Il genio della Pop Art arriva a Napoli: Andy Warhol in mostra alla Basilica della Pietrasanta

Il genio della Pop Art arriva a Napoli: Andy Warhol in mostra alla Basilica della Pietrasanta

Scritto da Alessandra Chianese on . Postato in Appuntamenti, Cultura

Il genio della Pop Art arriva a Napoli: Andy Warhol in mostra alla Basilica della Pietrasanta

A Napoli in mostra l’affascinante espressione della Pop Art, quel mondo che ha dato il via a l’ascesa di Andy Warhol, l’artista che più di tutti ha stravolto la visione dell’arte. Oltre 200 le opere del genio della pop art, che si potranno ammirare dal 26 settembre fino al 23 febbraio 2020 alla Basilica della Pietrasanta.

Napoli, Italia.
Settembre si presenta come un mese all’avanguardia per Napoli dal punto di vista culturale e artistico. Dal 26 settembre, presso la Basilica della Pietrasanta, sita nel centro storico del capoluogo partenopeo, sarà possibile visitare una mostra interamente dedicata a Andy Warhol, genio americano, creatore della Pop art, movimento capace di rivoluzionare totalmente il mondo dell’arte dal secondo dopoguerra.

L’esposizione conta oltre 200 opere, scelte appositamente per offrire una visione completa del celebre artista. Divisa in sette sezioni, descrive minuziosamente le fasi che hanno segnato la nascita del mondo Pop, attraverso icone, ritratti, polaroid, acetati, disegni, musica, brand e un elogio alla nostra nazione: : tra queste, infatti, è presente anche una sezione in cui saranno mostrati al pubblico diversi lavori che evidenziano il rapporto dell’artista con l’Italia e in particolare con Napoli, concretizzatosi del tutto attraverso la realizzazione del suo “Vesuvius”, datato 1985, e il “Ritratto di Beuys”, risalente al 1980. La mostra Andy Wahrol è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia, realtà ormai pienamente affermata sul territorio partenopeo grazie anche ai grandi successi ottenuti dalle precedenti esposizioni, ossia quella di Escher al PAN e quella di Chagall sempre alla Pietrasanta, scelte rispettivamente da 102.658 e 68.000 visitatori. L’obiettivo è quello di mostrare una visione a tutto tondo del genio americano, in modo da poterne scorgere integralmente la grandezza, l’innovazione, lo stile inconfondibile.

La prima sezione che si scorge è quella delle ICONE: nel 1962, l’artista inaugura una mostra personale presso la Ferus Gallery in cui i soggetti rappresentati sono le lattine Campbell’s Soup, create attraverso serigrafia e acrilico su tela. L’effetto sui critici del tempo, tuttavia, è inizialmente negativo: alcuni di loro le definiscono come “opere piatte e provocatorie”, senza chiedersi il motivo per cui dei semplici barattoli contenenti prodotti alimentari potessero essere rappresentati in un’opera d’arte. La spiegazione sta nel fatto che la società americana viveva un momento particolare della propria storia, in cui la pubblicità cominciava a prendere il sopravvento e quindi condizionare la vita di tutti i cittadini, artisti compresi. Warhol sente allora il bisogno di cogliere la realtà che lo circonda, riprodurla, intrappolarla in forma d’arte. L’oggetto diventa quindi un soggetto artistico, un a cosiddetta “icona pop”. Warhol moltiplica in serie le sue opere, rendendole multiple di se stessi: scompare l’autenticità a favore della comunicazione di massa globale. Vengono, inoltre, realizzate anche serigrafie di volti, da quelle in cui ritrae se stesso fino alle celebri icone raffiguranti Liz Taylor, Jackie Kennedy, Mao Tse-Tung e Marylin; l’opera che ritrae quest’ultima può essere analizzata per comprendere il messaggio di Warhol: la celebre diva è privata della sua bellezza attraverso le sovrapposizioni di colore serigrafico, in modo da creare un’immagine stilizzata che offra la sola e unica immagine della Monroe.

La seconda sezione è quella relativa ai RITRATTI: numerosi volti riguardanti il mondo della musica, della moda e del cinema diventano i protagonisti dei ritratti di Warhol, spesso privati delle loro principali caratteristiche, rappresentati solo attraverso i tratti essenziali, quelli grazie ai quali è possibile riconoscerli, marcati dalle rigide campiture di colore, elemento fondamentale dell’opera. Warhol non ha pregiudizi sui soggetti da proporre per le sue opere: la sua unica prerogativa è produrre in grande quantità, realizzando il ritratto più volte, cambiando i colori o i toni serigrafici dei volti. Moltissimi personaggi legati allo star system del tempo, infatti, si recano da lui per un proprio ritratto. Diversi sono gli omaggi ad artisti del calibro di Man Rey e Edvard Munch o grandi nomi della moda quali Gianni Versace, Valentino, Regina Schrecker.

La terza sezione è quella dei DISEGNI: gioielli, accessori di moda, mazzi di dollari ma anche fiori stilizzati vengono illustrati da Warhol quando giunge a New York, nella fase in cui ancora non era ancora conosciuto, in cerca di opportunità. Diventa grafico pubblicitario e comincia a disegnare anche copertine di album musicali; nel 1955 i suoi disegni vengono notati dalla catena di scarpe di alta moda Miller e gli viene chiesto di realizzare una serie di tavole raffiguranti calzature, pubblicate poi nelle edizioni domenicali del “New York Times”. Nel 1958 avviene un primo mutamento: il genio americano comincia a interessarsi di opere d’arte, apprezzandone la grande forza comunicativa, spronandolo a rappresentare l’oggetto quotidiano come soggetto delle sue opere, ispirate alla cultura di massa e ai beni di consumo.

La quarta sezione è definita WARHOL E L’ITALIA: l’artista ha un primo approccio con la penisola italiana a Ferrara, in occasione della mostra “Ladies and Gentleman” a Palazzo dei Diamanti. Successivamente, va in scena presso la Galleria Lucio Amelio una mostra che si propone di porre a confronto la pop art americana e l’arte concettuale tedesca di Joseph Beuys: questo momento fa assumere a Napoli il ruolo di palcoscenico artistico mondiale. Nel luglio del 1985 Warhol espone presso il museo Capodimonte la serie “Vesuvius”, ovvero il noto vulcano della città durante l’eruzione, servendosi di colori pop-espressionistici e antinaturalistici. L’ultimo viaggio in Italia avviene nel gennaio del 1987, per presenziare a una mostra indetta a Milano, presso il Palazzo delle Stelline.

Il genio della Pop Art arriva a Napoli: Andy Warhol in mostra alla Basilica della Pietrasanta

La quinta sezione è quella dedicata ai BRAND: accantonata la parentesi da illustratore commerciale, Warhol si propone di utilizzare a proprio vantaggio la società che precedentemente lo aveva visto solo come un “tramite” per la comunicazione. Dal 1962 si serve di brand e marchi per realizzare opere d’arte; verso la metà degli anni Ottanta, vengono poi prodotti lavori come “Chanel”, omaggio al celebre profumo utilizzato anche da Marylin, e “Paramount”, richiamo alla casa cinematografica.

La sesta sezione, MUSICA, vede Warhol come disegnatore di album musicali dal 1949, prima per la Columbia Records e poi per la RCA, in cui mostra la sua abilità “sottile e delicata” da illustratore commerciale. Nel 1967 ottiene il primo importante successo con il disco “The Velvet Undergound & Nico” del gruppo di Lou Reed, conosciuto con il termine di “disco banana”, termine coniato in seguito all’apparizione sulla copertina di una buccia di banana matura di colore giallo e nero; se rimossa, mostra al di sotto il frutto con un colore roseo, esplicito richiamo ad un simbolo fallico. Di grande importanza fu anche l’amicizia con Mick Jagger, leader dei Rolling Stones, a cui dedicò una cartella serigrafica di ritratti e con cui ebbe diverse collaborazioni. Famosa è una polaroid in cui è ritratto un jeans indossato fronte e retro che diventerà poi la copertina dell’album Sticky Fingers che, realizzato con una vera zip, mostra gli slip del modello se viene aperta. Diversi gli omaggi anche ad altri grandi nomi della musica quali Miguel Bosé, Liza Minnelli e Debbie Harry.

La settima e ultima sezione è POLAROID E ACETATI, in cui l’artista racconta i principi fondamentali per realizzare i ritratti, una delle sue maggiori fonti di guadagno. La polaroid è il primo fattore per il ritratto serigrafico: Warhol era solito far mettere il soggetto in posa, scattargli diverse foto con la Polaroid, circa una sessantina, da cui ne traeva quattro che venivano stampate. Tra queste sceglieva un’immagine che veniva abilmente modificata in modo da rendere il soggetto rappresentato il più attraente possibile. Dall’immagine deformata, infine, faceva la serigrafia. Da ricordare i ritratti di grandi firme di alta moda quali Gianni Versace, Valentino, Giorgio Armani e nomi celebri del cinema e dello sport come Sylvester Stallone, Arnold Schwarzenegger e Muhammed Alì. Anche I “Self Portraits” sono di grande rilevanza, da quelli in cui l’artista si ritrae dinanzi allo specchio a quelli in cui indossa una parrucca argento in contrasto con lo sfondo buio.

Appuntamento assolutamente da non perdere: un evento unico, una mostra dinamica, accattivante, rivoluzionaria, pronta a lasciarvi senza parole dinanzi alla grandezza di Warhol, il più importante esponente della Pop art. L’esposizione, inoltre, aderisce anche alla campagna di sensibilizzazione “La Prevenzione è il nostro capolavoro”, ponendosi in collaborazione con Komen Italia, organizzazione da sempre impegnata nella lotta ai tumori al seno e nella tutela della salute femminile.

Per info e prenotazioni: www.arthemisia.it

Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Nata e vissuta a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Amante delle lingue e studentessa di Economia, adora viaggiare per scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. L’interesse per l’attualità e la politica sono sempre stati una costante nella sua vita fin da piccola: non a caso, è un’aspirante giornalista di cronaca presso un giornale della sua città.