Grinzane Cavour: un castello simbolo dell'UNESCO

Grinzane Cavour: un castello simbolo dell’UNESCO

Scritto da Giulia Cordasco on . Postato in Weekend

L’Italia conta circa 45.000 mila tra castelli, dimore storiche e torri. Spesso per trovare delle location da favola basta muoversi di poco rispetto alla propria casa, perché il nostro bel paese offre siti di interesse per tutti i gusti; il castello di cui vi parlerò oggi è quello di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, che domina tutta la valle e fa parte della nostra storia più di quello che pensiamo.

Grinzane Cavour (CN), Italia.
Il piccolo borgo di Grinzane Cavour deve il suo nome ad uno dei personaggi più importanti del Risorgimento italiano, Camillo Benso Conte di Cavour, considerato, insieme al re Vittorio Emanuele II, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, uno dei quattro Pater Patriae (Padri della Patria) della nostra nazione. Protagonista indiscusso dell’Unità d’Italia.
Cavour fu il sindaco di Grinzane per diciassette anni, a partire dalla primavera del 1832 a febbraio del 1849 ma per la modifica della toponomastica dobbiamo aspettare fino al 1916, decisione presa proprio per rendergli omaggio.

Camillo Benso Conte di Cavour

Cavour arrivò a Grinzane nel 1830, poco più che ventenne, ospite di alcuni parenti che possedevano dei terreni nella zona, perché fu incaricato di amministrare i beni di famiglia. Grazie alle sue capacità organizzative, la sua conoscenza in ambito agricolo e i suoi interessi imprenditoriali ne divenne sindaco e continuò la sua opera di miglioramento delle tecniche di vinificazione senza sosta, nonostante i numerosi viaggi e gli impegni personali. Forse non tutti sanno che Cavour, insieme alla marchesa Giulia Colbert Falletti, ha segnato in maniera indelebile anche la storia del vino italiano, contribuendo in maniera determinante all’affermazione e alla diffusione di uno dei più grandi rossi prodotti in Italia: il Barolo. Nel 1844 infatti, per la prima volta, il Barolo così come lo conosciamo oggi fu imbottigliato in cento, esclusivi, esemplari; quello è il momento che ha segnato l’inizio del successo del vino a livello internazionale. Si dice anche che nel corso dei festeggiamenti per l’Unità d’Italia “non si fece altro che bere Barolo!”

Il Castello

Come in ogni altro borgo, anche a Grinzane Cavour il castello domina la collina, circondato da immense distese di vigneti, nel cuore dei paesaggi vitivinicoli piemontesi inseriti, a partire dal 2014, nella lista dei patrimoni dell’Umanità dell’Unesco. È stato costruito nella prima metà dell’XI secolo ed ampliato tra il XIII e il XIV. La struttura odierna non ha avuto sempre lo stesso aspetto, infatti ciò che ci appare davanti mentre saliamo la stradina di accesso è la conseguenza degli interventi di restauro che sono stati realizzati dalla Sovrintendenza nel 1961, in occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia, durante i quali vennero abbattute alcune sovrastrutture esterne e consolidati i muri, divenuti, col passare dei secoli, ormai pericolanti.

Il Museo Etnografico

Il Castello è sempre aperto al pubblico, anche se in questo periodo è preferibile la prenotazione, e al suo interno si può fare un salto indietro nel tempo fino al periodo in cui era abitato da Cavour, attraverso un viaggio nella realtà contadina dell’epoca.

Imperdibile è anche il “Salone delle Maschere“, una delle prime sale che troviamo appena entriamo, con il soffitto a cassettoni risalente al 1547, ricco di dipinti raffiguranti ritratti, stemmi, allegorie, animali, cherubini, vasi e figure mostruose. Questa sala era, ai tempi di Cavour sindaco, la Sala Consigliare, sede di incontri ed eventi prestigiosi.

Si possono inoltre vedere, in una sala dedicata al grande statista, numerosi cimeli cavouriani, come il suo letto e altri arredi della camera padronale, nonché ritratti, busti, lettere e documenti firmati dallo stesso Cavour.

Il Castello come polo culturale

Oggi il castello è la sede dell’Enoteca Regionale Piemontese “Cavour”, una vetrina prestigiosa dei migliori vini, grappe e prodotti dolciari tipici piemontesi. Costituita nel 1967 è stata una delle prime ad essere nate in regione e si trova nei locali a pian terreno che si incontrano alla fine della visita, dove è possibile degustare uno, o più, delle numerose proposte che il territorio offre, primi fra tutti il Barolo e il Barbaresco.

Sempre nel 1967 si è costituito l’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini d’Alba che trova ancora oggi, dopo più di cinquant’anni, nel Castello di Grinzane Cavour la sua sede. Si tratta di una Confraternita Enogastronomica nata in una piccola trattoria locale con l’obiettivo di conservare e tutelare usi e costumi e tradizioni popolari locali, ma anche di far conoscere l’enogastronomia dell’albese sia in Italia sia all’estero. Da ventuno soci fondatori, oggi giorno sono più di duemila, sparsi in tutto il mondo.

All’interno del castello si possono trovare anche un elegante ristorante ed una caffetteria nella suggestiva corte interna.

Il premio Grinzane Cavour

Il premio Grinzane Cavour è stato un premio letterario italiano fondato nel 1982 da don Francesco Meotto e, dopo la sua morte, portato avanti da Giuliano Soria. Lo scopo del premio era quello di avvicinare i più giovani alla lettura, attraverso una serie di premi cui vincitori erano selezionati attraverso due giurie: una di critici letterari e una di studenti italiani e stranieri. Nel 2011, dopo alcuni anni di stop, è diventato il Premio Internazionale Bottari Lattes Grinzane, che rappresenta la rinascita del premio nato all’inizio degli anni ’80.
Foto Giulia Antonia Cordasco

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Giulia Cordasco

Classe 1988, curiosa dalla nascita e consulente di professione, ama la natura, i libri e il buon vino. Nata ad Acqui Terme, ha vissuto a Genova, a Valladolid, a Milano, a Roma, nel Salento ed adesso è tornata ad Acqui, dove sta preparando la sua prossima avventura. Una laurea in Lingue e letterature straniere per il Turismo culturale e una in Progettazione e gestione delle imprese turistiche che le hanno permesso di arricchire il suo bagaglio culturale e il lavoro, in questi dieci anni, è stato un intreccio perenne di storia, cultura, turismo ed enogastronomia. La sua passione per la cucina le ha permesso di lavorare anche per il programma televisivo "Ricette all'Italiana" andato in onda ogni mattina su Rete 4 fino a inizio 2021. Nel 2015 ha pubblicato un saggio nel volume "Milano nella Grande Guerra. La memoria dei Caduti e il Cimitero Monumentale" (Biblion Ed.), nel 2018 un racconto nella raccolta "Cinque donne e un intruso" (Amazon) e nel 2021 "Diario di un lavoratore stagionale", il suo primo romanzo autobiografico.