Un viaggio emozionale attraverso la percezione dell’immediato, dove la scena diventa il luogo dell’incontro tra l’effimero e il sensoriale. Partendo dall’estetica musicale di Hanslick, l’autore analizza la performance di Alberto Cortés alla Triennale di Milano, descrivendola come una sfida alla percezione pura, libera da tabù e pregiudizi. Attraverso l’uso del corpo, del silenzio e di una ritmica sapiente, lo spettacolo si trasforma in una ricerca di un alfabeto comune capace di narrare l’indicibile. Una riflessione profonda sulla bellezza del “qui e ora”, dove l’arte non è solo rappresentazione, ma un patto spirituale tra interprete e spettatore.
Milano, Italia.
L’estetica dell’istante e il “qui e ora”
L’atto, l’immediato nel momento del suo disvelarsi ha la percezione dell’hic et nunc. Il prima è storia, predisposizione; il dopo è interpretazione, analisi e logica.
Occupandomi di musica più volte mi son trovato a visitare il fenomeno della percezione dell’immediato. Hanslick nella sua estetica della musica trattava l’atto dell’ascolto (l’immediato/immagine sensoriale) gioco di forme pure che non hanno altro da significare che se stesse: l’effimero, l’atto esistente solo nel presente, irripetibile. Cortes agisce in questo contesto, s’immerge nella sfida della percezione pura, sottratta al pregresso, al pregiudizio, materializzando l’interpretazione di un fantasma. Il fantasma è entità vista solo da chi può e vuole percepire, scevro da pudori terreni, da tabù ancestrali esibisce una poesia pura, eterea non arresa a smanie di successo, di edonismo.

La struttura dell’opera: tra corpo e astrazione
L’azione scenica presenta due momenti, come due atti: la ricerca di identificazione, quasi a rendere il più possibile concreto l’etereo il primo; la rappresentazione e l’arte del comunicare/condividere il sé in purezza il secondo.
A marcare il passaggio teatrale presenti due attori: due “bronzi di Riace” esibiti adamiticamente a palco aperto smantellano parte della scena con eleganza e naturalità, con purezza di bambini.

Atto I: La ricerca di un alfabeto comune
La prima parte si muove nel creare una relazione con il pubblico, nel dare spessore alla tematica del corpo nel suo essere desiderio, pudore e contenitore del molteplice. Chiama a sé il materializzarsi di un fantasma che come tale è condivisibile solo da chi lo condivide. Sfida il pubblico al coinvolgimento, lo pervade di ironia e poesia ma anche materialità. E’ la ricerca di un alfabeto comune, di una identità.

Atto II: La grammatica dell’indicibile
La seconda parte è poesia, navigazione aperta, crepe aperte tra desiderio e fragilità. Io sono qui, relazione sentimentale che chiama al restare se stessi, ad esserci sospesi in una decontestualizzazione, al divenire relazione.
Si sviluppa la voglia di un codice, una grammatica per cercare di narrare l’indicibile, un Analphabet teso alla comprensione nel senso più esteso del termine: una poesia che non teme di sporcarsi, che freme. E’ il tuo corpo esposto tra il comico ed il tragico, genesi di una scrittura scenica che non ha il prima, né il dopo, ma certamente l’ora. Una scrittura gentile in netto contrasto con il volgare affermarsi.
La musica entra come ritmica e silenzio creando una relazione con la melodia. Condividere con una musicista è un patto che rende un già presente più concreto ed apporta allo spettacolo un ulteriore viatico alla personale dimensione spirituale ed indagativa.

INFO
Eventi: Design, arte, musica e teatro in un’esperienza unica.
Analphabet (Teatro/Performance)
Il 3 e 4 marzo, nell’ambito di FOG performing arts, va in scena “Analphabet” di e con Alberto Cortés. Lo spettacolo del performer spagnolo intreccia poesia e immagini LGBTQ+. L’incipit e il finale della brochure che presentano l’opera segnano le aspettative delle due serate: “Ciò che è, non può essere scritto”; “la casa del fantasma Analphabet è senza dubbio immateriale e potrebbe penetrare come un coltello che guarisce”.
Voices from the lake (Musica)
Il 20 marzo, per il ciclo Equinozio, si terrà il concerto “Voices from the lake”. Si tratta di un live del duo composto da Donato Dozzi e Neel, un vero punto di riferimento internazionale per l’ambiente techno.
White out (Mostra/Design)
Fino al 15 marzo 2026, è visitabile la mostra “White out. The future of winter sports”. In occasione di Milano Cortina 2026, l’esposizione mette in dialogo design, architettura e tecnologie con la sfida del cambiamento climatico.
Grazie per la significativa esperienza
Testo Pippo Biassoni
Photo courtesy of Ufficio Stampa Triennale Milano



