“IL TEMPO DI CARAVAGGIO” LA MOSTRA CHE RIPORTA ROMA NELLO SPLENDORE DELL’ARTE SEICENTESCA

“IL TEMPO DI CARAVAGGIO” LA MOSTRA CHE RIPORTA ROMA NELLO SPLENDORE DELL’ARTE SEICENTESCA

Scritto da Chiara Curia on . Postato in Appuntamenti, Cultura

I musei Capitolini rendono omaggio a Caravaggio e alla corrente pittorica che da lui prende il nome con la mostra “Il tempo di Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi”, realizzata con la collaborazione della fondazione “Roberto Longhi”, aperta al pubblico fino al 13 Settembre 2020.


Roma, Italia.
La portata innovativa del messaggio pittorico di Michelangelo Merisi da Caravaggio è ben visibile a qualsiasi visitatore: i contrasti dettati dalle luci e dalle ombre forniscono uno schema di lettura delle sue opere dal forte impatto visivo, un carattere identificativo del suo stile così netto che lo porterà ad essere definito un creatore di luce e a caratterizzare il movimento pittorico a lui successivo, identificato come Caravaggesco.


Ciò che invece in pochi sanno, è che il tributo oggi riconosciuto a Caravaggio e ai Caravaggeschi è stato tardivo; solo nel XX secolo lo stile visionario del Merisi verrà messo in luce, diventando uno degli artisti più apprezzati nel panorama internazionale. Proprio come nelle sue tele in cui luce ed ombra si contendono la scena, la riscoperta del genio caravaggesco emergerà dall’oblio del tempo per ritrovare nuova luce nel panorama artistico internazionale anche grazie al contributo di Roberto Longhi, appassionato storico dell’arte che dedicherà tutta la sua vita alla conoscenza ed alla riscoperta dell’artista, raccogliendo una collezione di circa 250 opere oggi preservate dalla Fondazione a lui dedicata.


La città di Roma è stata scenario e fucina creativa del Caravaggio, influenzato dai magnifici giochi di luce ed ombra di cui la Città Eterna gode sin dalla notte dei tempi, una luce che riverbera fra il travertino e gli specchi d’acqua riflessi nelle sue fontane: alla grandezza del Caravaggio e dei suoi seguaci i Musei Capitolini rendono omaggio con la mostra “Il tempo d Caravaggio. Capolavori della collezione di Roberto Longhi”, aperta nelle sale espositive di Palazzo Caffarelli.


La visita è introdotta da uno schizzo a carboncino realizzato da Roberto Longhi dell’opera “Il ragazzo morso dal Ramarro” pezzo forte presente nella mostra. Nello schizzo Roberto Longhi, con tratto sicuro, evidenzia il genio caravaggesco, tratteggiando l’uso della luce espresso dall’artista. Lo stupore del Longhi di fronte a questa opera è ben comprensibile: da secoli rimane immutato su tela lo stupore e il dolore del ragazzo per il morso ricevuto, donando alla tela un dinamismo quasi cinematografico.


La mostra espone alcune tele dei più importanti artisti appartenenti al movimento post caravaggesco italiano ed europeo, opere che riprendono non solo lo stile del Caravaggio, ma anche alcune tematiche: su tutte spicca il “Cristo morto trasportato al sepolcro” di Giovanni Caracciolo, che riprende lo schema narrativo della “Deposizione” di Caravaggio esposta nei vicini Musei Vaticani. Anche nell’opera “Giuditta con la testa di Oloferne” di Carlo Saraceni il richiamo al Maestro è evidente, non solo nella riproduzione della luce, ma anche nella rappresentazione dei costumi in uso nel Seicento e del canone di bellezza, incredibilmente vicino alla realtà del tempo.


Che Caravaggio abbia influenzato anche artisti europei è dimostrato da alcune delle tele presenti alla mostra: oltre al “San Tommaso” di Jusepe da Ribera, è esposto anche Valentin de Boulogne, che nella tela “La negazione di Pietro” riprende il tema della rappresentazione della vita quotidiana dell’epoca inserita all’interno di opere dal tema religioso, e di Matthias Stom, artista olandese con profonde influenze caravaggesche, qui espresse dalla tela “Annuncio della nascita di Sansone a Manoach e alla moglie”.


Nel racconto del movimento caravaggesco portato avanti dall’esposizione, non può mancare il riferimento a Mattia Preti, considerato dal Longhi come il terzo genio del Seicento italiano dopo Caravaggio e Battistello Caracciolo, presente nella mostra con la tela “Susanna e i Vecchioni”, in cui il candore spirituale di Susanna è fortemente evidenziato dalla luce sprigionata dal suo corpo.


Con questa esposizione, i Musei Capitolini non rendono omaggio solo ad un movimento artistico strettamente connesso con la città di Roma, ma anche a Roberto Longhi, il quale ha riportato la figura del Caravaggio ad occupare un ruolo centrale nel Barocco e nell’arte italiana, costituendo un vero e proprio punto di rottura e innovazione fra il Rinascimento e i movimenti artistici successivi.

Info: Musei Capitolini

Photo dall’alto:
Jusepe de Ribera San Tommaso
Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi

Gioacchino Assereto Sansone e Dalila
Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi

Angelo Caroselli Allegoria della vanità
Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio Ragazzo morso da un ramarro
Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi

Carlo Saraceni Giuditta con la testa di Oloferne
Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi

Valentin de Boulogne Negazione di Pietro
Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi


Chiara Curia

Chiara Curia

“Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”: nata in Calabria e cresciuta a Milano nei primi anni di vita, sono ritornata sullo Jonio abbastanza in fretta da sentire il legame ancestrale con il mare, con lo scirocco e con il viaggio nelle vene. Mi sono trasferita a Roma appena maggiorenne per studiare Giurisprudenza (e non ci si può aspettare niente di diverso da chi è nato qualche giorno dopo che iniziasse Mani Pulite), ho lasciato un pezzo di cuore a Valencia dove ho vissuto un anno, innamorandomi dello spagnolo come fosse la mia lingua madre. Lavoro sui fondi europei, che mi permettono di viaggiare spesso, leggo più libri contemporaneamente, adoro farmi fotografare dal mio compagno, torno al mare tutte le volte che posso. Marquez mi ha insegnato ad amare, Camilleri a sentire i legami con la mia terra, Calvino a salire su un albero e non mettere più i piedi a terra, impegnata come sono a sognare.