Il marito invisibile "compare" al Teatro Manzoni di Monza

Il marito invisibile “compare” al Teatro Manzoni di Monza

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in cinema

Maria Amelia Monti e Marina Massironi portano in scena al Manzoni di Monza Il marito immaginario, con il testo e la regia di Edoardo Erba. La realtà virtuale prende il sopravvento sulla vita reale; le protagoniste si fanno portavoce delle ansie e delle solitudini che caratterizzano la nostra epoca con una irresistibile vena comica e una immutata amicizia, legate “come sorelle da 30 anni”.

Monza, Italia.
Maria Amelia Monti torna al Manzoni di Monza con un altro originale testo di Edoardo Erba, marito dell’attrice. Dopo il successo di La lavatrice del cuore, presentato su questo palco a gennaio 2020, questa volta affianca la Monti Marina Massironi, nello spettacolo Il marito invisibile. Le protagoniste sono loro due, anzi, per l’esattezza sono in tre, il terzo personaggio si chiama Lucas ma c’è un piccolo particolare: Lucas è invisibile.

La bravura delle due istrioniche protagoniste è indiscutibile, l’interessante scelta di regia fa il resto. Maria Amelia Monti e Marina Massironi, rispettivamente Fiamma e Lorella, condividono il palco nelle loro due postazioni “telematiche”, ognuna con il suo tablet, sul proprio tavolo: Fiamma in cucina, nella cucina della sua casa di campagna dove sta trascorrendo il lockdown insieme al burbero marito Orlando; Lorella in camera da letto, nell’appartamento in cui si è rifugiata in tempi di pandemia. Tuttavia la scena è nuda, lo sfondo è di un unico colore blu. L’ambientazione si trova solo nei grandi schermi collocati sopra le protagoniste, nei quali gli spettatori vedono quello che le due amiche, in video chiamata, vedono l’una dell’altra. Unico appunto forse è che lo sguardo delle attrici non è rivolto all’iPad che si trovano davanti, come sarebbe normale che fosse, bensì alla telecamera, collocata più in alto.

L’attenzione degli spettatori è così tutta concentrata sulla conversazione tra le due e sulla mimica delle attrici che recitano sul palco ma si possono anche osservare, in primo piano, negli schermi. Effetto cinema. Schermi che non si spengono mai perché quando le protagoniste escono fisicamente di scena il loro rapporto con la rete continua, non si interrompe mai: e allora sugli schermi scorrono le foto delle vacanze, i post di Facebook, le app di incontri. Il risultato è un interessante intreccio di linguaggio teatrale e linguaggio cinematografico.

La mimica delle attrici è irresistibile, Maria Amelia Monti, soprattutto, è insuperabile: impossibile non ridere di fronte a certe battute ma anche, forse ancora di più, di fronte a certe espressioni facciali che non hanno bisogno di parole.

I due personaggi recitano parallelamente, condividono il palco, ma non si guardano mai. Comunicano ma non si incontrano. Inevitabile il riferimento all’epoca corrente, nella quale, dal primo lockdown in poi (ma forse anche prima) l’ingombranza di social e incontri virtuali ha preso il sopravvento.

Lorella presenta a Fiamma il suo uomo invisibile conosciuto in un locale notturno a seguito di un appuntamento preso su una app di incontri e l’amica teme che abbia dato di matto a causa della solitudine. Ma nel corso delle successive video chiamate e quindi dello spettacolo Fiamma si ricrede. Lucas da marito invisibile diventa amante invisibile e poi anche le amiche si fanno contagiare dalla “pandemia” dell’invisibilità. “Siamo in molti!”. “Si propaga a macchia d’olio”. “Ma come funziona? Ti iniettano un liquido? Un vaccino…?”. 

Un po’ teatro dell’assurdo, un po’ commedia degli equivoci tipica di un certo cinema hollywoodiano Anni Cinquanta, questo spettacolo è qualcosa di più di una mera riflessione sulla crisi delle relazioni e l’aumento esponenziale di fobie che caratterizzano il nostro secolo. Il finale aperto e la giusta dose di fantasia permette agli spettatori, ciascuno con il bagaglio con cui si è seduto a teatro, di trattenere ciò di cui aveva bisogno. I numerosi applausi e le risate a scena aperta ne sono la prova. Insieme al commento, inequivocabile, della signora che ti siede accanto e non conosci che non appena cala il sipario ti dice “Almeno ci siamo fatti due risate!”. Eh sì. Finalmente si può tornare a teatro a ridere. Almeno fino al prossimo lockdown. 
Foto Elena Borravicchio

Info: Teatro Manzoni Monza

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.