I DONI DEL GRANDE SUD IN MAROCCO

Scritto da Elena Bianco on . Postato in Destinazioni

Le dune dell'Erg Chebbi s'infuocano all'alba - Foto di Elena Bianco

Le dune dell’Erg Chebbi s’infuocano all’alba – Foto di Elena Bianco

 

Fra deserti, montagne, kasbah e villaggi tribali alla scoperta di un Marocco poco turistico, nella magia del grande sud del paese

Il  Grande Sud del Marocco non è solo estensione geografica, è anche grande varietà, grandi silenzi, grandi emozioni, grande storia. E’ l’espressione che usano gli stessi marocchini per indicare l’enorme regione che dalle montagne dell’Alto Atlante si estende fino ai confini con l’Algeria e la Mauritania.

Edifici testimoni di un grande passato.Il Grande Sud ha, come si confà ad una terra mitica, un accesso imponente fatto di montagne straordinarie: si capisce subito, percorrendo il Tizi-n-Tichka, il valico dei pascoli, a 2260 mt, tanta neve in inverno e colori sfolgoranti d’estate, dall’ocra della pietra calcarea al rosso fuoco dell’arenaria. Qui fra le strade sterrate delle vallate si celano gioielli segreti, come la kasbah di Telouèt. All’inizio del secolo scorso fu la dimora di Thami El Glaoui, il potente Pasha di Marrakech che dominava la via del sale. Collaborazionista dei francesi, famoso viveur, cadde in disgrazia con l’indipendenza del Marocco nel ’56; per questo la sua residenza oggi è abbandonata, ma nasconde un sontuoso salone delle feste decorato con gli zellige, i coloratissimi mosaici. La strada prosegue fra profondi canyon rossi a cui sono aggrappati antichi ksur, le costruzioni fortificate berbere fatte di paglia e fango che lentamente il tempo dissolve. Sul fondo l’acqua dei fiumi regala le macchie verde intenso delle oasi di palme.

I meravigliosi zellige nella kasbah di Telouèt, ormai abbandonata

I meravigliosi zellige nella kasbah di Telouèt, ormai abbandonata – Foto di Elena Bianco

Le kasbah fra realtà e finzione cinematografica. Fra tanti antichi villaggi senza nome, eccone uno celebre: Ait Ben Haddou, lo ksar oggi patrimonio Unesco, con i suoi palazzi e le case ancora abitati. Ha un aspetto imponente ma famigliare, perché tante volte lo si è visto nei film che qui sono stati girati: Lawrence d’Arabia, Il tè nel deserto, Il Gladiatore, Il Gioiello del Nilo, solo per citarne alcuni. Si trova infatti vicini a Ouarzazate, la città del cinema e degli studios dove ancora oggi, in un arido reg, il deserto di pietre,  gli stupa e i palazzi tibetani in cui Martin Scorsese girò Kundun creano un’atmosfera surreale.
Da questa città il panorama si allarga nella grande vallata del Dadés, che in primavera profuma della rosa damaschina con cui si fa un’acqua di rose soave e rinfrescante, e poi si richiude  nella sua stretta gola. Le formazioni rocciose color mattone sono fantasmagoriche e a malapena si distinguono gli ksur abbandonati dei pastori berberi, del medesimo colore. Nel silenzio la strada a tornanti risale la roccia e si collega ad una seconda maestosa gola, di Todra, che pullula di vita. Prima le coltivazioni, aggrappate alla pietra rossa, poi le donne nomadi berbere che portano i loro animali ad abbeverarsi al fiume e, nella parte bassa, gruppi di famiglie marocchine che trovano refrigerio nelle acque cristalline.

Ait Ben Haddou, patrimonio Unesco, la kasbah location di tanti film famosi

Ait Ben Haddou, patrimonio Unesco, la kasbah location di tanti film famosi – Foto di Elena Bianco

Il Sahara all’improvviso. D’improvviso l’Atlante cede il passo ad ampie pianure deserte che si inoltrano al cuore deserto del Marocco, il Sahara. Segnano il percorso solo i khattarat, centinaia di pozzi d’irrigazione in uso fino al XVII secolo collegati da canali sotterranei, e una serie di baracchini che vendono piccoli oggetti fatti con il marmo nero di Erfoud decorato da migliaia inclusioni fossili.
Si respira l’aria della frontiera, non politica ma umana, come se da qui in avanti si compisse un salto nel vuoto del mondo.  Dopo il mercato dei datteri di Rissani e le rovine dell’antico regno autonomo di Sigilmassa, a Merzouga incomincia la pista di roccia vulcanica nera. L’orizzonte all’inizio è una linea incerta che trema nella calura, e poi d’improvviso piccole macchie rosa lontane acquistano sempre più consistenza: sono le dune dell’Erg Chebbi, il deserto di sabbia portata dal vento, 22 km di una polvere così leggera che quando se ne lascia cadere una manciata vola via.
Ogni ora trascorsa nel deserto regala colori e sensazioni diverse. L’oro e il senso dell’avventura quando con il sole alto si percorrono le dune a piedi cercando di guardare oltre, verso l’altura successiva. Rosa al tramonto, con la magìa dei tamburi dei Tuareg (un tempo mezzo di comunicazione) e un il tagine di montone per cena. Nero ma con un respiro vitale e la luminescenza della luna sulla sabbia, dormendo sui tappeti kilim, sotto una coperta di stelle. Rosso quando all’alba si raggiunge a dorso di dromedario la duna più alta (150 mt) per vedere il sole infuocare la sabbia.

Un Touareg all'alba, sulla grande duna dell'Erg Chebbi

Un Touareg all’alba, sulla grande duna dell’Erg Chebbi – Foto di Elena Bianco

Ancora lui, il deserto. Il Grande Sud, prodigo di suggestioni, si fa abbracciare ancora una volta dall’erg dopo Zagora: in fondo al nastro verde del palmeto della valle dell’oued (fiume) Draa, la città è infatti un’altra porta per il Sahara, come ricorda il celeberrimo cartello cittadino che segnala Tombouctou a 52 giorni di cammello. E’ l’inizio della strada per l’Erg Chigaga, che si raggiunge con una pista dal villaggio di M’Hamid,  attraverso una terra dura, chiazzata di sale come fosse una strana crosta di ghiaccio, percorsa dai dromedari selvatici e punteggiata dai velenosi meli di Sodoma. Porta a dune dorate alte fino a 300 mt che rapiscono lo sguardo, preda della fascinazione di questo ambiente selvaggio, con la sabbia che entra nelle scarpe come brace ardente, il violento contrasto fra ombre e luci che abbaglia, il vento che disegna un mondo in perenne mutamento.

Dromedari selvatici, nell'Erg Chigaga - Foto di Elena Bianco

Dromedari selvatici, nell’Erg Chigaga – Foto di Elena Bianco

I doni del Marocco. Sono questi i doni più preziosi del Grande Sud, ma altri, di altra natura, attendono chi voglia penetrare a fondo la sua magìa.  A Tata la kasbah cinquecentesca in rovina è stata trasformata in maison d’hôtes da Patrick, un francese che da quarant’anni vive in Marocco e ama questa regione profondamente. Le anguste piazze e i vicoli sono salottini a cielo aperto e corridoi,  le camere hanno la struttura originaria, con piccolissime porte e finestre per difendersi dal caldo. Il proprietario conosce come le sue tasche l’Anti Atlante, oggi Geoparco Jbel Banì Tatà di cui è il presidente, montagne che sembrano uscite dal gesto creativo di un designer cosmico. Le stratificazioni geologiche, nere, gialle, rosse, amaranto si alternano creando sulle pendici onde grandi come tsunami, ghirigori geometrici sempre diversi, frattali incantati. In un paesaggio irreale, dal nulla appaiono i graffiti di uomini che settemila anni fa, quando qui la terra era rigogliosa, incidevano sulla roccia gazzelle, rinoceronti, giraffe. La mente va a quel tempo lontano, come lontano nel tempo appare il villaggio di Ait Ikin, dove la gente tiene i suoi beni – il grano, i gioielli berberi in argento, gli atti di matrimonio e di nascita scritti su ossa di dromedario -nell’agadir, il granaio fortezza dove ogni famiglia ha una sua stanza, raggiungibile con scale intagliate nel tronco di una palma. E’ un’incredibile caveau ante litteram che si apre con una chiave cesellata lunga mezzo metro.

L'Agadir di Ait Ikin

L’Agadir di Ait Ikin – Foto di Elena Bianco

Ovunque lungo le piste che attraversano le oasi sorgono i villaggi tribali, come Agadir Ouzrou, accanto ai resti della kasbah e della Moschea del XII secolo. Ovunque il viaggiatore è accolto dagli uomini in abiti tradizionali, rappresentanti di popoli che vivono oggi come mille anni fa. Alcuni sono di pelle chiara, altri africani, perché qui dove la vita ha ancora regole tribali, i berberi si sono mescolati alle genti provenienti dal Sahel, la fascia che divide l’Africa sahariana da quella delle grandi savane. Fra le case d’argilla e paglia, i vicoli sono costruiti con lunghi passaggi coperti che convogliano le correnti d’aria per regalare un po’ di frescura agli abitanti. L’unica acqua arriva dai  pozzi millenari,  freschissima anche quando fuori ci sono più di 40 °C. Qui le persone seguono ritmi e riti antichi come l’Id al-Fitr, la fine del Ramadan, ma anche qui la modernità è una seduzione che non lascia indifferenti i più giovani, Capita dunque che un ragazzino che non sa neanche il francese, parli invece un po’ d’inglese, perché sa che i suoi sogni saldamente proiettati nel secondo millennio, passano necessariamente per la lingua di Shakespeare e per il cellulare, che nasconde sotto la djellaba.

I fantasmagorici disegni dei monti dell'Alto Atlante

I fantasmagorici disegni dei monti dell’Alto Atlante – Foto di Elena Bianco

Elena Bianco
elena@agendaviaggi.com

IL TACCUINO DI AGENDA VIAGGI

EASYJET  NEW PLANE LIVERYPix.Tim Anderson

Come arrivare a Marrakech

Easy Jet  opera 5 collegamenti settimanali da Milano Malpensa a Marrakech. Grazie alla nuova app gratuita per smartphone Android o iPhone  – scaricata da 10 milioni di utenti –  si può trovare le tariffe migliori, prenotare, effettuare il check-in e scaricare sul telefono la carta d’imbarco per salvarla sul dispositivo off line. Flight Tracker   inoltre, è un sistema veloce per sapere in ogni momento in quale punto della rotta si trova un determinato volo. Accessibile da easyJet.com e dell’app, permette anche di accedere a tutte le informazioni riguardo al proprio volo fornite direttamente dall’Operation Control Centre di easyJet (riguardo ritardi, scioperi, condizioni metereologiche, ecc) .
Voli a/r a partire da 76 euro.

Dove dormire e mangiare

OUARZAZATE: Le Berbère Palace – Ottimo albergo e buona cucina marocchina. Prezzo €€€

ERG CHEBBI: Kasbah Leila – Davanti alle dune rosa, con cena tradizionale. Camera doppia mezza pensione: € 50. Tenda doppia (con bagno) mezza pensione: € 35

ZAGORA: Riad Lamane – bungalow stile afro in un fresco giardino. Organizzano bivacchi nell’Erg Chigaga. Altrimenti il campo tendato. Prezzo €€

TATA’: Dar Infiane – Antica kasbah con splendido terrazzo sull’oasi, premiata per l’eco-sostenibilità. Prezzo €€€

Dromedario Erg Chebbi - Bassa

Per saperne di più

Ente per il Turismo del Marocco, via Durini 5 Milano, tel. 0258303633, info@turismomarocco.it
Eco turismo nel Sud

 

 

 

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Elena Bianco

Elena Bianco

Piemontese, cresciuta a Milano e vissuta a Venezia per un tot di anni, è laureata in Filosofia e diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera. Giornalista dal 1991 e membro del GIST (Gruppo Italiano Stampa Turistica), scrive sulle sue vere passioni: cibo, vino, viaggi su DOVE, Style del Corriere della Sera, Food & Beverage, Confidenze ed altre ancora. Per sette anni si è dedicata alla pubblicità, come Amministratore Delegato di un’agenzia di advertising e ha lavorato come consulente per il turismo della Provincia di Venezia. Quando non scrive per i vari magazine e non naviga in rete con il suo blog (www.enogastronomiablog.it) coltiva altre passioni: il giardino della casa in campagna, le arrampicate sulle Dolomiti, la cucina per gli amici, la fotografia.