Futurismo e Parola alla Leo Galleries di Monza

Futurismo e Parola alla Leo Galleries di Monza

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in Appuntamenti, Cultura

Uno sguardo diverso su quello che di fatto fu il primo movimento concettuale della storia dell’arte italiana. Alla galleria di via De Gradi un piccolo mirabile percorso, attraverso la “parola”, tra i principali esponenti del Futurismo. Dal 4 al 29 maggio.

Monza, Italia.
La Leo Galleries, in collaborazione con Maurizio Scudiero, torna a proporre al territorio una piccola mirabile selezione di opere futuriste. Un percorso inedito e assai interessante, basato sulla parola.

Se siamo abituati a conoscere i futuristi per il loro dirompente senso del movimento, del dinamismo e della velocità, questa mostra stupisce per la rilevanza data alla parola, intesa, naturalmente, in senso futurista. Il Futurismo fa nuove tutte le cose. La parola non è intesa dagli artisti in mostra, esponenti del primo futurismo, a partire dagli anni Dieci e Venti del Novecento, gli anni del Manifesto tecnico della letteratura futurista e di Parole in libertà, come puramente informativa o comunicativa in senso stretto, ma come segno significante di per sé, onomatopeica, grafica. Nelle tavole di Filippo Tommaso Marinetti e del primo Fortunato Depero le lettere compongono suoni, disegni, pieni e vuoti che diventano sensazioni visive ma anche uditive e quasi tattili. La parola è innovazione, trascina nel suo vortice, nelle onde di toumb trac scrabrrrrranng della guerra e nel turbinio di colori e frastuono della giostra di Coney Island, nel sinuoso conturbante viaggio degli amanti nel tunnel dell’amore.

Opere completamente diverse ma pur sempre incentrate sulla parola quelle del Depero siciliano. La galleria monzese ha acquisito dalla famiglia Irrena due tele che sono un unicum. Commissionate all’autore per abbellire e rappresentare la piacevolezza dell’incontro nel caffè letterario omonimo, crocevia di intellettuali, artisti futuristi, amici e innamorati, a differenza della copiosa produzione di disegni di Depero, tutti numerati, alcuni dei quali divennero iconici poster pubblicitari, celeberrimi quelli del Campari, queste opere sono veri e propri quadri, esposti alle fierie oppure nel locale siciliano. Lo stile del pittore qui si esprime nelle caratteristiche figure stilizzate, i colori accesi e l’inequivocabile riferimento alla parola che dà il nome al bar sponsorizzato.

Una chicca di aeropittura e insieme omaggio al progresso di tutte le aziende italiane dell’epoca quello di Giulio D’Anna, che corre veloce al ritmo della radia. La radio è definita al femminile, è donna perché è sensualità, è voce che supera le barriere e scorre veloce senza limiti ovunque per la nazione.

Un piacevole, dotto e ammiccante richiamarsi tra artisti quello di Roberto Baldessari nella sua opera che racchiude un omaggio a Pablo Picasso, con trent’anni di anticipo rispetto alla fama che raggiunse il pittore in Italia, all’epoca intento a dipingere le scene e i costumi per il balletto Parade, della compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djagilev, a Roma. Qui la parola è nello stralcio di recensione al dipinto stesso da parte di Giovanni Papini, fondatore insieme ad Ardengo Soffici della rivista Lacerba, e nella citazione del suo titolo. Continua il gioco di specchi e di rimandi in un tipico collage futurista.

Infine un’opera simbolica di quello che anche il giornale El Pais del mese scorso ha sottolineato, ovvero che non tutti gli artisti del movimento aderissero alla idee fasciste, e che contribuisce a riscattare definitivamente il Futurismo dall’implicita accusa di connivenza con il regime di Mussolini che lo aveva fino ad oggi sempre sminuito in Italia. Il Merlo, nome anche della rivista satirica siciliana vietata in Italia negli anni Venti e stampata a Parigi, “fischia e se infischia una volta la settimana“ (sottotitolo del periodico) e strilla con forza e libertà con un cannone in bocca. La parola è il sostegno dell’opera, in tutti i sensi: è il sostegno materiale sul quale D’Anna dipinge e la sostanza degli stralci di articoli e vignette che compongono il collage. Emerge in modo inequivocabile la critica al regime e la forza propulsiva di un movimento che intendeva rinnovare la cultura in tutti i suoi generi e in tutte le menti.

Impareggiabile come sempre l’accoglienza delle padrone di casa Daniela Porta e Grazia Casiraghi e della giovane preparatissima guida Giulia Ninotta, in una galleria d’arte in cui ci si sente a casa.

Info: Leo Galleries

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.