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Il viaggio della scoperta

Il recupero di antiche vestigia ha sempre un fascino particolare: memorabile è il viaggio della scoperta, da cui comincia il lungo viaggio attraverso la storia, ma è solo l’inizio del viaggio dell’immaginazione, che può non avere confini e non è privo di aspetti curiosi. Dal passato al futuro, il percorso passa da un sogno e, in questo caso, si tratta del sogno del nuovo proprietario del Castello Sforzini di Castellar Ponzano, che ha intenzione di lasciare ai posteri qualcosa di sé… con un pizzico di mistero.

Tortona (AL), Italia.

A baluardo del fiume Scrivia che una volta lo lambiva, il Castello Sforzini di Castellar Ponzano si trova a sud di Tortona, per la precisione a 8 Km, ovvero proprio le 5 miglia romane che separavano la villa imperiale dalla città.
Il castello, che sorge al disopra dell’antico acquedotto che ancora oggi fornisce il Comune dell’alessandrino piemontese, è protagonista di un racconto che dura settecento anni: oggi Luca Sforzini, esperto d’arte, ha deciso di restaurarlo in tutte le sue parti e anche di stabilirvi la sede di un’associazione culturale dal nome che forse non potrebbe avere maggiori aspettative: “Rinascimento”.

Castello Sforzini di Castellar Ponzano: l’attuale proprietario Luca Sforzini.
Foto grande in alto, veduta dall’alto del Castello.

“L’arte è il mio lavoro:”, spiega Sforzini, “sono perito e mi occupo di attribuzioni, compravendite e gestione di collezioni private, ma quando, negli anni del Covid, mi sono trovato a una svolta esistenziale, ho sentito l’urgenza di dare un senso alla seconda parte della mia vita, che avesse il valore simbolico di un messaggio esportabile, legato, ad esempio a un luogo da rilanciare. In due ettari e mezzo di terreno si trovano il castello di 1300 metri quadrati, la cui architettura si è mantenuta integra fin dal Medioevo; una villa ottocentesca adiacente di ampiezza equivalente e una ex stalla di 3-400 metri quadrati. Il censimento del 1541 annota che vi erano residenti 25 nuclei familiari”.


“Non si tratta di un castello di famiglia”, precisa, “conosco la zona ma non avevo la minima idea di questo luogo. Non ne sapevo nulla prima di acquistare, eppure fin da subito ho percepito qualcosa di ‘familiare’, che mi attirava qui. La decisione è stata presa sul filo dell’incoscienza: non ho pensato a quanto impegno di studio e di ricerca sarei stato chiamato!


Per cominciare a capire qualche cosa, ho iniziato a scartabellare qui e là, prima alla rinfusa e senza un filo logico, finché, finalmente, non si è palesata la tenue traccia di un percorso. Ma può immaginare la mia sorpresa quando ho scoperto che in un documento storico appariva qualcuno che aveva il mio stesso cognome: che cosa c’entravo io con tutto questo?”.

Castello Sforzini di Castellar Ponzano: il chiostro visto dal camminamento sul lato nord

I primi insediamenti

“Nelle cantine del castello”, elenca Sforzini, “abbiamo rinvenuto laterizi romani e longobardi. Ma, prima dei Romani, questa zona ha accolto numerose tribù celtiche liguri. Nel 1155 Federico Barbarossa vinse l’assedio di Tortona avvelenando le acque che giungevano in città proprio dalla fonte del castello e di quel tempo rimane uno sperone dell’antica fortezza; trent’anni dopo, mentre la proprietà era già della famiglia manfredingia Ponzano di antica nobiltà longobarda, che nella genealogia vantava nientemeno che un camerlengo di Carlo Magno, l’abazzia circestense di Rivalta Scrivia affidò a tre non meglio identificati “fratres”, la responsabilità del recupero.  


A inizio Cinquecento, la terza fase della ricostruzione del castello, in particolare dell’area nord, viene ricondotta alla famiglia genovese dei Balbi, infatti Galeazzo Balbi, che lì risiedeva, ricopriva la più importante carica politica di Tortona. Il simbolo dei tre pesci ‘barbi’ sovrapposti si ripete non
solo in tre stemmi marmorei ma anche negli affreschi di alcune sale, mentre in un cartiglio all’ingresso si legge la scritta GZBA attorniata dai pesci. Ora sappiamo che nel Settecento, quando il castello era della famiglia dei Marchesi Busseti, vi venivano ospitati studiosi ed esoteristi”.

Come appunti di storia, al castello si evidenziano particolari che incuriosiscono. Ad esempio, una torre abbassata testimonia il disprezzo verso l’aristocrazia che segnò la Rivoluzione Francese; la battaglia di Novi Ligure del 1799 aveva già visto le truppe russe di Alexandr Suvorov combattere contro i Francesi, ma in occasione della battaglia di Marengo contro gli Austriaci, il 14 giugno 1800, il castello, allora sotto il controllo della famiglia Guasone, ebbe un ruolo di particolare rilievo: la Scrivia (qui il fiume si chiama al femminile) era in piena e la disfatta dei Francesi sembrava inevitabile.

“Fu un certo don Guazone”, conferma Sforzini, “che peraltro era un prete giacobino, ad avere l’idea di utilizzare chiatte, barchini e anche semplici barili per aiutare le truppe del generale Desaix a guadare il fiume e accorrere in appoggio. Desaix morì sul campo di battaglia, ma questa vittoria aprì la strada a Bonaparte verso la conquista dell’Europa. In mille anni, conclude, “il castello è stato proprietà di quattro famiglie diverse, e nel tempo ha perduto la funzione di difesa. Da circa un secolo non se ne aveva notizie, fino all’aprile 2022, quando ha catturato il mio interesse. Oggi il castello è visitabile, sommariamente arredato: il suo pregio è soprattutto architettonico e artistico”.

Castello Sforzini di Castellar Ponzano: gli affreschi cinquecenteschi all’interno dello studiolo di Galeazzo Balbi.

Una curiosa coincidenza

“Recentemente abbiamo scoperto che il mio avo, quello che citavo prima, quello che non era noto in famiglia ma aveva il mio stesso cognome, sembra ricoprisse il ruolo di ufficiale di collegamento”, ma Sforzini vuole soffermarsi su un altro particolare: “Ho già accennato”, dice, “che in questo luogo, a prima vista, ho provato la sensazione di essere già stato: qualcosa mi attirava, ma io sono sempre stato prudente riguardo a certi aspetti misteriosi dell’esistenza.

Quando sono lì, benché nei secoli siano sicuramente accadute tante cose, di certo non tutte piacevoli, non provo alcuna inquietudine. Al contrario percepisco sensazioni positive e benevole, che mi danno tranquillità, come se fossi ‘tornato’ a casa”.

Castello Sforzini di Castellar Ponzano: in notturna con gli esperti del paranormale

Ogni castello ha i propri misteri

“Non è un mistero”, precisa Sforzini, “anzi, è certa la presenza dei Templari, a partire dal 1100. Un portico ligneo rinvenuto di recente perché era stato inglobato nell’area nord, serviva a dare riparo ai pellegrini che andavano lungo la via Postumia, i quali si fermavano qui anche per l’abbondanza di acqua. Molto particolare è anche una formella murata nel chiostro, che riunisce una serie di strani simboli: tre linee ondulate come a indicare l’acqua, una piramide, la luna, il sole e un lupo, affiancati nell’angolo destro da un profilo in cui si potrebbe facilmente riconoscere il Sommo Poeta.

Sappiamo che Dante era vicino alla setta iniziatica dei ‘Fedel d’Amore’, e che fra il 1304 e il 1305 si era recato a Parigi e la formella potrebbe essere il racconto crittografato del suo transito in questa zona. Infine, nella torre di sud-ovest, che è pendente, e la cosa è ancora tutta da spiegare, abbiamo rinvenuto affreschi trecenteschi che contengono, all’interno di una mandorla, un occhio onniveggente stilizzato.

Castello Sforzini di Castellar Ponzano: formella con simboli esoterici murata nel chiostro

Guarda caso

“Quando io stesso ho rinvenuto per caso, dietro un mattone smosso, un mazzo ottocentesco di Tarocchi, ho pensato che quello era il segnale: forse era giunto anche per me il momento di rischiare la mia reputazione e fare qualche esperimento ‘particolare’, come si confà in qualunque castello; in un modo o nell’altro chiunque se lo aspetta. E ben mi sta, perché un gruppo di studiosi del paranormale ha ‘diagnosticato’ la presenza di strane energie addirittura ‘con capacità interlocutorie’.

Per chiarire, mentre ci trovavamo in una stanza sotterranea, alla somministrazione di alcuni stimoli verbali come domande semplici in italiano, sono seguite una serie di risposte che si sono manifestate attraverso varie anomalie, fra cui l’attivazione di sensori luminosi di movimento e strane variazioni di temperatura; in ambienti vuoti è stata poi rilevata traccia di attività di una presenza femminile che, detto più banalmente, si vede “passare” in un filmato. In effetti, Galeazzo aveva due figli amatissimi, ma non parla mai della loro madre, e questa è una lacuna che, a rigor di logica, non dovrebbe esistere… Che ne fu di lei?”.

Castello Sforzini di Castellar Ponzano: con la bandiera

Le linee-guida di un moderno ‘Rinascimento’

“Alla luce di un atteggiamento riconducibile allo spirito neo-platonico del Rinascimento, il nostro gruppo ha dato vita a un’associazione culturale che vorrebbe diventare un centro studi. ‘Rinascimento’ è un’occasione per ribadire ancora una volta il ruolo centrale che l’Italia può avere nel mondo, alla luce del nostro caleidoscopico patrimonio. Il perché appare chiaro, si è rotto qualcosa: in primis nella coscienza di noi stessi.

La carta di fondazione dell’associazione anticipa un progetto a cui stiamo lavorando. La bellezza va protetta. Troppo a lungo l’Italia, che è un museo a cielo aperto, si è attardata svendendo le proprie eccellenze per cercare, invano, di rafforzare le proprie debolezze, invece di valorizzare le diversità che rendono unici gli individui, con tutti i loro talenti”.

INFO
Il Castello Sforzini di Castellar Ponzano è visitabile su appuntamento, anche per gruppi, chiamando al numero 334 2943083 oppure scrivendo una mail all’indirizzo castellarponzano@castellosforzini.it
Al link: https://www.castellosforzini.it/

Photo courtesy of Castello Sforzini di Castellar Ponzano

Paola Biondi

Paola Biondi

Dice che il mistero l’affascina. In tutte le sue forme, compresa quella insita nelle persone, che a lei piace ascoltare, osservare. Gliel’hanno insegnato al liceo gli antichi greci. Naturale che faccia la giornalista, non solo professionista, ma con qualche spunto antropologico e scientifico, perché anche la scienza affronta i misteri. Il viaggio di lavoro inizia (gratis) al “Corriere Mercantile” di Genova e poi freelance per Mondadori e redattrice in Rusconi del migliore design. Caporedattore in Hachette-Rusconi, l’ha divertita molto ricevere al telefono “Patrick” o LaChapelle e per niente i reporter di Magnum dalle Torri Gemelle. Per Cairo Editore ha provato a lungo l’ebbrezza del gossip che svela tanti tipi umani; per tornare all’Arte e all’Antiquariato, il suo porto di bellezza. Scrittrice di saggi per Umberto Allemandi e Anima Edizioni, “L’amore sottile” è il primo romanzo (vedi qui la recensione) ed è già pronto il sequel. Oggi vive fra Milano e il Golfo Paradiso della Riviera ligure di Levante, dove si sente a casa.

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