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Etruschi e Veneti dialogano a Venezia

Una prestigiosa mostra archeologica coinvolge i visitatori in un dialogo-confronto tra due delle più importanti civiltà italiche preromane, con particolare attenzione al legame tra l’acqua, fondamentale per la vita e la prosperità, e la sfera religiosa, che ne riconosce e amplifica la centralità. I reperti provenienti da numerosi santuari fluviali, marittimi e termali raccontano il pantheon e la cultura di Etruschi e Veneti in un incontro inedito e a tratti sorprendente.

Venezia, Italia.

Sopra, Bronzetti di cavalli (Montegrotto).
Foto grande in alto, sala (Etruschi)

Etruschi e Veneti: cosa hanno in comune questi due popoli dell’Italia preromana? Questa mostra tenta di dare una risposta puntando l’attenzione sulle pratiche religiose che entrambe le civiltà riservarono all’acqua. Acqua come elemento generativo, terapeutico, identitario e anche divino, in quanto ad esso erano associate numerose divinità. Ma anche acqua come elemento fondamentale per il loro sviluppo economico e sociale, acqua sempre in movimento che permette l’incontro di popoli con radici geografiche e culturali diverse. Mari e fiumi erano infatti i luoghi privilegiati per lo scambio culturale e commerciale e proprio a ridosso del Po Etruschi e Veneti vennero in contatto e intrecciarono rapporti nel corso del I millennio a.C.

Leucothea di Pyrgi

Questa mostra rappresenta un netto cambio di direzione rispetto alle mostre allestite a Palazzo Ducale negli ultimi anni, in genere più rivolte all’arte moderna e contemporanea.  Stavolta, invece, il visitatore viene accompagnato alla scoperta di oltre 750 reperti archeologici, alcuni inediti, provenienti dal prezioso patrimonio di numerosi musei italiani e dai più recenti scavi, in particolare quelli svolti a San Casciano ai Bagni (SI). È un confronto inedito e affascinante, ricco di suggestioni, che invita il visitatore a riconoscere i temi ricorrenti, le figure comuni, l’iconografia condivisa, ma anche a notare le differenze, come la dimensione delle statue e delle terrecotte rinvenute da una parte e dall’altra.

Non mancano poi gli accenni agli influssi culturali greci e a quelli latini, alla lingua etrusca e a quella venetica, gli ex voto anatomici umani e animali. Uscendo dall’Appartamento del Doge il visitatore porta con sé la rinnovata consapevolezza che c’era vita e c’era cultura anche prima che Roma prendesse il sopravvento e che vale la pena riscoprirlo.

In autunno, la mostra troverà una nuova sede presso la Fondazione Luigi Rovati di Milano (14 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027).

Vetrina (Etruschi)

La mostra

Il percorso della mostra si snoda tra le belle sale dell’Appartamento del Doge, spazio tradizionalmente riservato alle esposizioni temporanee, altrimenti chiuso al pubblico. È un percorso che risale la Penisola dal Lazio al Veneto, dal Tirreno all’Adriatico, passando per sorgenti termali, laghi e fiumi.

Si inizia con i santuari e luoghi di culto etruschi: la fonte sacra di Banditella, a pochi chilometri da Vulci (VT), dedicata a una divinità femminile legata alla fertilità della terra. Poi Pyrgi, il porto di Caere, con il suo importante santuario da cui proviene la Testa di Leucothea, divinità legata al mare e alla protezione dei naviganti. Quindi Chiusi (SI) con i suoi numerosi santuari e Chianciano Terme (SI), le cui fonti salutari sono note e venerate dall’antichità.

Sala (Etruschi)

A San Casciano dei Bagni (SI) il Bagno Grande racconta una storia millenaria che ospita un pantheon variegato e inclusivo, intrecciando al contempo cura, religione e cultura. Il percorso poi risale l’Appennino verso Marzabotto (BO) e la sua fonte usata per riti di purificazione e passaggio. E infine il porto fluviale di Adria (RO), da cui prende il nome il vicino mare, e il porto marittimo di Spina, costruito con avanzate tecniche idrauliche, a riprova che il legame degli Etruschi con l’acqua non era solo religioso, ma anche molto pratico.

I santuari e luoghi di culto veneti comprendono Montegrotto (PD), le cui acque calde erano note e apprezzate per la cura di persone e animali. Este (PD), una sorta di vera città sacra all’epoca, con il santuario di Reitia, la dea del fiume. Poi si abbandona la pianura per raggiungere Lagole di Cadore (BL), tra i cui boschi sgorgano acque sulfuree tanto benefiche e apprezzate anche dai mercanti in marcia verso le Alpi. Infine, si ridiscende ad Altino, con il santuario dedicato all’omonimo dio sulla riva della laguna.

Delfino (Chianciano Terme)

Da tutti questi luoghi provengono i numerosi reperti che testimoniano le peculiarità del culto di ogni santuario e le varie divinità preromane cui le popolazioni locali, i pellegrini e anche i visitatori stranieri rivolgevano le proprie suppliche e offrivano ex voto. L’ultima sala del percorso accoglie i visitatori con un’installazione ideata da Giovanni Bonotto, a cura della Fondazione Bonotto: We are bodies of water. Un grande arazzo composto da filati di materie plastiche riciclate dai rifiuti industriali e fibre ottiche, che integrano effetti luminosi nel tessuto dell’opera, per ricordare – velatamente – le minacce ambientali contemporanee cui è esposta la città d’acqua per eccellenza, Venezia.

Palazzo Ducale

INFO

Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari

A cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli

Con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici

In collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano

Palazzo Ducale, Venezia

6 marzo – 29 settembre 2026

Tutti i giorni 9:00 – 18:00 fino al 31 marzo, 9:00 – 19:00 dal 1° aprile

Mostra inclusa nel biglietto d’ingresso dei Musei di Piazza San Marco

Ulteriori informazioni: www.palazzoducale.visitmuve.it

Photo a cura di Marta Covre

Marta Covre

Marta Covre

Trevigiana doc dal 1990, laureata in turismo, ora lavora a Venezia. Affascinata dalle lingue e culture del mondo, si cimenta da autodidatta negli idiomi che la attraggono – gaelico di Scozia in testa – mentre raccoglie il coraggio per affrontare il sanscrito. Da sempre appassionata di Storia, all’università ha iniziato ad approfondire la Grande Guerra partecipando a un progetto di ricerca, per poi entrare nel mondo del lavoro facendo diverse esperienze in ambito culturale. Sognatrice accanita, lettrice onnivora, ascoltatrice compulsiva di musica, è alla perenne ricerca di stimoli, nonché del suo personale Santo Graal. La sua giornata ideale comprende la ricerca di informazioni sulla prossima meta, la costruzione di itinerari, lo studio, magari pratico, della cucina locale, e infine il sogno a occhi aperti del momento di partire.

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