
Un dramma scritto nel 1882 da Henrik Ibsen che in realtà sembra scritto… l’altro ieri e che sarà d’attualità anche fra altri cent’anni: “Un nemico del popolo”, in scena al Piccolo di Milano dopo le date di Roma, interpretato e diretto da Massimo Popolizio, ripropone l’eterno dilemma tra benessere economico e benessere ambientale, tra potere politico e scienza e che si interroga sui limiti del consenso “democratico”.
Milano, Italia.
Una cittadina ubicata in una non meglio specificata contea americana negli anni ’30 (ma quando si parla di denaro viene usato il termine “corona”, la moneta norvegese dove Ibsen ambientò il dramma, e non “dollaro”). Thomas Stockmann, medico, scopre che lo stabilimento termale (di cui è direttore sanitario e su cui il fratello Peter Stockmann, sindaco della cittadina, punta per il riscatto economico di tutta la popolazione) è in realtà una fogna a cielo aperto che invece di guarire ammala. E tra i due fratelli scoppia la bagarre, che coinvolge tutti, a cominciare dal direttore, redattore ed editore del giornale locale, per finire con tutto il paese. L’imperativo è: bloccare il dottore, far sparire magicamente le sue analisi e andare allegramente avanti, verso… l’incasso che lo stabilimento porterà a tutti.
Maria Paiato, che interpreta en travesti, ma in maniera semplicemente perfetta, il sindaco, dice al proposito: «Il mio sindaco è un uomo di potere, arido, ma gioca tutte le sue carte per tutelare gli interessi della cittadina e non i propri. Lui crede che lo stabilimento termale è un portatore di lavoro, benessere, ricchezza, quindi si batte perché il fratello ritiri il suo rapporto. Il dilemma dunque è: vivere sani ma senza lavoro, oppure malati e con il lavoro?». (Ogni riferimento, tanto per citare un esempio, all’llva di Taranto è puramente casuale?).
E Massimo Popolizio, interprete del medico e anche regista dello spettacolo, specifica. «Il mio personaggio se la prende con la maggioranza, la considera il nemico più pericoloso per la comunità, perché è composta per lo più di imbecilli. E allora perché dovremmo stare alle sue decisioni? Certo, è una provocazione, però sembra lo specchio dell’oggi: parlare alla pancia della gente può anche andare bene, ma siamo certi che tutto ciò che viene votato dalla pancia sia giusto?». (Ogni riferimento alla situazione politica italiana è puramente… causale?)
Lo spettacolo, durata un’ora e 40 abbondanti, senza intervallo, scorre via rapido con un totale coinvolgimento degli spettatori che ringrazieranno la compagnia con un lungo applauso finale.
Per quanto riguarda la regia, Popolizio ha chiesto a Paolo Musio, che porta in scena il direttore del giornale “La voce del popolo”, una recitazione grottesca, un po’… untuosa, quasi da cinema muto, come a far capire quali siano le responsabilità che la stampa a volte si assume, o schiva, senza pensare mai alle conseguenze di quello che propalano, a meno che non tocchi personalmente i propri interessi, come fosse la ricerca ossessiva di un “like” a ogni costo sui social.
“Un nemico del popolo” è in scena al Piccolo-Teatro Strehler fino al 16 febbraio, per poi proseguire la sua tournée in giro per l’Italia (Torino, Rimini, Napoli, Pesaro, passando anche per Lugano) fino al prossimo 19 aprile.
Non perdetelo, se vi capita, anche se vi farà uscire con un vago senso di colpa.
Foto: Giuseppe Distefano



