
Foto sopra
Giuseppe Arcimboldo
Costume per mascherata
Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi.
Foto piccola in alto
Fede Galizia
Ritratto di Paolo Morigia
Milano, Veneranda Pinacoteca Ambrosiana
TRA IL CINQUE E SEICENTO, DIVERSE PITTRICI RAGGIUNSERO PARTICOLARE FAMA E SUCCESSO. ACCANTO A SOFONISBA ANGUISSOLA E ARTEMISIA GENTILESCHI, SPICCA IL NOME DI FEDE GALIZIA, DI ORIGINE TRENTINA, CHE VERRA’ CELEBRATA PRESSO IL CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO A TRENTO CON LA PRIMA MOSTRA MONOGRAFICA A LEI DEDICATA, DAL 3 LUGLIO AL 24 OTTOBRE 2021.

Fede Galizia
Coppa di vetro con pesche, mele cotogne, fiori di gelsomino e una cavalletta
Collezione privata
Milano, Italia.
L’artista Fede Galizia, una delle pittrici che ha lasciato il segno nella storia dell’arte, esattamente nel periodo tra il Cinque e il Seicento, verrà celebrata al Castello del Buonconsiglio a Trento, dal 3 luglio al 24 ottobre 2021, con la prima mostra monografica a lei dedicata. Di origine trentina, vive prevalentemente a Milano: non a caso, testimonianze della sua presenza nella città lombarda risalgono almeno al 1587. La sua morte, invece, si colloca il 21 giugno 1630, anche se non è noto il luogo in cui sia effettivamente avvenuta. Il trasferimento, da Trento a Milano, della famiglia Galizia, di origini cremonesi, deve essere stato deciso dal poliedrico padre, Nunzio, artista pure lui, impegnato nel mondo della miniatura, dei costumi, degli accessori, ma anche in quello della cartografia. Fede Galizia ottiene un successo straordinario tra i committenti dell’epoca, tanto che alcune sue opere raggiungono, prima del 1593, tramite la mediazione di Giuseppe Arcimboldi, la corte imperiale di Rodolfo II d’Asburgo.
Gli studi novecenteschi, prettamente italiani ma condotti anche altrove, hanno dato particolare risalto alla sua attività come autrice di nature morte, alle origini di questo fortunato genere. Tuttavia, la produzione artistica raccoglie anche moltissimi ritratti ma anche pale d’altare, destinati a sedi tutt’altro che locali (Montecarlo e Napoli, per esempio). La mostra, curata da Giovanni Agosti, Luciana Giacomelli e Jacopo Stoppa, mira a soddisfare le domande che più volte ci si pone su Fede Galizia, servendosi della presentazione delle opere dell’artista e adeguati confronti, ossia perché piacesse tanto, quali siano state le ragioni del suo successo nell’epoca in cui è vissuta, quanto abbia influito il fatto che fosse di sesso femminile e anche il differente apprezzamento di una sua opera d’arte a seconda del momento storico in cui si vive, mettendo a confronto l’opinione odierna con quella della fine Rinascimento. L’allestimento è stato curato da Alice De Bortoli, formatasi accanto a Margherita Palli, la scenografia da Luca Ronconi, le luci sono di Pasquale Mari, uno dei più celebri direttori della fotografia del cinema italiano di oggi.
In mostra ci saranno un’ottantina di opere tra dipinti, disegni, incisioni, medaglie e libri antichi. Oltre a quelle di Fede Galizia, Plautilla Nelli, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana e Barbara Longhi, ci saranno lavori di Giuseppe Arcimboldi, Bartholomeus Spranger, Giovanni Ambrogio Figino, Jan Brueghel e Daniele Crespi, provenienti dai più importanti musei italiani, come la Pinacoteca di Brera e il Castello Sforzesco di Milano, gli Uffizi di Firenze, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Palazzo Rosso di Genova, la Fondazione Cini di Venezia, la Galleria Borghese di Roma, oltre ad alcuni prestiti internazionali: dal Muzeum Narodowe di Varsavia, dal Ringling Museum of Art di Sarasota, dal Palacio Real de la Granja di San Ildefonso e, infine, da alcune raccolte private.

Fede Galizia
Noli me tangere
Milano, Pinacoteca di Brera
La mostra è articolata in nove sezioni:
1. Quando anche le donne si misero a dipingere
Questa sezione affronta l’affermarsi, tra dilettantismo e professione, delle donne pittrici nell’epoca della Controriforma. Si va da chi si è avvicinata alla pittura dopo aver ricevuto un’educazione umanistica a chi è figlia d’arte, passando per le monache che dipingono per devozione. I nomi sono: le sorelle Anguissola, Lavinia Fontana, Barbara Longhi e suor Plautilla Nelli. I casi affrontati costituiscono un prologo all’esperienza di Fede Galizia.
2. Trento
Il Concilio di Trento (1545-1563) è un’occasione senza precedenti per fare conoscere il principato vescovile nell’Europa del tempo. In questa sezione sono esposte opere riproducenti le sessioni del Concilio che contribuiscono a rendere fecondo e internazionale l’ambiente culturale trentino dal quale provengono Nunzio e Fede Galizia. Ad attestare i legami di quest’ultima con la città d’origine della sua famiglia, c’è una sua raffigurazione del «beato» Simonino da Trento.
3. Milano
Nunzio è sulla scena di Milano, la capitale europea delle industrie del lusso, già nel 1573 e Fede, fin dal 1587, è celebrata lì per la sua attività di pittrice. Si vuole dare conto della forma della città, attraverso la veduta di Milano realizzata da Nunzio nel 1578, al termine della peste che aveva visto dispiegarsi l’impegno senza limiti dell’arcivescovo Carlo Borromeo. La versatilità dell’artista trentino lo vede variamente impegnato nel mondo della moda e dello spettacolo, in un contesto in cui non mancano i contatti con la corte imperiale. Intanto, sostenitore ufficiale delle doti della giovanissima Fede è il milanese Giuseppe Arcimboldi.
4. Miniature e ritrattini
Nunzio Galizia è innanzitutto un miniatore, la cui attività si svolge in particolare a Milano, ma anche a Torino, per la corte sabauda. Si intendono mostrare alcuni esempi della miniatura lombarda cinquecentesca, che vanno dai codici miniati ai ritrattini. Spiccano nella sezione due ritratti, eseguiti da Fede Galizia, inseriti in una ricca cornice elaborata dal padre.
5. Giuditte
Al centro della mostra è la Giuditta del museo di Sarasota, firmata e datata 1596: un soggetto che Fede Galizia affronta più volte, in alcuni casi riproponendo addirittura la medesima immagine, come il caso del dipinto, datato 1601, della Galleria Borghese. La raccolta di più esemplari permette di verificare i gradi di autografia, all’interno di una produzione, che non rifiuta – come accade anche per le nature morte – la serialità. In queste Giuditte emerge il gusto di Fede per la rappresentazione dei costumi e dei gioielli, che è stata fortemente determinata anche dalle competenze in fatto di abbigliamento di suo padre Nunzio.
6. A scuola dal Correggio e dal Parmigianino
La pittura dell’emiliano Correggio, morto nel 1534, è riferimento prioritario per Fede, che ne studia le opere, a partire da quelle presenti nel contesto milanese. In particolare, si focalizza su l’Orazione nell’Orto, oggi ad Apsley House, a Londra, ma che tra Cinque e Seicento era a Milano, nelle ricche raccolte del marchese Pirro Visconti Borromeo. Fede non si limita a riprodurre soltanto l’Orazione nell’Orto: copia anche la Zingarella (oggi a Capodimonte) e la Madonna della cesta (oggi alla National Gallery di Londra). Individua in queste immagini del Correggio un timbro devoto e sentimentale. Anche il Parmigianino è al centro dei suoi interessi, come attesta la Santa Caterina che giunge dalla raccolta dei principi Borromeo.
7. Una ritrattista famosa
I personaggi che, fin da giovanissima, Fede Galizia immortala, la fanno apprezzare come ritrattista in tutta Europa. Il ritratto di Paolo Morigia della Pinacoteca Ambrosiana, il dotto gesuato autore di un libro sulla nobiltà di Milano, viene esposto in Duomo poco dopo la sua esecuzione all’aprirsi dell’ultimo decennio del Cinquecento. Sfilano, in questa galleria ideale, Ludovico Settala, il medico della peste manzoniana, Federico Zuccari, il pittore dell’Idea, Ippolita Trivulzio, principessa di Monaco.
8. Sugli altari
Il Noli me tangere, ora alla Pinacoteca di Brera, è tra i dipinti rimasti della produzione sacra di Fede Galizia il più ammirato dai viaggiatori del passato, ma, allo stesso tempo, quello forse più lontano dal gusto moderno. La minuzia con cui sono descritti i fiori in primissimo piano, che rimandano alla contemporanea produzione di nature morte, i gesti calibrati e la preziosità esecutiva delle vesti, visti con il cannocchiale del tempo, servono ad accrescere la fama di Fede nella Milano a cavallo tra XVI e XVII secolo. Notorietà che deve averla portata a realizzare pure un dipinto, con San Carlo, destinato a Napoli, e a prendere parte alla decorazione di quell’antologia di pittura lombarda e non solo del Seicento, che è la chiesa milanese di Sant’Antonio Abate, a cui l’artista lascerà parte dei suoi beni alla propria morte.
9. Come catturare la vita silente
Fede Galizia si cimenta in un genere nuovo, introdotto forse a Milano intorno alla metà dell’ultimo decennio del Cinquecento, da un pittore di tradizione latamente leonardesca: Giovanni Ambrogio Figino. Ma sarà la Canestra del Caravaggio, appartenuta al cardinale Federico Borromeo, a cambiare le carte in tavola, e Fede proverà a misurarsi, tra temi e variazioni, con il nuovo corso della pittura. Ma non sarà l’unica a dipingere frutti e fiori.
Un’esposizione assolutamente da non perdere! Per ulteriori informazioni, consultare www.buonconsiglio.it



