
L’architettura è per sua natura un’opera globale: crea e modifica spazi, utilizza il volume, il colore, la materia, la luce. Calatrava si fonda su queste premesse per mostrare la sua impronta fortemente umanista, associando nei suoi lavori le arti applicate, la scultura, la pittura, il disegno, l’ingegneristica, l’architettura e la luce.

Napoli, Italia.
Presso il Real Bosco di Capodimonte, a Napoli, lo scorso 6 luglio è stata inaugurata la Chiesa di San Gennaro, riaperta dopo 50 anni, ridecorata dal celebre architetto Santiago Calatrava. L’intervento decorativo globale dell’architetto per la Chiesa di San Gennaro, costruita nel 1745 dall’architetto e scenografo Ferdinando Sanfelice per volere di Carlo di Borbone, è un omaggio alla ‘luce di Napoli’ e all’artigianato artistico locale. Presenti alla cerimonia inaugurale lo stesso Santiago Calatrava, il ministro della Cultura Dario Franceschini, il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger e il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.
Un lavoro svolto a regola d’arte, un artista contemporaneo che, in una cappella del ‘700, rilegge completamente lo spazio, dalle vetrate al soffitto decorato di stelle in porcellana, alle nicchie con disegni e installazioni in porcellana ispirate ai valori del Real Bosco di Capodimonte, con una nuova illuminazione e arredi innovativi: le preziose sete di San Leucio come paramenti d’altare, vasi e candelabri in porcellana che Calatrava ha prodotto appositamente per la cappella, realizzati durante i laboratori con gli studenti e i maestri artigiani dell’Istituto ad indirizzo raro Caselli – Real Fabbrica di Capodimonte.
A questa rilettura in chiave contemporanea dello spazio sacro, si aggiunge la musica come forma di spiritualità, con il restauro dell’antico organo e delle campane, di nuovo risuonanti dopo decenni di silenzio. Come lo stesso Calatrava ha affermato, si tratta di “un’opera d’arte globale in cui diverse arti (porcellana, tessitura, smaltatura, pittura.) convergono in un lavoro autonomo che parla dal passato al presente verso il futuro”.
L’intervento completa la grande mostra “Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli”, in scena al Museo e Real Bosco di Capodimonte fino al 22 agosto 2021, che ha determinato l’arrivo presso la struttura di quattrocento opere – sculture, disegni, maquette – di una fra le menti creative più brillanti dei nostri giorni: Calatrava, architetto, ingegnere, pittore, scultore, disegnatore, artista a tutto tondo. Un’esposizione che si propone da un lato di evidenziare gli elementi essenziali del suo concetto architettonico, ossia volume e luce, e la continua ricerca di un equilibrio tra questi, e dall’altro di mostrare l’amore dell’artista per la città partenopea, culla e porto del Mediterraneo, crocevia di culture e civiltà differenti.
La filosofia dell’intervento di Calatrava: una nuova spiritualità della Natura
L’architettura è per sua natura un’opera d’arte globale, poiché coinvolge una grande diversità di espressioni e mezzi per creare o modificare spazi, utilizzando il volume, il colore, la materia, la luce. Queste sono le premesse su cui si fonda l’intervento decorativo sulla cappella, in cui emerge l’impronta marcatamente umanista dell’architetto Calatrava, che nei suoi lavori associa, concettualmente e praticamente, le arti applicate, la scultura, la pittura, il disegno, l’ingegneristica, l’architettura e la luce. Nelle sue creazioni, l’arte globale si ispira al concetto rinascimentale dell’opera d’arte come espressione del rapporto armonioso dell’uomo nel mondo. Nella chiesa di San Gennaro nel Real Bosco di Capodimonte, Calatrava ha agito sulla totalità dello spazio e l’ha trasformato visualmente, cromaticamente e spiritualmente, omaggiando la storica tradizione artigianale della Campania: la porcellana della Manifattura di Capodimonte, le sete di San Leucio, le vetrate artistiche di Vietri sul Mare. L’elogio si estende, inoltre, al Real Bosco di Capodimonte, il più importante giardino storico di Napoli, uno dei maggiori d’Italia, ispirazione in tutta l’iconografia della chiesa (stelle, colombe, cespugli, rami di alberi e foglie) che assume un significato etico ancora più forte dopo la pandemia da Covid-19. Il risultato è un’opera d’arte globale che interpreta in maniera spirituale il rapporto con la Natura.
L’intero progetto sulla Chiesa, ogni singolo disegno e manufatto sono stati donati da Santiago Calatrava al Museo e Real Bosco di Capodimonte e andranno ad arricchire le sue collezioni. L’intervento artistico di Calatrava è di un’importanza significativa per il patrimonio storico italiano e aggiunge una grande creazione al patrimonio storico di Capodimonte, consentendo di intensificare il rapporto delle collezioni con l’arte e l’architettura contemporanea internazionale.
Le lavorazioni
L’intervento decorativo di Calatrava è concepito per essere una “opera viva”, utilizzando l’eccellenza del tessuto produttivo campano (tessitura, porcellana, smaltatura e pittura): proprio l’abilità manuale delle maestranze conferisce un aspetto vivo all’opera. Calatrava adopera il linguaggio di una nuova spiritualità e di un nuovo umanesimo, capace di trasmettere pace e gioia, e di mettere l’essere umano e la sua percezione della natura al centro di uno spazio sacro.

Opere in Porcellana
Pur avendo una profonda conoscenza della tecnica di produzione della ceramica, come dimostrano le sue opere esposte nel Cellaio, Calatrava realizza per la prima volta opere in porcellana e lo fa nei luoghi dove, nel 1743, Carlo di Borbone istituì la sua manifattura di Porcellana.
L’architetto, infatti, ha lavorato con i maestri ceramisti e gli allievi della “Real Fabbrica di Capodimonte Istituto Superiore ad Indirizzo Raro Caselli”: con loro, ha realizzato tutti i decori in porcellana per la Chiesa di San Gennaro, ossia 800 stelle per il soffitto, 600 fiori e 600 foglie per le nicchie laterali, 6 vasi e 6 candelabri, da lui donati a Capodimonte e che entreranno a far parte delle collezioni del museo.
I decori nella Chiesa dialogano con quelli realizzati per le due ‘lunette’ che vanno a ridisegnare l’ingresso della scuola, edificio situato proprio davanti alla Chiesa. Si tratta di due pannelli semicircolari, ognuno composto da 47 piastre in terracotta, decorate con tecnica mista della maiolica e del terzo fuoco. In uno, è disegnata una foresta dai fitti tronchi policromi su sfondo blu notte e nell’altro l’albero della vita policromo, dall’imponente tronco centrale dal quale si diramano a raggiera innumerevoli rami blu notte. Entrambi i pannelli, posizionati uno davanti all’altro, sono punteggiati da stelle in oro brillante realizzate a terzo fuoco. Anche queste due opere sono un dono di Calatrava.
L’interno luminoso della chiesa barocca è dominato dal soffitto blu decorato con oltre 800 stelle ad otto punte, realizzate in porcellana bianca poi interamente dorata a terzo fuoco. Nelle due nicchie poste sugli altari laterali viene ripreso il tema della Passione di Cristo: in quella di destra, il crocifisso è formato da foglie in oro su un fondale interamente coperto da rami d’ulivo mentre, in quella di sinistra, una croce composta da fiori rossi si inserisce entro un fitto reticolo di fiori giallo ocra e rami in biscuit. Per gli elementi plastici delle due nicchie si contano circa 600 fiori e 600 foglie d’ulivo.
Inoltre, sia sull’altare maggiore che su quelli laterali sono posti dei candelabri a fiamma unica di diversa tipologia: alcuni smaltati in vari colori ed altri decorati con elementi floreali o foglie d’ulivo. Sempre per l’arredo degli altari, sono state realizzate tre coppie di grandi vasi a forma tronco-conica, il cui decoro riprende l’elemento delle foglie d’ulivo e dei fiori. Le coppie di vasi per l’altare maggiore raffigurano le colombe in volo, elemento ricorrente nelle opere di Calatrava, che si ritrova anche nella decorazione dell’uovo in porcellana sospeso sopra l’altare maggiore. Anche la nicchia che accoglie il fonte battesimale è stata decorata con due figure in porcellana lucida raffiguranti degli angeli in volo su fondo blu.
Vetrate artistiche
Il maestro vetraio Antonio Perotti di Vietri sul Mare (Salerno), ha realizzato vetrate artistiche per la cappella, con l’antica tecnica della cucitura a piombo, su disegni originali di Calatrava di ispirazione sacra: Crocifissione e Deposizione per il tamburo di ingresso, Resurrezione e Ascensione per i due rosoni laterali, utilizzando come fondo del rosone un vetro artigianale ad alta irradiazione cromatica di colore Blu Cobalto. Per le porte laterali che conducono in sagrestia, invece, sono state realizzate quattro vetrate raffiguranti foglie e bacche.
Tutte le vetrate presentano un segno stilizzato con accenni di chiaro scuro secondo le esigenze creative e stilistiche dell’architetto Santiago Calatrava.
Paramenti sacri per altare in seta di San Leucio
Il cavaliere del Lavoro Annamaria Alois con la sua azienda di alto artigianato tessile e tessuti d’arte dal 1885 nel borgo di San Leucio (Caserta), dove ha recuperato antichi telai a mano, macchine artigianali e un ricchissimo archivio di disegni originali di epoca borbonica, ha realizzato i paramenti in seta da porre sui tre altari, su disegno originale di Calatrava.
Sono destinati agli altari laterali i paramenti con motivi che richiamano i decori nelle nicchie laterali (foglie e rose), nelle quali è sempre stilizzata una croce dorata e all’altare centrale il paramento con le colombe, decoro riprodotto anche sui vasi in porcellana, destinati all’altare centrale.
Il decoro è avvenuto con otto colori di base, capaci di estendere gli effetti cromatici con sfumature ottenute grazie all’amalgama dei fili che si intrecciano nella tessitura, e che riproducono la tecnica del rilievo con un evidente effetto tridimensionale. Inoltre, per far apprezzare al visitatore la tecnica utilizzata e il lavoro svolto, il rovescio della stoffa di ogni paramento è stato foderato con un velo di organza, tagliato e cucito a mano, per oltre venti metri di cucitura.

I disegni nelle nicchie laterali
Santiago Calatrava ha disegnato, poi, foglie e colombe in alcune nicchie della cappella. Decori come espressione della manualità umana che danno valore aggiunto all’architettura. Il suo lavoro a Capodimonte diventa una visione del mondo che coniuga il rispetto per l’ambiente, la ricchezza botanica del giardino storico in cui furono acclimatate piante esotiche, con l’antica tradizione delle arti.
Restauro e riaccordatura dell’antico organo “Giovanni e Pietro Petillo”
L’intera operazione è stata affidata alla Fabbrica d’organi Giovanni Tamburini di Crema, che ha provveduto a pulire il vano organo e cantoria, a smontare tutto il materiale fonico e, in particolare, le canne metalliche che sono state spolverate, aspirate e successivamente lavate usando sola acqua demineralizzata.
Sono state restaurate la tastiera e la pedaliera, particolarmente degradate dal punto di vista funzionale ed estetico: sporcizia, ruggine, ossidazione, tarlatura e scollamenti. Tutte le parti lignee sono state sottoposte ad intervento antitarlo e di stuccatura. Le parti in metallo, pesantemente arrugginite, sono state spazzolate con spazzole con setole in ottone, per poi essere soffiate ed aspirate ripetutamente. L’intervento sulle canne metalliche si è rilevato delicatissimo: asporto detriti, soffiatura, lavaggio, rimessa in forma e saldatura. Le centinaia di rotture e squarci sono state tutte ricomposte e saldate, ma nessuna canna è stata sostituita.
Le Campane
Sul campanile della Chiesa di San Gennaro, dentro la cella campanaria sono posizionate due campane dal sistema ‘a tocchi’: la prima ha un diametro di 650 millimetri e pesa circa 165 chili e la seconda ha un diametro di 500 millimetri e pesa circa di 80 chili.
La ditta Merolla, per rendere efficace e controllabile, il sistema del ‘suono a tocchi’, ha inserito un elettropercussore per campana, armature di sostegno, un quadro elettrico e un computer programmatore.
Dopo l’intervento di restauro e manutenzione, le campane della Chiesa di San Gennaro sono tornate a scandire il tempo nel Real Bosco con tocchi ogni ora.
Notizie storico-artistiche sulla Chiesa di San Gennaro
Opera dell’architetto e scenografo Ferdinando Sanfelice, la Chiesa fu costruita nel 1745 per volere di Carlo di Borbone, come recita la vecchia iscrizione di marmo posta sulla facciata d’ingresso. Sulla chiesa c’è un piccolo campanile, i cui archi ad ogiva sono frutto di un successivo rimaneggiamento. L’interno ha conservato l’impianto originario ovale con decorazioni alquanto sobrie; sull’altare maggiore della Chiesa è esposto un olio su tela, raffigurante il santo protettore, attribuito tradizionalmente al famoso pittore Francesco Solimena (1657-1747), maestro ed amico del Sanfelice. Di recente è stato assegnato a Leonardo Olivieri (1689-1750?), un allievo del pittore. Fin dal Settecento la chiesa era ornata, oltre che dalla grande tela di San Gennaro, anche da quattro statue in gesso dedicate ai santi protettori della famiglia regnante: quelle di San Carlo Borromeo e Sant’Amalia, in nicchie ai lati dell’abside dedicate a Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia; le altre due, rappresentavano San Filippo e Santa Elisabetta, negli angoli opposti della chiesa, in onore di Filippo V re di Spagna ed Elisabetta Farnese.

Un appuntamento da non perdere: la magnificenza e il genio dell’architetto Calatrava sono pienamente esternate nel lavoro di decoro svolto all’interno della Chiesa di San Gennaro. Un blu magnetico coinvolge sapientemente la vista dello spettatore, tanto da lasciarlo estasiato dinanzi a tanta bellezza. Un fiore all’occhiello, un vanto per la città di Napoli da visitare assolutamente.
Per tutte le informazioni necessarie, consultare: https://capodimonte.cultura.gov.it/



