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I Recovery Plan europei: una missione collettiva nell’UE post-Covid

Scritto da Gwen Marletta on . Postato in Cultura, Turismo

Partecipano alla presentazione del Recovery Plan Turismo e Cultura, Associazione Civita, organizzazione non profit votata alla promozione culturale con il presidente Gianni Letta, Domenico De Masi, sociologo italiano, Valerio Valla, avvocato e CEO di Studio Valla e Paolo Gentiloni, commissario europeo per gli affari economici e monetari.

Roma, Italia

Apre il dialogo Gianni Letta, presidente dell’Associazione Civita, introducendo il progetto dell’Unione europea, Next Generation EU, un’occasione per i paesi europei per ripartire e vedere la cultura come un elemento di sviluppo e progresso. Lascia poi subito la parola a Paolo Gentiloni, commissario europeo, che espone come le prospettive economiche dell’Italia abbiano adesso una prospettiva decisamente ottimistica. Il tasso di crescita medio dell’Unione Europea al momento è infatti significativo per questo periodo con un incoraggiante 4.2%/4.4%. “L’Italia”, specifica poi, “è coerente con la media ma si distingue per una crescita perfino leggermente superiore a quella di altri paesi”. I numeri sono sorprendenti, non registrati ormai da decenni, ma l’obbiettivo finale non è quello di vedere un rimbalzo che faccia recuperare. La meta dell’Unione adesso è di ripartire con una spinta che permetta una crescita più sostenibile e duratura. L’ottimismo del commissario europeo non è infondato, deriva infatti da più di un fattore tra cui l’andamento positivo della campagna vaccinale che ha rivelato ritmi e disponibilità soddisfacenti, lo stimolo derivante dai grandi attori quali USA e Cina, cruciali per paesi esportatori come Germania e Italia, e il piano di Next Generation EU.

Debito comune per un obbiettivo comune

Next Generation EU è un fondo approvato nel luglio del 2020 dal Consiglio europeo per sostenere gli Stati membri nel risollevarsi dalla crisi derivata colpiti dalla pandemia di Covid-19. L’attuazione e stanziamento di fondi comuni derivanti dall’emissione di un debito europeo comune era stata inizialmente ostacolata dagli scetticismi di alcuni paesi ma nel maggio del 2020 la situazione ha spinto molti paesi a sostenere il progetto. Dopo l’accettazione del piano e i mesi di negoziazione, intorno a Natale 2020 è stata raggiunta l’approvazione totale che sancire l’inizio dei lavori tra questo giugno e luglio. Gentiloni dichiara: “Sono convinto che sarà un passo positivo dal punto di vista dei mercati finanziari. Esattamente come il meccanismo SURE, simile alla cassa integrazione italiana, Next Generation EU prevederà l’erogazione di bond comuni europei. “Siamo ai blocchi di partenza con la prima tranche del 13% di finanziamenti pronti per essere distribuiti e sono di importanza fondamentale i fondi previsti per cultura”, afferma Gentiloni.

I Recovery Plan

Vista l’importanza della cultura nel processo di ripresa, l’Associazione Civita ha commissionato uno studio comparativo che mette a confronto le azioni di quattro paesi europei più l’Italia. Modera questa discussione Simonetta Giordani, segretario generale dell’Associazione Civita, che chiarisce la motivazione dietro allo studio. “Volevamo andare in profondità per capire le politiche culturali dei vari Stati membri e carpirne le similitudini, le differenze e le omissioni per andare oltre scetticismi forse infondati o malinformati”, dichiara Giordani. L’Italia avrà a disposizioni grandi risorse, 191.5 miliardi di euro di cui 68.9 a fondo perduto e un ulteriore somma di fondi complementari. Interviene Valerio Valla, avvocato e CEO dello Studio Valla, per illustrare i risultati dello studio. “Tutti paesi mostrano come fil rouge l’attenzione per la sostenibilità, sia economica che climatica, e per il digitalizzazione come prosecuzione del Green Deal del 2019”. Partendo dalla Spagna con i suoi 69 miliardi, vediamo una somma considerevole in favore di cultura e sport. La Francia riceverà 50 miliardi con un’aggiunta di 60 miliardi di cofinanziamento nazionale che verranno anche utilizzati per un rilancio della lingua francese come prima lingua nell’Unione in virtù dell’uscita del Regno Unito dall’UE. La Germania opta per una strategia contraria a quella degli altri paesi non allocando finanziamenti in favore di turismo e cultura. Infine, il Portogallo si dimostra virtuoso avendo presentato per primo il suo piano di azione nel contesto del Next Generation EU e prevedendo un 3.5% dei suoi fondi per turismo e cultura. L’Italia, infine, dedica 40% delle risorse al Sud e investe anche in un rilancio di Cinecittà con il centro sperimentale, puntando sull’audiovisivo, e con l’iniziativa Roma Caput Mundi.

Un’analisi sociologica

Interviene infine Domenico De Masi, sociologo italiano, elaborando il concetto di cultura applicato ai vari Recovery Plan. Specificando come il concetto tagli trasversalmente nella concezione di cultura che è sempre stata vista distintamente in termini accademici e in termini antropologici, De Masi definisce come l’idea di cultura nel contesto dei vari piani di azione sia stata declinata maggiormente in senso scientifico, digitale e materiale. “La precedenza, dunque, è stata data ai manufatti e al tangibile mentre la cultura ideale con la sua molteplicità di linguaggi e fonte di cliché e quella sociale con usi e costumi siano state messe in secondo piano”, spiega l’esperto. Il secondo aspetto toccato da De Masi è quello dell’occupazione che, a suo parere, calerà drasticamente dato il forte accento posto sulla digitalizzazione dei servizi e dei prodotti. La sua previsione suggerisce una riduzione dell’orario di lavoro per persona entro il 2026 o l’occupazione vedrà un ulteriore calo drastico. L’ultima riflessione è sul turismo e le sue potenzialità. “Il turismo è uno dei settori merceologici più sicuri avendo più possibilità di sviluppo e crescita con l’aumentare del tempo libero e di una popolazione mondiale interconnessa e scolarizzata”, tuttavia, continua De Masi, si dovrà fare attenzione alla tipologia di turismo da sviluppare. Il turismo di massa viene definito come un circolo vizioso di svantaggi tra cui l’imbruttimento della destinazione e della popolazione ospitante. De Masi conclude, “Il turismo d’élite sarà la soluzione sostenibile con consumatori dal superiore potere d’acquisto ma anche alla ricerca del nuovo ‘lusso’: il silenzio, la bellezza, lo spazio e il tempo”.

Gwen Marletta

Nata a Bergamo e cresciuta tra le colline della Val di Chiana, al confine tra Toscana e Umbria. In Estonia per studi da ormai un anno ma pronta a tornare in Italia per l’imminente laurea e trovare la sua prima occupazione. Scrive per passione ormai dagli anni dell’adolescenza e si è avvicinata lentamente al mondo del giornalismo per poter comunicare le proprie idee e scoperte ad un pubblico più ampio della sola famiglia e degli amici. Laureata in lingue e presto in gestione dei sistemi turistici, si interessa nel tempo libero di pittura, fotografia e graphic design. Instancabile viaggiatrice e nomade per natura esplora il mondo da quando, a soli due anni, i suoi genitori le hanno fatto scoprire destinazioni quali Mauritius, Zanzibar e l’Egitto