Canova voleva "far rinascere l'Antico nel Moderno e plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico".

Canova e l’Antico: le spettacolari opere dell’artista in mostra al “MANN” di Napoli

Scritto da Alessandra Chianese on . Postato in Appuntamenti, Pasqua 2019, Weekend

Canova voleva "far rinascere l'Antico nel Moderno e plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico".

A Napoli un appuntamento da non perdere, in mostra, 12 grandi marmi e oltre 110 opere del grande scultore Antonio Canova. Un’occasione unica per ammirare il legame tra l’artista e l’antico. La mostra-evento al Mibac-Museo Archeologico Nazionale di Napoli, fino al 30 giugno 2019.

Napoli, Italia.
Appuntamento imperdibile per gli amanti dell’arte, della scultura, della bellezza: al MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, per la prima volta sarà possibile ammirare 12 grandi marmi e oltre 110 opere dello scultore Canova. Un’occasione unica per mettere a fuoco il legame tra l’artista e l’antico: la mostra-evento sarà esposta dal 28 marzo al 30 giugno 2019, copromossa dal Mibac-Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo nell’ambito dell’importante protocollo di collaborazione che lega le due Istituzioni; inoltre ha ottenuto il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia.

L’ultimo degli antichi e il primo dei moderni”: così era definito il grande scultore. Per la prima volta, si potrà ammirare quel rapporto continuo, intenso che lo legava al mondo classico, mostrandolo ai suoi contemporanei come un “novello Fidia” ma allo stesso tempo anche in grado di allontanarsi dall’Antico per immergersi, contemplare, rappresentare la natura. Canova seguì sempre il pensiero di Winckelmann, padre del neoclassicismo: l’obiettivo prefissato era “imitare, non copiare gli antichi per diventare inimitabili”. Il dialogo Antico/Moderno è una costante irrinunciabile. La mostra è curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova e organizzata da Villaggio Globale International: riunirà al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, oltre ad alcune ulteriori opere antiche di rilievo, più di 110 lavori del grande artista, tra cui 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere collezioni del MANN, in parte inserite nel percorso espositivo, in parte segnalate nelle sale museali.

Prestiti internazionali rendono l’appuntamento ancora più unico, singolare, irrinunciabile: ammirerete il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo – L’ Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie – ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles. A questi si aggiungono la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos. Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi come l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova – entrambi provenienti da collezioni private – o il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno, luogo in cui nacque Canova, che ha concesso prestiti davvero significativi.

Ma non è finita qui. Accanto alle bellissime sculture che vi lasceranno letteralmente estasiati, sarà possibile ammirare le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista, tutte insieme, disponibili per gli spettatori in seguito a un accurato restauro: danze e scherzi di Ninfe con gli amorini, di Muse e Filosofi, disegnati per solo studio e piacere di Canova, ispirati alle pitture pompeiane su fondo unito e, in particolare, alle Danzatrici. Con le tempere, lo scultore intendeva sperimentare, sulla scia di quegli esempi antichi, il suo contrario, i “campi neri”, col fine di essere identificato come pittore delle raffinatezze pompeiane ammirate in tutta Europa.

Canova voleva "far rinascere l'Antico nel Moderno e plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico".

Il confronto, per similitudini e differenze, fra le opere di Canova e quelle classiche, evidenzia l’assoluta novità di questa mostra, risaltando un rapporto speciale tra un artista moderno e l’arte antica. L’artista non realizzò mai copie di sculture antiche: riteneva che in questo modo venisse fortemente limitata la sua creatività. Egli, infatti, voleva “far rinascere l’Antico nel Moderno e plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico“. Avere in mente l’Antico ma rappresentarlo con i propri occhi. Emulare, imitare, non copiare gli antichi, lasciare spazio alla fantasia, con casi di innovazione radicali: quest’aspetto lo si evince ammirando le Tre Grazie, poste tutte di prospetto: tre figure femminili avvolte da un abbraccio, che rivelano posizioni, forme, contorni, idee sempre differenti in relazione al punto in cui si osservano. Oppure, il caso della Maddalena penitente: un’opera molto espressiva, che voleva portare un forte cambiamento, estraniandosi dall’ordinario. In mostra si potrà ammirare inoltre il grande gesso del gruppo di Adone e Venere, proveniente dalla collezione di Giovanni Falier, scopritore del talento di Antonio Canova: fu la prima opera dell’artista a raggiungere Napoli, all’inizio del 1795, acquistata dal giovane marchese Francesco Berio. La scultura, attualmente conservata al Museo di Ginevra, provocò in città grande entusiasmo, articoli, pubblicazioni, visite continue, al punto da costringere alla chiusura il tempietto nel giardino di palazzo Berio, a causa dell’affollamento di persone. Il gesso, ora esposto, fu personalmente donato da Canova al suo mecenate Falier.

La mostra sarà un’importante opportunità per Napoli per mettere in risalto i legami del maestro con la città partenopea – “veramente situata in una delle più amene situazioni del mondo” – con cui ebbe un rapporto lungo e costante: inizialmente, vi si era recato come giovane viaggiatore curioso di ammirare le sue bellezze e opere d’arte e le antichità “ercolanesi” e di Paestum; poi per motivi di lavoro, essendo tante e significative le committenze dei regnanti (sia dell’antico regime che dell’età napoleonica) e dell’aristocrazia napoletana. Per conoscere Canova in maniera ancora più approfondita, saranno proposti dal Museo particolari itinerari insieme a una vasta offerta di laboratori e attività didattiche per raccontare la mostra, il modus operandi dell’artista e l’innovazione della sua arte anche ai più piccoli.

Un’occasione da non lasciarsi sfuggire, un’esperienza unica e irripetibile per scoprire le opere di uno dei più grandi scultori di sempre. Lasciatevi incantare dalla bellezza, dalla perfezione, dall’immortalità che solo nell’arte è possibile ritrovare.

Info: MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli



Testo e foto Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Alessandra Chianese

Nata e vissuta a Giugliano in Campania, in provincia di Napoli, è da sempre appassionata di arte, di cultura, di moda e del buon cibo italiano. Amante delle lingue e studentessa di Economia, adora viaggiare per scoprire nuovi posti e allargare i propri orizzonti. La frase che più la rispecchia è un passo scritto dal grande poeta Dante: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”. L’interesse per l’attualità e la politica sono sempre stati una costante nella sua vita fin da piccola: non a caso, è un’aspirante giornalista di cronaca presso un giornale della sua città.