Milano, Italia.
Chi non ha mai pensato di mollare tutto e andare a vivere all’estero? Questa scelta viene vista da alcuni come unica ancora di speranza per poter trovare una situazione lavorativa migliore, per studiare o semplicemente per raggiungere la dolce metà. Nel complesso, comunque, rappresenta sicuramente una scelta radicale, che porta con sé diverse problematiche da affrontare.

- Il primo problema è fare i conti con gli affetti rimasti in patria che la distanza purtroppo mette a dura prova. Spesso, chi resta a casa, non comprende fino in fondo le difficoltà che un fuori sede si trova ad affrontare e vivere lontano significa perdersi un sacco di momenti importanti: matrimoni, lauree, battesimi, nascite di figli, compleanni. Questo porta anche a provare un senso di solitudine che può essere, in molti casi, smorzato dalla presenza del proprio animale domestico. Tra l’altro, oggi ci sono professionisti del settore come Bliss Pets, ad esempio, specializzati nel trasporto cani. In questo modo potreste portare con voi il vostro amico a quattro zampe senza troppi problemi, e averlo con voi sicuramente potrebbe aiutarvi ad alleviare la sofferenza per la distanza da casa.
- Secondo problema è sicuramente la barriera linguistica che per una persona con poca attitudine alle lingue è l’ostacolo peggiore. In generale è sempre un vantaggio imparare una nuova lingua, ma impararla bene ancora di più, e il modo migliore è vivere nel paese madrelingua magari con l’aiuto di corsi preparatori prima del trasferimento.
- Un terzo problema riguarda il cambio di cultura e di mentalità, si è catapultati in una società molto diversa dalla propria alla quale ci si deve abituare. Ma uscire dalla propria comfort zone comunque aiuta a diventare più autonomi e si trasforma in una grande spinta per diventare più sicuri di sé. Si possono raggiungere traguardi che prima sembravano impossibili, come farsi nuovi amici, entrare in una squadra sportiva locale, superare colloqui di lavoro.
- Un quarto problema riguarda l’organizzazione: si devono fare i conti con le pratiche burocratiche, e queste ultime non sempre sono facili da sbrigare, visto che alcuni Paesi sono più complicati di altri per quanto riguarda visto o permesso di studio/lavoro. Quindi, che si tratti dell’organizzazione prima della partenza, o dell’inizio della permanenza vera e propria, ci sarà tanto da organizzare, ed è meglio farlo con anticipo.
- Quinto problema (molto importante, soprattutto per noi italiani) è il cibo. Anche se si può trovare il piatto preferito nel tuo nuovo paese, non avrà mai lo stesso sapore di casa. Anche se nel nuovo paese ci sarà una vasta gamma di nuovi sapori da provare, particolari e gustosi, spesso dopo una giornata pesante l’unica cosa che si desidera è la deliziosa cena tipica della propria infanzia. Le imitazioni ci sono, ma assomigliano solo vagamente all’amato cibo della propria terra. La soluzione a questo problema è un bel pacco, direttamente da casa, con tutti gli ingredienti originali.
Infine, va detto che andare a vivere in un paese diverso dal nostro fa apprezzare oppure odiare il luogo di origine: cambia la prospettiva, e vengono evidenziati aspetti che prima erano dati per scontati. Questa situazione prende il nome di Sindrome di Ulisse, o sindrome dell’emigrante, e può portare a idealizzare il proprio paese di origine, nel quale tutto era bello ed idilliaco e a svalutare il paese di arrivo, come fonte di disagio o sofferenza. Allo stesso modo, si può verificare anche l’esatto opposto, elevando il paese ospitante come terra promessa per la risoluzione di tutti i problemi e denigrando il proprio paese come luogo dal quale è stato necessario fuggire.
Tra problemi e sindromi, comunque, l’importante è affrontare questo cambiamento con serenità, cercando di viverlo appieno senza farsi prendere dallo sconforto.




