Dolore e gioia. Bellezza e solitudine. Amore e ironia. Il cangiante infinito mondo della poetessa italiana tra le più grandi del Novecento va in scena a teatro.

Alda Merini al Teatro Manzoni di Monza

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in Appuntamenti, cinema

Dolore e gioia. Bellezza e solitudine. Amore e ironia. Il cangiante infinito mondo della poetessa italiana tra le più grandi del Novecento va in scena a teatro.

Monza. Italia.
In scena il 14 febbraio, al teatro Manzoni di Monza, “…Mentre rubavo la vita”, uno spettacolo sulla controversa poetessa dei Navigli. Con Monica Guerritore e Giovanni Nuti.

Alda Merini è oggi un mito, riconosciuta dal pubblico e dalla critica. Anche chi non è un particolare conoscitore della poesia ne ha sentito parlare per esser stata, negli ultimi anni, protagonista di canzoni e documentari. Nel mondo letterario, poi, le spetta il ruolo che merita dagli anni Novanta e Duemila, avendo ottenuto il premio Viareggio, il titolo di vincitrice honoris causa del Concorso Nazionale Garzanti, il premio Elsa Morante Ragazzi (con il favolista Sabatino Scia) e la laurea ad honorem in “Teorie della comunicazione e dei linguaggi” presso l’Università di Messina. Più volte candidata al premio Nobel per la letteratura.

Tuttavia chi la conosce solo per le notizie “ufficiali” o chi è andato a teatro per festeggiare San Valentino (un simpatico riferimento in tal senso è stato fatto dagli stessi Guerritore e Nuti in scena) forse non sa del dramma dell’ospedale psichiatrico vissuto sulla pelle dall’artista. E probabilmente non conosce lo stato di povertà economica in cui versò. Certamente ignora il dolore del distacco dalle figlie, affidate ad altre famiglie, provato dalla poetessa. E l’iniziale rifiuto da parte della intellighenzia italiana.

Ma Lei, Alda, la cui immagine, apparsa a un certo punto nel corso del video finale del concerto/spettacolo, ha strappato un immediato ed emozionatissimo applauso della platea, danzava sopra le sue disgrazie. Le viveva nella carne, fino all’ultima goccia, ma le restituiva in versi soavi, in cui brillava solo l’incanto per la bellezza, che si può trovare in ogni dove, che lei vedeva in ogni dove. Al di là delle sbarre del manicomio, delle convenzioni sociali e delle pareti tutte ricoperte di scritte – le sue poesie – di un appartamento polveroso (ma lei aveva bisogno della polvere. Come le farfalle. “Lei tolga la polvere alle farfalle e quelle non volano più. Forse l’uomo con tutta la sua scienza non ha capito questo… Che le farfalle non vanno spolverate”. Sono parole tratte da La pazza della porta accanto). 

Lo spettacolo ha il merito di far scorrere sullo sfondo immagini suggestive degli ambienti in cui Alda visse e, intanto, raccontare la sua storia con canzoni, le cui parole sono sue poesie, e scambi di battute tra Giovanni Nuti Monica Guerritore, autrice del testo e della drammaturgia, negli insoliti panni, fatti di abiti da sera e cappelli a cilindro coperti di paillettes, che ricordano la Merini. “L’incontro con Alda fu casuale – racconta Nuti in scena – mi trovavo in una libreria e davanti a me cadde un libro, era un libro di Alda, che si aprì sulla poesia I sandali. Ne rimasi folgorato. Così conobbi Alda. Quando tornai a casa musicai quella poesia e le scrissi che avevo preparato questa canzone. Ricordo che mi lasciò un messaggio sulla segreteria telefonica alle 4 del mattino, dicendomi, senza ancora aver sentito quel primo brano, che avrebbe scritto altre poesie che avrei potuto musicare”. In effetti il sodalizio artistico tra i due durò 16 anni. Nel 2005 Nuti firma le musiche dell’importante opera sacra intitolata Poema della croce, rappresentata anche nel Duomo di Milano, nella quale Alda interpreta Maria e Giovanni Nuti Gesù. (Nel decennale della morte della poetessa, nel 2019, Nuti portò in scena il Poema nella chiesa di San Marco a Milano; Carla Fracci prese il posto di Alda nel ruolo di Maria).

Nello spettacolo “…Mentre rubavo la vita” (ispirato al verso “Io come voi sono stata sorpresa mentre rubavo la vita”, da Il violinista piange), Monica Guerritore si cimenta in questo ruolo “musicale” dopo la sua partecipazione al musical “End of the Rainbow” dedicato a Judy Garland e convince. Grande passione e grande talento. Convincono meno i dialoghi, tra lei e Nuti, forzatamente spontanei. Anche se l’affetto e l’intesa tra i due, all’ombra del condiviso amore per Ada Merini, si percepiscono e appaiono sinceri.

Qualche dubbio anche sulla musica di Nuti, che rischia di trasformare parole vibranti che condensano in pochi versi universi interiori e profondissimi sguardi sulla realtà, in motivi orecchiabili da intrattenimento. Lodevole comunque il tentativo di proporre al pubblico il “mondo” di Alda Merini, ricchissimo di colori: amore, carnalità, spirito, Dio, tenerezza, ironia, dolore e gioia. La sua passione per la vita e la sua allegria emergono con forza. Indubbia l’eleganza dell’interprete.

Bravissimi i musicisti in scena José Orlando LucianoMassimo GerminiSimone Rossetti Bazzaro ed Emiliano Oreste Cava.
Foto dall’alto: Elena Borravicchio, Marinetta Saglio, Sonia Ritondale, Elena Borravicchio.

Infohttp://www.teatromanzonimonza.it/

Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.