A Milano una grande mostra altamente tecnologica e sensoriale sulla più celebre artista messicana del Novecento

A Milano una grande mostra altamente tecnologica e sensoriale sulla più celebre artista messicana del Novecento

Scritto da Elena Borravicchio on . Postato in Appuntamenti, Cultura

Alla Fabbrica del Vapore di Milano una grande mostra su Frida Kahlo, in collaborazione con il Comune di Milano e il Consolato del Messico. Opere dell’artista, del marito Diego Rivera, esempi del folklore messicano e un’esperienza sensoriale del tragico incidente che l’artista subì nel 1925 e cambiò per sempre la sua esperienza della vita e dell’arte.

Milano, Italia.
La mostra Frida Kahlo – Il caos dentro, alla Fabbrica del Vapore fino al 28 marzo 2021, organizzata da Navigare con il Comune di Milano (e la collaborazione del Consolato del Messico, la Camera di Commercio Italiana in Messico, la Fondazione Leo Matiz, il Banco del Messico, la Galleria messicana Oscar Roman, il Detroit Institute of Arts e il Museo Estudio Diego Rivera y Frida Kahlo), è curata da Antonio ArévaloAlejandra MatizMilagros Ancheita e Maria Rosso e propone un viaggio nella vita della pittrice. Non soltanto i suoi quadri, bensì gli ambienti che abitava, gli abiti che indossava, i monili di cui si ornava, le tradizioni religiose e culturali di cui la sua infanzia era imbevuta, addirittura un’esperienza sensoriale del terribile incidente stradale che subì a 17 anni e incise profondamente sulla sua condizione esistenziale e sulla sua produzione artistica.

Si conferma la portata dell’innovazione che Frida Kahlo portò all’arte e alla società del suo tempo. Molto talentuosa fin da ragazzina e irriverente nei confronti degli schemi sociali, amava vestirsi da uomo soprattutto nelle occasioni formali, la si vede infatti posare così, tra le sue sorelle, in una foto ricordo di famiglia. Dipinge da sempre e a 15 anni, ambiziosa, si reca senza invito dall’affermato artista Diego Rivera, presentandogli i suoi lavori. Lui ne è profondamente colpito e i due, nonostante i 21 anni di differenza, intrecciano presto una relazione, resa più stimolante dalla presenza di Lupe Marín, prima moglie di Rivera, noto Dongiovanni, che Frida provoca spesso.

Una sala di scatti del fotografo e amico di famiglia Leonet Matiz Espinoza svela il carattere di Frida. “Frida amava farsi fotografare – racconta Alejandra Matiz, figlia dell’artista colombiano e curatrice della mostra fotografica – quando mio padre arrivava correva a vestirsi e ingioiellarsi, amava i copricapi eccentrici, e si metteva in posa. La foto preferita di mio padre è quella di Frida e Diego insieme in cucina, abbigliati per una festa elegante, alla quale stavano per recarsi. È uno scatto molto intimo e molto naturale”. 

Gli ambienti della sua camera da letto, del suo studio e del giardino della Casa Azul, la celebre magione messicana costruita in stile francese dalla padre di Frida,  Guillermo Kahlo, nel 1904 e meta di turisti e appassionati da tutto il mondo, permettono di calarsi nelle scene della vita quotidiana dell’artista: immaginarsi le sue giornate costretta a letto intrappolata in un busto opprimente con l’escamotage dello specchio dentro al baldacchino, ideato dalla madre, dal quale originano molteplici autoritratti; il lavoro in studio, sulla sedia a rotelle; il giardino dalla particolare architettura.

Il piano superiore della mostra è un tripudio di colori e un omaggio alla cultura popolare del paese: abiti fantasiosi, gioielli antichi, pannelli con spiegazioni e immagini del folklore e della fede popolari, è spiegata l’importanza del canto e della devozione degli ex-voto; e finalmente le opere dell’artista. I quadri, esposti nella sala successiva a quella in cui è proposto un interessante video, assai completo, sulle vicende della vita della Kahlo e della storia messicana e internazionale di inizio Novecento evidenziano l’evoluzione del percorso esistenziale e artistico della pittrice che, nel corso degli anni e degli accadimenti, accentua determinati stilemi e sempre più si allontana dallo stile accademico a favore di un ritrattismo personalissimo, con elementi di pittura messicana e primitivismo precolombiano. Emerge con prepotenza il dolore esperito dall’artista nel corso della sua vita, fisico e morale, e l’ossessione maturata nei confronti del marito. 

Un’artista eccessiva, esuberante in tutte le sue manifestazioni, indipendente, creativa, controcorrente, con un senso fluido della separazione in due generi e della sperimentazione sessuale, visceralmente attaccata alla vita e all’amore ma spesso sopraffatta dal dolore.
Foto Elena Borravicchio

Elena Borravicchio

Torinese di nascita e monzese di adozione, avendo vissuto, nel mezzo, un pezzo di vita a Milano e uno ad Abu Dhabi, prende la vita con filosofia, come la sua laurea. Appassionata di sociale, educazione, teatro, danza e viaggi, non esce mai di casa senza penna e taccuino e pensa di non aver vissuto fino in fondo un’emozione se prima non l’ha trasferita sulla carta. Circondata di amici monzesi, ma soprattutto stranieri, si dedica con gioia alla sua famiglia e al mestiere di freelance.