
Per la prima volta la Sardegna è al centro di una mostra affascinante, ricca di reperti e di postazioni interattive, che permetterà al pubblico di scoprire la sua storia unica. Una mostra itinerante, che da Berlino giungerà a San Pietroburgo, Salonicco e Napoli, fino a settembre 2022.
Berlino, Germania.
Lo scorso 30 giugno è stata inaugurata al Neues Museum di Berlino la mostra “Sardegna isola megalitica. Dai menhir ai nuraghi: storie di pietra nel cuore del Mediterraneo”. Nell’esposizione vengono presentati aspetti affascinanti e meno noti dell’isola: è facile infatti associare questa terra ai nuraghi, ma l’archeologia sarda offre molto di più. Oltre 160 reperti, provenienti dai musei di Cagliari, Sassari e Nuoro, affiancati da numerosi modellini, ricostruzioni e un sofisticato apparato multimediale, danno conto di questo patrimonio vastissimo e interessante, in parte ancora misterioso.
Il pezzo forte della mostra è senza dubbio il “Pugilatore”, uno dei giganti di pietra di Mont’e Prama, che per la prima volta viene concesso in prestito. Una scultura di oltre 190 centimetri e pesante quasi 300 chili, realizzata nel primo millennio a.C. e rinvenuta negli scavi del periodo 1975-1979. L’insieme di questi quasi quaranta giganti è unico nel suo genere: guerrieri, arcieri, pugilatori scolpiti con uno stile geometrico non hanno paragoni in Sardegna e lasciano ancora aperte molte domande.
Le sezioni della mostra
Le sei sezioni della mostra guidano il pubblico in un percorso che inizia con la nascita del fenomeno del megalitismo, nel Neolitico medio-recente (V-IV millennio a.C.), rappresentato da tombe a circolo, dolmen e menhir. Poi si passa a uno dei simboli della Sardegna, i nuraghi: oltre 7mila quelli innalzati tra il 1800 e il 1000 a.C., la cui funzione originaria è ancora dibattuta. Seguono le tombe dei giganti, le cui dimensioni hanno alimentato la leggenda che ospitassero orchi e giganti, ma in realtà erano sepolture collettive, una tradizione forse legata al culto degli antenati. Quindi i santuari e la religiosità, che in Sardegna era strettamente legata al culto dell’acqua. Pozzi e fonti sacri e templi a megaron ospitavano numerosi ex-voto, in particolare i “bronzetti”, che offrono uno spaccato interessante sulla società riproducendo abiti, accessori, edifici e oggetti di uso comune.
L’età del Ferro (X-VI secolo a.C.) segna il declino della civiltà nuragica. La società cambia, e con essa i villaggi e le usanze. Iniziano a consolidarsi le prime aristocrazie, e forse è proprio questo che ha spinto a realizzare i giganti di Mont’e Prama: sottolineare il legame con il passato megalitico e, quindi, il proprio prestigio. Infine, la mostra si chiude con l’eredità nuragica: nonostante l’insediamento di Fenici, Cartaginesi e Romani, il popolo sardo mantiene vivo il legame con il proprio passato, con i nuraghi, con la propria lingua e spiritualità.

Le prossime tappe
Questa mostra rimarrà al Neues Museum di Berlino fino al 30 settembre, dopodiché raggiungerà il Museo Statale Ermitage a San Pietroburgo, dove resterà circa tre mesi, dal 19 ottobre 2021 al 16 gennaio 2022. La terza sede è in Grecia: dal 11 febbraio al 15 maggio 2022 il Museo Archeologico Nazionale di Salonicco aprirà le sue porte alla civiltà megalitica sarda. Infine, dal 10 giugno al 11 settembre 2022 il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli accoglierà i reperti di nuovo in patria, prima di riconsegnarli alla Sardegna.







