FORDONGIANUS: LA SARDEGNA CHE NON TI ASPETTI

Scritto da Simona PK Daviddi on . Postato in Alberghi e Spa, Destinazioni

L’entroterra della provincia di Oristano, lontano dai riflettori del jet-set, regala al visitatore sorprese emozionanti, in bilico tra storia, mistero e relax: dai nuraghe alle terme, ai resti di antichi insediamenti romani

entroterra-sardegna-selvaggia-350Se la Sardegna è una destinazione amata dal jet-set internazionale, che l’ha eletta a punto d’incontro privilegiato per le estati più esclusive, facendo assurgere località come Porto Cervo e Alghero a veri tempi del glamour più lussuoso, esiste tuttavia “un’altra” Sardegna fuori dalle rotte comuni, di una bellezza selvaggia e incontaminata, impreziosita da vere e proprie gemme tutte da scoprire. Una di queste è l’entroterra della provincia di Oristano, sulla costa occidentale dell’isola, a circa metà strada tra Cagliari e Alghero. Nel cuore di questo territorio, sorprendentemente verde e ondulato, si incontra Fordongianus, il cui nome evoca un passato antico e illustre: è infatti la contrazione di Forum Traiani (il foro di Traiano) a testimonianza del valore strategico e commerciale che l’imperatore romano aveva dato alla zona, dotandola di un foro, e che sostituiva il nome precedente, Aquae Ypsitanae, risalente al II secolo a.C. e riferito alle prodigiose acque termali che vi sgorgavano.

TERME, ARCHEOLOGIA E…
Oggi, a Fordongianus si possono ritrovare le stesse acque termali, ricchissime di minerali, leggermente  sulfuree, salso-bicarbonate e florurate, che sgorgano dalle profondità a una temperatura di circa 52,5°C e che consentono di curare dolori articolari, eczemi, dermatiti e problemi respiratori. Tra una seduta di balneoterapia e una di fangoterapia (il Sardegna Grand Hotel Terme, situato in posizione invidiabile, offre numerosi trattamenti di remise-en-forme a base di acqua termale) bisogna però ritagliarsi il tempo per visitare gli scavi archeologici della antiche terme romane, le uniche curative ritrovate in Sardegna, risalenti al I secolo d.C. Il sito sorprende per la ricchezza dei ritrovamenti: bellissimo è il porticato che affaccia su una delle vasche (intatta), ma anche i resti del ninfeo, l’ara votiva che cita Caracalla e i delicati affreschi degli edifici che dovevano bordare, presumibilmente, la piazza principale dell’agglomerato.

DAI ROMANI AGLI ARAGONESI
Ma i gioielli di Fordongianus non sono certo finiti. Merita sicuramente una visita anche l’isolata chiesa di san Lussorio, martirizzato proprio a Forum Traiani nel IV secolo d.C: l’edificio è in realtà un’affascinante sovrapposizione di almeno cinque costruzioni differenti e la sua visita consente quindi di fare un viaggio nel tempo e nella storia, dal periodo paleocristiano a quello romanico, tra cunicoli ipogei, mosaici, absidi e affreschi pregevoli. Anche il piccolo abitato fatto di casette basse e compatte riserva qualche sorpresa, come la seicentesca Casa Aragonese, splendida casa patrizia anticipata da un porticato colonnato e costruita in tracheite rosa; la casa, abitazione privata fino al 1978,  è decorata da elementi gotico-aragonesi che ne impreziosiscono porte  e finestre: fregi, sottili colonnine, capitelli, intarsi e modanature.

entroterra-sardegna-selvaggia-701

NURAGHE E VINO
Ovviamente, in nessun angolo della Sardegna possono mancare i nuraghe (se ne contano trai 7-8.000 sull’isola) e la zona intorno a Fordongianus non è da meno. Tra i meglio conservati, spicca quello imponente di Losa, tra i più grandi della Sardegna e risalente al 1400 a.C. circa: un misterioso gioco di torri, torrette, mura di cinta, edifici circolari, cortili, nicchie che ne fanno quasi un labirinto dal forte simbolismo e dalle funzioni ancora avvolte nel mistero.
Dopo aver scoperto la storia e le leggende del territorio, non si può non dedicarsi a scoprirne gli avamposti di Bacco: la zona è coltivata a vernaccia (un vitigno bianco già conosciuto dalle popolazioni nuragiche) e a neddera, un rosso di carattere. L’azienda agricola della famiglia Orro a Tramatza, per esempio, oltre a una visita alle cantine, ha allestito una vera e propria fattoria esperienziale per adulti e propone vini originalissimi, come la vernaccia affinata in legno di ciliegio o il passito di vernaccia, oltre a una serie golosissima di verdure e salsine preparare secondo le antiche ricette locali (una su tutte: l’oia pistada: olive raccolte e denocciolate a mano, condite con olio, aglio e finocchietto).

entroterra-sardegna-selvaggia-700

THE PLACE TO BE
Il quattro stelle Grand Hotel Terme a Fordongianus è un vero e proprio albergo termale con piscine di acqua calda (e termale) all’aperto e indoor, area wellness con sauna, bagno turco, docce emozionali, percorso kneipp, idromassaggio, area trattamenti (estetici e curativi) con fangoterapia, ozonoterapia, massaggi e inalazioni ed è l’ideale per dedicarsi qualche giorno di totale remise-en-forme “via dalla pazza folla”. L’albergo sorge a walking distance dalle terme romane e dalle sorgenti e avvolge l’ospite in un’atmosfera riposante e rilassata. Assolutamente da provare è la cucina dello chef Alain, che consente di scegliere sia tra i piatti “wellness” per chi vuole restare in forma, sia tra le sfiziose pietanze che si ispirano alla tradizione sarda, alleggerita e  rivisitata con tocchi di originalità; un esempio? Lasagnetta di pane carasau con salsiccia e verdure, culurgiones (gnocco di patate fatto a mano) con emulsione di ricci di mare e carciofi freschi, flan di pecorino mezzano con crema di zafferano.
infine, non si può lasciare l’hotel senza aver fatto scorta dei preziosi prodotti di bellezza fitotermali creati dagli esperti dell’hotel utilizzando i prodotti del territorio: elicriso per tonificare e per svolgere un’azione antiage, mirto per idratare e lenire la pelle e mirtillo, dalle proprietà antiossidanti.

entroterra-sardegna-selvaggia-fordongianus-700

Tags: , ,

Simona PK Daviddi

Simona PK Daviddi

Emiliana per tre quarti (l’ultimo quarto è top secret) è convinta di essere la discendente diretta di Matilde di Canossa, perché come lei “chiacchiera” in una manciata di lingue, tra le quali il russo e il giapponese. Nessuno la chiama con il suo primo nome di battesimo – neppure i suoi genitori né il suo editore – ma con le iniziali degli altri due (anche questi top secret), Pikappa. Ha scoperto le tre grandi passioni della sua vita – viaggiare, fotografare e scrivere – quando aveva otto anni e le hanno regalato la prima reflex e la prima moleskine; da allora, appena può, infila “due cose” in valigia e parte, rigorosamente in compagnia della sua Nikon. Il jet lag la rende euforica. Di recente si è innamorata del rugby e della Sicilia: si sospetta che la “colpa” sia di Massimiliano, il suo fidanzato, rugbista trinacrio. Se non facesse la giornalista, farebbe la ballerina di danza del ventre o la bailaora di flamenco.