Parafrasando il titolo della famosa canzone si potrebbe riassumere Il desiderio di fuggire dalla città per ritrovare il senso di una vita a misura d’uomo, semplice e sana fra l’abbraccio della natura e i sapori ancora genuini di un’agricoltura che mantiene le tradizioni del territorio. In una regione come la Lombardia fra le più urbanizzate d’Europa, il sogno di evasione per un weekend, una vacanza o anche per tutta la vita si può magicamente realizzare senza affrontare “grandi manovre” grazie alla vicinanza di una provincia che per certi versi, si è mantenuta innocente

Milano, Italia.
La Lomellina, l’Oltrepò Pavese e Mantovano, l’Oglio Po
Una fuga dalla città, fra queste terre antiche accomunate dal grande elemento dell’acqua e dal passato storico, sarà motivo di esperienze distensive e benefiche per il corpo e lo spirito.
Immerse nel verde di una natura fruibile e accogliente, si potrà sperimentare la sostenibilità e la mobilità lenta, gli spazi aperti, l’offerta abitativa sostenibile, in termini dimensionali e di costo, le comunità resilienti.
Valorizzare i tre territori lombardi sotto il profilo insediativo e turistico è l’obiettivo del progetto “Dimore e Borghi” sviluppato dal GAL Risorsa Lomellina, in partnership con il GAL Oltrepò Pavese e il GAL Terre del Po e finanziato mediante la Misura 19, Operazione 19.3.01 del PSR, programmazione 2014-2020. Queste terre hanno un potenziale che va preso in considerazione, specialmente dai cittadini che non riescono a sostenere lo stress quotidiano e che un vivere rurale può restituire quella semplicità di una vita sana dove non manca nulla. I servizi essenziali sono a portata di mano e il rapporto uomo natura è ancora molto presente oltre ad una offerta enogastronomica, culturale e naturalistica da godere pienamente.
Da una recente ricerca del Think Tank The European House – Ambrosetti che ha indagato la percezione e il giudizio dei milanesi sui territori rurali, ma non remoti, come destinazioni attrattive e come possibili luoghi di residenza, è emerso che più della metà del campione sia pronto a trasferirsi in aree come le province di Pavia, Cremona, Mantova.
Lomellina
Nei sette squisiti piaceri dell’essere in Italia, Stendhal pone al secondo posto il “vedere paesaggi superbi. Lo scrittore francese che amava definirsi milanese apprezzava sicuramente i paesaggi quieti, delle mutevoli risaie, in cui si specchiano, quando c’è l’acqua, nuvoli alti, filari di pioppi e qualche solitario immobile airone. Come quelli delle rive del Ticino, con le farnie, gli olmi, il sottobosco di felci, i salici reclinati sulle lanche, i germani reali e le poiane che guatano in volo lento.
Stretta fra i fiumi Po a sud, Sesia a ovest e Ticino a est, la Lomellina, chiamata la Mesopotamia d’Italia ha l’acqua che maggiormente la caratterizza. Le risaie, i campi di soia che in primavera tingono tutto di giallo, il Monte Rosa che le fa da sfondo, è un mondo tutto a parte, popolato di molte specie di piante e di animali, con la maggior concentrazione di aironi d’Europa. Un paesaggio morbido e uniforme, frutto dell’opera dell’uomo che lo ha reso coltivabile attraverso una continua opera di bonifica dei terreni, trasformando parte della fitta boscaglia in fertili campi per la coltivazione. Un mosaico dove il cielo e terra si confondono, interrotto da città storiche e antichi borghi che con le loro piazze e palazzi, cattedrali e cascine ricordano il passato maestoso.
la Lomellina traccia la sua storia fin dal Medioevo, in particolare, sotto gli Sforza. La regione vive un periodo di massimo splendore: i signori di Milano si stabiliscono nei castelli con funzione non solo difensiva, ma anche residenziale. L’edilizia urbana ne riceve un impulso notevole e i borghi si sviluppano e prosperano. Molte famiglie nobili milanesi scelgono, sull’esempio della corte ducale, di costruirsi una residenza in campagna e stabiliscono in queste terre i loro affari. Con Ludovico il Moro nuove colture vengono introdotte, in particolare quella del riso e la coltura del gelso, le cui foglie sono indispensabili per l’allevamento del baco da seta. La produzione serica acquista importanza diventando, per quasi quattro secoli, la maggiore fonte economica della zona. Proprio a seguito di questo sviluppo dell’agricoltura vengono costruiti nuovi complessi rurali, le cascine, per i quali si utilizza la classica tipologia “a corte chiusa“, alcune di queste recentemente restaurate.
I sapori genuini della tavola Lomellina sono derivano dalla civiltà contadina della risaia, dell’orto, degli animali allevati nelle cascine. I piatti sono semplici e allo stesso tempo originali, dai sapori concreti e robusti. Se il riso è uno degli ingredienti principali della cucina lomellina, tra i prodotti più tipici troviamo il “Salam d’la duja“- il tipico salame di maiale conservato sotto grasso nelle olle, caratteristici recipienti in terracotta dall’imboccatura ristretta – e il salame d’oca, d’obbligo assieme ai prelibati prosciutti stagionati d’oca.
Meritano una menzione la Cipolla di Breme, presidio Slow Food, grande e dolcissima, la zucca bertagnina di Dorno, l’asparago rosa di Cilavegna e i fagioli borlotti di Gambolò. Nel settore dolciario la parte del leone va all’Offella di Parona, dolce di forma ovale che dà il nome all’annuale sagra.
La Lomellina si può anche visitare in bici: comodi percorsi pianeggianti conducono attraverso itinerari non solo paesaggistici ma anche culturali.
A Nicorvo si trova la storica cascina Bosco Fornasara che coltiva riso in modo biologico. Con loro Erika Fornaroli, della Cascina Nuova di Cozzo dal 2018 produce olio di riso e farine deolificate prodotte dalla spremitura a freddo del germe e della pula di riso (www.naroli.it)
Il Castello Gallarati Scotti di Cozzo fa riviere le atmosfere medievali con i suoi affreschi e mobili dell’epoca (https://castellogallaratiscotti.it/)
A Sartirana, integrato al complesso del castello visconteo del XV sec., La Pila è un antico magazzino di stoccaggio e pulitura del riso debitamente restaurato, ospita reperti di archeologia industriale e ampie sale per attività artistiche e culturali. È anche la sede del museo dello stilista degli anni ’60-’70 Ken Scott (www.lapilaeventi.it)
Proseguendo nell’itinerario alla scoperta dei borghi storici troviamo a Lomello una importante testimonianza; il complesso religioso formato dal battistero di San Giovanni di origine longobarda e la Basilica di Santa Maria Maggiore di origine romanica. A poca distanza si trova il Castello del 1400, fatto costruire da Antonio Crivelli che conserva magnifici affreschi, oggi sede del Municipio.
A Breme, un piccolo borgo medievale che sorprende per la spettacolare Abbazia fra le più importanti d’Europa, del tredicesimo secolo. Da visitare la Cripta risalente al X secolo, il Chiostro e la Cucina dei Refettorio e la Ghiacciaia risalenti al XVI secolo. Breme è conosciuta per la produzione della dolcissima Cipolla Rossa De.C.O. la cui storia millenaria si deve ai monaci che ne iniziarono la coltivazione (www.cipollarossabreme.it)
Oltrepò Pavese
Questo cuneo di terra che sale l’Appennino tra le province di Alessandria, Piacenza, Genova presenta tre paesaggi che si insediano fra il corso dei torrenti. Dal piano alluvionale a destra del Po, si passa alla fascia collinare a volte erosa altre di lento profilo, meravigliosamente coperta da ordinatissimi vigneti e poi si volge ai monti dai versanti spogli, ai pendii di pascoli, i boschi di castagni.
Il panorama è punteggiato dai comuni, frammentati in cima a un poggio o nascosti fra le valli con le loro case in pietra. Una trama di castelli e case turrite di varia denominazione, hanno rappresentato i possedimenti di nomi storici altisonanti come Malaspina, Beccaria, Dal Verme, i signori che proficuamente controllavano la Via del Sale tra la Padania e i porti liguri, che ormai ha perso la sua funzione commerciale ma dove rimane intatto il fascino naturalistico.
Oggi l’Oltrepò Pavese è una delle principali zone vitivinicole a livello mondiale, con 13.500 ettari di vigneti – 4000 dedicati al solo Pinot Nero – e oltre 300 cantine, dove fare esperienze di conoscenza e degustazione. Tra i prodotti di punta della produzione enologica dell’Oltrepò Pavese, lo Spumante Metodo Classico Doc. La cucina nasce dalle influenze di più territori: Emilia, Lombardia, Liguria e Piemonte e da diverse tradizioni: tra tutte spicca la norcineria, che trova la sua massima espressione nel Salame di Varzi DOP. Non mancano una lunga tradizione casearia, anche di latte di capra, e prodotti tipici come la frutta, i funghi e i tartufi.
Greenway Voghera-Varzi
Come ormai avviene da molti anni, il cicloturismo si avvale della trasformazione di vecchi percorsi ferroviari in piste ciclopedonali, nel segno della mobilità dolce e sostenibile. La pista si estende lungo la Valle Staffora, dove una volta correva la linea ferroviaria elettrica che univa i due centri cittadini posti, rispettivamente a valle e a monte. Il progetto della Greenway Voghera-Varzi è partito con la conversione del vecchio tracciato della ferrovia nel tratto di pianura, tra Voghera e Salice Terme, arrivando poi al suo completamento con gli ultimi 19 km collinari tra la località termale e Varzi. I 33 chilometri si snodano tra campi, vitigni, piccoli boschetti e borghi storici, una vera delizia per gli amanti della natura, dello sport e dell’aria aperta.
Varzi è un paese diverso da tutti gli altri, infatti la sua storia ne ha determinato l’architettura. Un tempo vi sostavano con le loro carovane di muli, i mercanti del sale che si riparavano sotto i famosi portici che caratterizzano la cittadina. Edificata su cinque strati che salgono dalle sponde dello Staffora, è ricca di grotte e cantine dove vengono stagionati i famosi salami D.O.P. www.consorziovarzi.it
Dall’alto il castello dei Malaspina svetta con la sua alta torre, da dove si gode di un panorama eccezionale. Oggi, dopo un restauro trentennale, il Castello offre spazi per eventi e camere elegantemente arredate per l’ospitalità (www.castellodivarzi.com)
L’eremo di Sant’Alberto di Butrio èun’oasi di pace immersa nel verde delle colline dell’Oltrepò che si affacciano sulla Valle Staffora. Il complesso formato dalle chiese di S. Antonio, S. Maria e S. Alberto è sorto nel XI sec. Divenuto molto potente nei secoli XIII e XIV è un luogo di pace che infonde serenità e invita al raccoglimento. Una torre massiccia, i muri grezzi a vista, i tetti che scendono su piani diversi richiamano all’antico monastero una volta racchiuso da mura e fortificazioni. All’interno la piccola chiesa di sant’Antonio è una meraviglia: le colonne, le volte, le pareti e l’altare sono interamente affrescati. Dopo un accurato restauro ciò che è rimasto si presenta nel suo originario splendore (www.eremosantalbertodonorione.it)
Terre del Po
Golene, pioppeti, gli argini come orizzonte ai campi. Il paesaggio è una estesa pianura dove il fiume trasporta grandi quantità di materiali che alzano continuamente il letto in cui scorre.
Le Terre del Po comprendono ventuno paesi dell’Oglio-Po e dell’Oltrepò Mantovano, non confinanti territorialmente, che costituiscono un comprensorio interprovinciale della Lombardia, compreso tra le province di Mantova e Cremona.
Le trasformazioni territoriali, la bonifica e l’agricoltura che hanno cancellato i ristagni d’acqua cominciarono nell’alto medioevo e si sono concluse in questo secolo. Gli argini maestri si alzano fino a dieci metri, a protezione dei paesi dalle inondazioni. Percorrendo gli argini e varcando i ponti si vede come queste arginature racchiudano vasti terreni percorsi dai fiumi; un paesaggio che cambia non solo di stagione in stagione, dalla calda estate padana alle nebbie, alia neve, ma anche col regime di piena. Tre corsi d’acqua strategici – il Mincio, l’Oglio e il Po – hanno fatto sì che questo territorio fosse a lungo conteso, condizionando la storia di un’area produttiva e fertile dove si sviluppavano commerci e ricchezza e, allo stesso tempo, decidendone il destino, spesso trasformando la zona in campo di battaglia e teatro di scontri tra eserciti. I periodi storici che maggiormente hanno contribuito a connotare culturalmente questa area furono il Medioevo e il Rinascimento, quando queste terre d’acqua si garantirono spazio e autonomia, contese tra l’Impero e i Comuni prima e tra Milano e Venezia poi, grazie al dominio dei Gonzaga. Con la fine dell’epoca d’oro del Ducato il territorio di Mantova e delle Terre del Po, nonostante la forte pressione veneziana e le relazioni con i territori emiliani, dipese sempre di più da Milano a cui sarà costantemente legata.
Come ogni luogo in cui la sussistenza è legata all’agricoltura, la gastronomia delle Terre del Po è ricca di ricette che utilizzano le materie prime locali: carne di maiale, salumi, formaggi e, tipiche di questo territorio, zucche, pere, meloni e angurie che raggiungono le tavole di tutta la Lombardia. C’è una ricetta in particolare, tipicamente invernale e lombarda, legata alla frutta e alla verdura: la “mostarda” dal sapore agrodolce che si abbina ai bolliti ed è ingrediente dei tortelli mantovani. Nelle Terre del Po, infine, si producono il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, nei caseifici sociali cooperativi e privati del territorio.
L’abbondanza di acqua ha obbligato nei secoli a realizzare sbarramenti, canali, fossi, chiaviche e impianti idrovori allo scopo di gestire il fiume, navigarlo, contenere le piene e bonificare i terreni.

Impianto Idrovoro di San Matteo delle Chiaviche
Il Comprensorio di competenza del Consorzio di Bonifica di Navarolo ricade nell’area altimetricamente più depressa delle Province di Mantova e di Cremona, alla confluenza dei fiumi Oglio e Po. Questo tratto di territorio ha sempre comportato gravi problemi idraulici, sia a causa dell’esondazione dei fiumi citati, non contenuti da arginature, sia a causa dei coli che dalle zone limitrofe, per naturale pendenza dei terreni, si riversano sul territorio stesso il quale, fin dai tempi degli insediamenti delle colonie romane, venne descritto come paludoso ed acquitrinoso. Preoccupazione principale delle popolazioni ivi residenti fu sempre quella di proteggere con opportune arginature centri abitati e zone produttive, lasciando libere le zone più basse ed inutilizzabili del territorio. L’impianto di prosciugamento di San Matteo delle Chiaviche fu costruito dal 193 al 1940 comprende nove corpi di fabbrica in un’unica struttura, alla quale confluiscono tre canali. L’impianto, lungo182 metri sorge su palafitte, contiene la cabina di trasformazione elettrica, le chiaviche di deflusso libero e l’impianto di pompaggio. Nella stessa area si trova l’ex Centrale Termoelettrica e l’Ecomuseo Terre d’Acqua fra Oglio e Po, che mostra i grandi generatori ormai in disuso trascinati da motori diesel.
Da qui può raggiungere Casalmaggiore, una splendida ed elegante cittadina sulle rive del Po. Qui esiste un impianto irriguo che ha una funzione di irrigazione pescando le acque dal fiume per riempire i canali utili all’irrigazione dei campi. Da non perdere una bella gita in barca sul Grande Fume, dove si possono ammirare varie specie di uccelli che nidificano nelle anse mobili e vitali del Po. (www.amicidelpo.org).
Photo courtesy of progetto dimore e borghi



