Collezione Salce e della mostra Renato Casaro a Treviso.

INAUGURATA LA SEDE DELLA COLLEZIONE SALCE A TREVISO

Scritto da Marta Covre on . Postato in Appuntamenti, Cultura

FINALMENTE APERTA LA SEDE DELLA PIÙ IMPORTANTE RACCOLTA DI MANIFESTI PUBBLICITARI D’ITALIA, E UNA DELLE MAGGIORI AL MONDO, CHE DOPO ANNI DI INCERTEZZA HA ORA UNO SPAZIO DEFINITIVO E LA MERITATA VISIBILITÀ

Treviso, Italia.
Un tesoro inestimabile quanto poco conosciuto ha finalmente una sede definitiva: la Collezione Salce, una raccolta di quasi 50mila affiches, manifesti pubblicitari, è ora aperta. Dalle pubblicità commerciali della fine dell’Ottocento agli annunci propagandistici del Ventennio, dagli appelli per i prestiti di guerra del 15-18 alle campagne promozionali della Rinascente: questi e molti altri cartelloni sono conservati presso l’ex chiesa di Santa Margherita a Treviso, nel nuovo Museo Nazionale Collezione Salce.

L’inaugurazione di sabato 12 giugno ha segnato un punto di svolta nell’offerta culturale della città, “un salto di qualità altissimo” come l’ha definito il sindaco Mario Conte, che porta la città di Treviso alla ribalta internazionale. La Collezione Salce è infatti numericamente seconda solo alla raccolta del Museo della pubblicità di Parigi. La scelta di Santa Margherita ha poi ottenuto due risultati esaltanti: dare visibilità a questo incredibile patrimonio cartaceo e ridare dignità all’edificio, rimasto a lungo in stato di abbandono.

Al centro della chiesa sconsacrata si trova oggi il bunker di cemento dove sono effettivamente depositati i manifesti, preziosissime testimonianze di una vera e propria arte ormai scomparsa. Mostre tematiche temporanee permetteranno al pubblico di scoprire la collezione, non lasciata in esposizione permanente per ragioni conservative. Nell’abside, un’impressionante installazione tecnologica sorprende e cattura: una cascata di cartelloni proiettati sulle pareti avvolge il visitatore e restituisce la dimensione dell’immenso patrimonio. Nelle cappelle laterali scorrono invece le immagini degli affreschi del ciclo di Sant’Orsola, che originariamente le adornavano.

Renato Casaro, l’ultimo cartellonista del cinema

Contemporaneamente all’apertura della nuova sede, è stata inaugurata anche la mostra Renato Casaro. L’ultimo cartellonista del cinema. Treviso, Roma, Hollywood. Come il titolo stesso indica, Renato Casaro è uno di quegli artisti sopraffini capaci di catturare lo spirito di un film e racchiuderlo in un’immagine. Fino al 31 dicembre 2021 gli spazi espositivi delle sedi museali di Santa Margherita, San Gaetano e Santa Caterina ospiteranno centinaia di iconici manifesti del cinema provenienti dall’archivio personale del maestro Casaro.

Nato a Treviso nel 1935, nella sua lunghissima carriera Casaro ha lavorato alla promozione di innumerevoli pellicole di tutti i più grandi registi del mondo. Dai primi manifesti degli anni ’50, in mostra per la prima volta, agli ultimi lavori degli anni ’90, è davvero un viaggio nella storia della settima arte, che si apre con le dediche di alcune delle star che hanno collaborato con l’artista.

“To Renato Casaro, thanks so much for your art gracing my picture. You’ve always been my favourite” – Quentin Tarantino

“Thank you, thank you and grazie for your wonderful art” – Eli Wallach

“Al mio amico Renato Casaro, che tanto ha contribuito alla popolarità dei miei film” – Terence Hill

La chiesa di Santa Margherita

Costruita nel Duecento, era riccamente decorata con opere d’arte e affreschi, tra cui il bellissimo ciclo di Sant’Orsola di Tommaso da Modena. Già nel Trecento, esservi sepolti era un onore particolare per le famiglie fiorentine esuli a Treviso. Nel 1364 Pietro Alighieri, figlio di Dante, morì improvvisamente in città e fu sepolto nel chiostro attiguo a Santa Margherita. Nell’Ottocento, dopo l’editto napoleonico di soppressione degli istituti religiosi, l’edificio fu spogliato dei suoi tesori e lasciato in rovina, mentre le tombe monumentali furono asportate o distrutte. Il sarcofago del figlio del Sommo Poeta è oggi nella chiesa di San Francesco. Tra il 1882 e 1883 l’abate Luigi Bailo riscoprì gli affreschi di Sant’Orsola sotto strati di intonaco e si occupò di staccarli e portarli in salvo (oggi si trovano ai Musei Civici di Santa Caterina). Dopo altri decenni di abbandono, oggi l’edificio torna protagonista della vita culturale trevigiana.
Foto Marta Covre

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Marta Covre

Trevigiana doc dal 1990, laureata in turismo, ora lavora a Venezia. Affascinata dalle lingue e culture del mondo, si cimenta da autodidatta negli idiomi che la attraggono – gaelico di Scozia in testa – mentre raccoglie il coraggio per affrontare il sanscrito. Da sempre appassionata di Storia, all’università ha iniziato ad approfondire la Grande Guerra partecipando a un progetto di ricerca, per poi entrare nel mondo del lavoro facendo diverse esperienze in ambito culturale. Sognatrice accanita, lettrice onnivora, ascoltatrice compulsiva di musica, è alla perenne ricerca di stimoli, nonché del suo personale Santo Graal. La sua giornata ideale comprende la ricerca di informazioni sulla prossima meta, la costruzione di itinerari, lo studio, magari pratico, della cucina locale, e infine il sogno a occhi aperti del momento di partire.