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I Macchiaioli: la più grande retrospettiva di oltre 100 opere a Milano

In occasione delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, Milano ospita a Palazzo Reale un’esposizione dedicata a uno dei movimenti più affascinanti della pittura europea dell’Ottocento.

Milano, Italia.

Un’Olimpiade non solo sportiva ma anche culturale. Nell’anno in cui l’Italia ospita i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, la città offre ai visitatori provenienti da tutto il mondo l’occasione di scoprire o riaprezzare uno dei movimenti più affascinanti della pittura europea dell’Ottocento, espressione artistica degli ideali del Risorgimento italiano e fondamentale per la costruzione dell’identità dell’Italia unita: a Palazzo Reale, dal 3 febbraio al 14 giugno 2026, arriva un’ampia retrospettiva dedicata ai Macchiaioli, che espone oltre 100 opere.

La mostra

Prodotta da Palazzo Reale, 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE e Civita Mostre e Musei, la mostra “I Macchiaioli” è frutto degli ultimi studi da parte dei tre più autorevoli esperti italiani del movimento: il progetto espositivo è infatti ideato e curato da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca e rappresenta un momento di recupero, riflessione e valorizzazione di una pagina fondamentale di storia dell’arte del Paese, che ha costruito le nostre comuni radici culturali.

Il catalogo della mostra “I Macchiaioli”, edito da 24 ORE Cultura, è disponibile presso il bookshop dell’esposizione, in tutte le librerie e online.

Importanti prestiti dai musei italiani

L’esposizione vede coinvolti come prestatori i più importanti musei italiani che custodiscono le opere dei Macchiaioli, come l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera, le Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, il Museo del Risorgimento e la Galleria di Arte Moderna di Milano, la Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Museo Civico ‘Giovanni Fattori’ di Livorno, nonché numerose collezioni private. La mostra si avvale del partenariato dell’Istituto Matteucci di Viareggio, e vede come main sponsor Pirola Pennuto Zei & Associati e come sponsor BPER Banca Private Cesare Ponti.

A partire dalla loro rivalutazione avvenuta tra le due guerre e proseguita sino a oggi, le opere dei Macchiaioli, incompresi dai contemporanei come in seguito capiterà agli Impressionisti, sono entrate nei grandi musei e in prestigiose collezioni private. Al movimento nel suo complesso, come ai singoli protagonisti, in particolare a Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, sono state dedicate molte mostre, soprattutto negli ultimi decenni.

La prima grande retrospettiva a Milano

Può apparire allora singolare che proprio a Milano, città dove a partire dagli anni Venti del Novecento è avvenuta la loro riscoperta sia sul versante della critica che del collezionismo, non sia mai stata realizzata fino a oggi una grande esposizione su questa fondamentale vicenda della storia dell’arte italiana ed europea.

Si presenta ora l’occasione di proporre una nuova e più approfondita lettura di questa esaltante esperienza, proiettandola sullo sfondo storico di quegli anni fondamentali che hanno visto la nascita della nostra nazione.

La breve ma intensa esperienza del movimento

La mostra intende ricostruire la breve ma intensa esperienza del movimento in un arco cronologico che va dal 1848 al 1872, data della morte di Giuseppe Mazzini, esule e clandestino in patria. A quel punto i Macchiaioli, convinti sostenitori delle idee politiche mazziniane, avevano ormai esaurito la loro carica rivoluzionaria; ma questa intensa vicenda artistica, politica e umana aveva segnato una delle svolte piu radicali nella lunga storia dell’arte italiana.

Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati e Raffaello Sernesi: attraverso le loro opere più significative emergono lungo il percorso espositivo le singole personalità di questi giovani pittori. Le biografie delineano il ritratto di una generazione che, già nel 1848, aveva iniziato a intravedere quel cambiamento che sarebbe stato realizzato tra la seconda meta degli anni Cinquanta e il decennio successivo. Pur uniti e solidali tra loro, i Macchiaoli conservarono ciascuno la propria individualità, come si nota dagli accostamenti delle opere nelle sale. In questo coro di personalità diverse, a essere comune fu la scelta della “macchia”, una tecnica pittorica innovativa modulata con il contributo di tutti gli esponenti del movimento, la cui estetica trova una formulazione teorica non in un semplice manifesto, bensì in un periodico, “Il Gazzettino delle Arti del Disegno”, fondato a loro sostegno dal critico Diego Martelli. Diversamente dagli Impressionisti, che si presentarono in mostre alternative ai Salon ufficiali, i Macchiaioli esposero le loro opere rivoluzionarie nelle pubbliche mostre di società promotrici costituite dai notabili delle più importanti città, come Firenze, Genova, Torino, Napoli, offrendosi con grande coraggio alle incomprensioni del pubblico e della critica.

Firenze come laboratorio di quest’esperienza unica

Amavano poi riunirsi in un ambiente informale come il leggendario Caffe Michelangiolo di Firenze, aperto al dibattito internazionale; frequentavano gli stessi luoghi e dipingevano all’aria aperta, affrontavano temi e battaglie comuni contro un pubblico e una critica ostili.

Firenze, destinata a diventare dal 1865 al 1871 capitale provvisoria del nuovo Regno d’Italia, fu negli anni Sessanta dell’Ottocento il vivace laboratorio di quest’esperienza unica che vide coinvolti, oltre a loro, toscani di origine, altri giovani pittori ribelli provenienti dalle diverse citta della Penisola.

Unità culturale oltre che politica

I Macchiaioli però seppero esprimere con maggior consapevolezza il progetto di creare un linguaggio pittorico comune e condiviso in cui si potesse riconoscere un Paese che aspirava a realizzare, insieme a quella politica, un’unità culturale. I curatori della mostra hanno pensato comunque di valorizzare la coralità del fermento artistico che ha animato il movimento, accostando alle già numerose opere dei Macchiaioli presenti in mostra quelle di altri pittori del tempo, come i fratelli Induno o Domenico Morelli, che a Milano o a Napoli si sarebbero confrontati con gli stessi temi e cimentati in analoghe sperimentazioni formali.

Il percorso espositivo

In un percorso di grande respiro narrativo, scandito in nove sezioni, l’esposizione ripercorre l’esperimento “nazionale”, o il progetto risorgimentale, dei Macchiaioli, troppo spesso indebitamente circoscritto in un ambito regionale, all’insegna di una toscanità fiera e vernacolare.

Le prime quattro sezioni

Il percorso della mostra ricostruisce, a partire dalla svolta epocale rappresentata dai moti risorgimentali del 1848, vista come imprescindibile momento fondante, le vicende della formazione dei Macchiaioli a Firenze, culla culturale animata dal culto di Dante e di Lorenzo il Magnifico e dalla passione per il Medioevo e il Rinascimento, visti come un passato esemplare in cui riconoscere le proprie radici (sezioni I e II).

Si passa poi al ‘presente’, che li vede partecipare, sui campi di battaglia e attraverso le loro opere, a quella esaltante epopea contemporanea che è stata la Seconda Guerra d’Indipendenza (sezione III). Si prosegue con la presenza alla prima Esposizione Nazionale allestita a Firenze nel 1861, che fu la grande occasione per proporre le loro novità, suscitando scandalo. (sezione IV).

Dalla sezione V alla IX

Attraverso il focus della sezione “I percorsi della macchia” (sezione V, VI e VII), viene analizzata la varietà del repertorio dei Macchiaioli, fondato su un radicale rinnovamento dei generi. Dal paesaggio, indagato in luoghi prediletti, al ritratto, dove gli artisti restituiscono un nuovo mondo di affetti legati alla famiglia, fino alle scene di vita quotidiana che riflettono la dignità del popolo.

Quest’ultimo soggetto nei Macchiaioli rappresenta non solo un punto di rottura totale con le convenzioni accademiche imperanti all’epoca, ma risponde alla necessità del movimento di affermare una nuova visione artistica e storica dell’Italia, unita anche grazie, e soprattutto, al quotidiano lavoro e sacrificio del popolo.

Infine, nella sezione VIII, due capolavori, impressionanti nella loro dimensione di denuncia, testimoniano la consapevolezza condivisa della mancata realizzazione, o del tradimento, degli ideali del Risorgimento.La sezione di chiusura (sezione IX) e dedicata a Milano, la città della rivalutazione critica del movimento e della fortuna collezionistica dei Macchiaioli. La mostra ospita un capolavoro assoluto come La toilette del mattino di Telemaco Signorini, appartenuto a Toscanini e fonte di ispirazione, come i dipinti militari di Fattori, per il grande film di Luchino Visconti Senso (1954) che riflette sulle contraddizioni del nostro Risorgimento italiano, di cui i Macchiaioli rimangono i più significativi interpreti. Ad approfondire questo straordinario legame tra pittura, collezionismo e cinema un video realizzato ad hoc per la mostra dalla società 3D Produzioni.

Audio, racconti e podcast

Il racconto della grande esperienza lirica dei Macchiaioli non si conclude nelle sale dell’esposizione.

Dalla collaborazione con Audio Tales e ArtUp nasce un progetto innovativo che ha l’obiettivo di ampliare la fruizione della mostra, fornendo un vero e proprio percorso di osservazione complementare alla visita “tradizionale”: 16 audio racconti sui temi storici fanno da sfondo al movimento della Macchia, trasformando il momento dell’ascolto dell’ “audioguida” in un’esperienza nuova e unica. Attivabili tramite QR code o app, gli audio racconti uniscono rigore storico e narrazione immersiva. L’esperienza è ulteriormente arricchita dalla nuova serie podcast “I Macchiaioli – Audio racconto di una mostra”: 12 episodi originali, prodotti da 24 Ore Podcast, disponibili su Radio 24 e su tutte le principali piattaforme audio.

INFO

Per informazioni e dettagli, consultare www.mostraimacchiaioli.it

Photo Jule Hering, courtesy of Il Sole 24 Ore Press Office

Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Nata e vissuta in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Giornalista, fin da piccola mostra un costante interesse per l’attualità e la politica, determinanti nella sua scelta di vita professionale. Amante delle lingue, adora viaggiare, scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

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