Al Teatro Manzoni di Monza Leonardo Manera, comico gentiluomo

Al Teatro Manzoni di Monza Leonardo Manera, comico gentiluomo

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in cinema

Venerdì 6 maggio, nel teatro storico di Monza, lo spettacolo scritto e interpretato da Leonardo Manera sull’ “Homo Modernus”. Una carrellata di contraddizioni e luoghi comuni nell’epoca del politicamente corretto a tutti i costi. Con un finale a sorpresa. Divertente ma profondo insieme.

Monza, Italia.
Leonardo Manera calca le scene del Manzoni di Monza da grande intrattenitore. Sul palco un leggio, uno schermo, sul quale scorrono le improbabili interviste on the road realizzate a Milano dallo stesso Manera durante e dopo la pandemia, e una valigia aperta, dalla quale l’attore estrae come da un cilindro vecchi personaggi e nuovi eroi del quotidiano. Tra cinismo e ironia.

…dove si rincorre la felicità navigando sul web

Lo sfondo è quello dello schizofrenico contesto sociale nel quale viviamo tutti, più social che sociale, a dire la verità, dove si rincorre la felicità navigando sul web in pausa pranzo e per essere “corretti” si deve prestare attenzione a come mangiare, come raccogliere i rifiuti, come curarsi, come essere inclusivi a tutti i costi (si racconta di un nonno che, esasperato dal problema di non creare stereotipi di genere, tra una bambola e una macchinina, decise di regalare al nipote un osso) a patto di essere insoddisfatti sempre.

Se alcuni personaggi amati dal pubblico televisivo, efficaci sul palco di Zelig, perdono forza su quello del Manzoni, è assolutamente irresistibile la parodia della famiglia di oggi, dal giorno delle nozze fino all’oggi di una coppia stabile che ha il suo clou il sabato, giorno di ordinaria follia, nel quale si svolgono – tutte nella stessa giornata – le tre attività salienti della settimana: le faccende domestiche, la spesa, il sesso; in quest’ordine.

Una padronanza che non tradisce la minima incertezza

La comicità di Leonardo Manera è fatta di battute lasciate in sospeso, espressività trasformista, credibile nei panni di un nonno all’ultima occasione amorosa, come di un sessuologo che propende per risolvere il problema alla radice (lasciare proprio perdere il sesso) o di uno chef sofisticatissimo. Una padronanza che non tradisce la minima incertezza e, direi, una gentilezza fuori dal comune da parte di un artista che alla fine di ogni sketch ringrazia il pubblico che lo ha applaudito. Un percorso tortuoso tra le contraddizioni del politicamente corretto che porteranno ad avere un giorno, chissà, Piazza Selfie, Via Tronisti, Largo della Scuola Vuota, ma che giunge infine, inaspettatamente, ad una conclusione piena di umanità e speranza nella quale le persone cercano un abbraccio reale con un altro essere umano che li ami e guardando negli occhi un figlio capiscono quali sono le vere e importanti priorità nella vita.
Foto Elena Borravicchio

INFO

Teatro Manzoni Monza

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.