Di nuovo in prima linea con gli insurrezionalisti di Roma si occupò dell’ organizzazione degli ospedali. Napoleone III tradì le aspettative libertarie dell’eroina che iniziò un lungo viaggio. Si spostò infatti a Malta, in Grecia e poi in Turchia, per impiantare una azienda agricola e si dedicarsi alla scrittura. Solo dopo qualche anno potè rientrare in patria grazie ad un’amnistia, dove vide realizzarsi, finalmente l’Unità d’Italia che tanto aveva sostenuto.
Foto piccola in alto Mauro Ranzani




