Un progetto multiculturale, con il patrocinio dell’assessorato al turismo della regione Campania, ispirato a promuovere l’autenticità di questi luoghi, a trentacinque anni dal terremoto che sconvolse pesantemente le provincie di Avellino, Salerno e Potenza.
Avellino, Italia.
La “verde Irpinia”. Non è il titolo di un dipinto di Van Gogh, bensì l’affresco di un paesaggio concepito dalla natura alle origini del mondo, che ha mantenuto intatte le sue virtù a distanza di secoli. Un’area del sud Italia, situata nella dorsale appenninica dei Monti Picentini, estesa per la maggior parte nella provincia di Avellino, a poche decine di chilometri dalla Costiera amalfitana e raggiungibile comodamente anche dalla capitale. Un territorio fiero, come la gente che lo abita, penetrante per il viaggiatore che desidera avventurarsi alla scoperta di un patrimonio ricco di storia, arte, musica, cinema.
Il nome deriva dal latino Hirpus-lupo, animale che ha rappresentato nella storia di questo luogo una specie molto diffusa nei boschi popolati dalla tribù degli Irpini, diretti discendente dei Sanniti, stirpe di origine Indoeuropea che si insediò nell’Italia meridionale intorno al I millennio a.C.
Irpinia Madre Contemporanea è un progetto multiculturale, con il patrocinio dell’assessorato al turismo della regione Campania, ispirato a promuovere l’autenticità di questi luoghi, a trentacinque anni dal terremoto che sconvolse pesantemente le provincie di Avellino, Salerno e Potenza (quest’ultima in Basilicata). Nel giorno dell’anniversario – era il 23 novembre del 1980 -, all’interno di un avvicendarsi di eventi che dureranno fino a gennaio del 2016, il regista Mario Martone, vincitore del David di Donatello per “L’amore molesto” (1995), presenterà nel Castello Ducale di Bisaccia, il video-documentario intitolato “Terrae Motus”, dedicato all’amico Lucio Amelio, gallerista napoletano scomparso agli inizi degli anni novanta, che riuscì in breve tempo a sensibilizzare alcuni artisti di fama internazionale – Josept Beuys, Andy Warhol, Keith Haring, Michelangelo Pistoletto, Gerhard Richter, per ricordarne alcuni – in una sorta di “work in progress sul tema del terremoto”, che divenne poi collezione permanente, oggi esposta alla Reggia di Caserta. Emblematica è l’opera di Andy Warhol, una gigantografia serigrafata e replicata 3 volte, che ritrae la prima pagina del quotidiano “Il Mattino”, all’indomani della catastrofe, con la headline a caratteri cubitali “FATE PRESTO”.
Dal 21 novembre fino all’8 dicembre, prende forma il rendez-vous Via Varco, strana storia di una strada nel comune di Rotondi (piccolo segmento della Via Appia), dove artisti contemporanei, allineati tra di loro quasi per caso, aprono i propri atelier al pubblico.
Inizia tutto con Luigi Mainolfi, scultore nato a Rotondi, impostasi al principio degli anni ottanta realizzando sculture con materiali poveri e naturali (terracotta, gesso, legno, pietra lavica) e fusioni in bronzo. Le sue opere, influenzano il lavoro di Perino & Vele di Emiliano Perino e Luca Vele, giovani artisti attivi dal 1994, i quali privilegiano l’utilizzo della cartapesta per la realizzazione delle loro opere. Un mix di quotidiani di vari colori, (il rosa della Gazzetta dello Sport, il giallo di Italia Oggi, il beigiolino del Sole 24 Ore, il grigio del Corriere della Sera), riciclati in un impasto che, una volta plasmato, sostituisce il messaggio mediatico con quello più aureo della scultura.
Il ”bunker” di Peppe e Lucio Perone con opere di forma contrastanti per tema e dimensione, visibili sia all’interno che nel giardino esterno, sulle rive di un lago che fa da sfondo alla Valle Caudina, luogo suggestivo e comune denominatore di ispirazione per gli artisti di Rotondi.
Lo scenografico capannone di Umberto Manzo con all’interno le sue opere a tecnica mista su carta e tela incollate su pannelli di legno, stratificazioni che sottendono paesaggi sospesi e figure immaginarie. La masseria di Eugenio Giliberti con le sue installazioni in legno astratte, a sottolineare la pratica di lavori umili come la potatura delle mele.
Durante questa kermesse dal titolo Studi d’artista porte aperte, si potranno contemplare dal vivo le opere di questi creativi e ascoltare in diretta il loro racconto sui rispettivi lavori.
Sabato 27 gennaio, a Altavilla Irpina, nel Palazzo De Capua, sarà proposto il Concerto di musica polifonica, eseguito dal Gesualdo Consort of Gesualdo, con la direzione del maestro corista Marco Berrini. Un’esibizione che fa eco ai componimenti di Carlo Gesualdo, madrigalista vissuto a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. A questo musicista raffinatissimo, eccezionale precursore della musica moderna, riconosciuto da mezzo mondo (Stravinsky gli dedicò il suo “Monumentum pro Gesualdo”), è intitolato il castello, nell’omonimo comune di Gesualdo.
Immersi nella stagione autunnale, con i colori di una natura che cambia e la bontà dei prodotti che essa genera, la gastronomia occupa senz’altro un posto di rilievo nel progetto di Irpinia Madre Contemporanea: qui il tartufo bianco può sfidare quello di Alba per diversa intensità di sapore e profumo; i porcini crescono generosi all’ombra dei boschi del Monte Partenio e del Terminio Cervialto; le castagne di Montella riconosciute dalla UE con il marchio IGP, risultano essere duttili per la preparazione di purè, composte e marron glacé e ottime da gustare arrostite.
E poi sua maestà il vino, vero protagonista delle colline circostanti, ambasciatore di cultura e del paesaggio, un’eccellenza italiana nel panorama delle realtà vitivinicole di pregio. Vitigni autoctoni, antichissimi, danno vita alle tre grandi DOCG dell’Irpinia: il Taurasi, di colore rosso rubino tendente al granato, un Aglianico che, per essere commercializzato, deve avere per disciplinare almeno tre anni di invecchiamento, di cui uno in botti di legno; i vini a bacca bianca, come il Greco di Tufo, dai sentori fruttati che ricordano la pesca e la mandorla amara, e Il Fiano, vino elegante, di un giallo paglierino più o meno intenso, che accompagnano piacevolmente piatti a base di pesce e crostacei, piuttosto che carni bianche e formaggi non stagionati. Una delizia per tutti i sensi.
IL TACCUINO DI AGENDA VIAGGI
Dove alloggiare
Donna Chiara B&B, vico Seminario n.2, 83051 – Nusco (AV), mail: donnachiarabb@gmail.com, Tel.: +39 328 4622230.
Situato nel centro storico di Nusco, un B&B familiare e elegante, con poche camere, arredate con gusto e curate nel dettaglio.
Cena School (albergo e ristorante), Culinary School of Italy, via delle Stigmatine n.1, 83051 – Nusco (AV), Tel.: +39 0827 64644.
All’interno di una struttura di inizio ’900, nel centro storico del ”Borgo d’Italia di Nusco”, tra i vicoli silenziosi e avvolto dal verde delle colline irpine, a 914 m.s.l. Questo è il regno dello chef stellato Antonio Pisaniello il quale, compiuto un tour itinerante attraverso alcune realtà culinarie del globo, ha trasferito qui le sue conoscenze, coniugandole con la cucina tradizionale irpina e realizzando il suo progetto di Ristorazione, Ospitalità e Scuola di cucina.
Solo sei camere doppie, dotate di tutti i comfort, dal design ricercato e armonioso, con un’incantevole vista sulla valle del Calore e sul cortile monastico.
Dove mangiare
Fontana Madonna, C.da Fontana Madonna Frigento (AV), Tel.: 0825 444647, cell. 333 7969793.
Non distante dal piccolo centro di Frigento, in posizione dominante sullo splendido panorama della Valle Ufita, l’azienda agrituristica Fontana Madonna si tramanda ormai da quattro generazioni. Qui si possono degustare prodotti biologici certificati, quali caciocavallo podolico, ricotte e i formaggi di Carmasciano.
Grillo d’Oro, Piazza Convento – 83044 Bisaccia (AV), Tel.: +39 0827 89278, cell. 328 0256606.
Antica osteria che affonda le sue radici nella seconda metà del 1800, oggi trasferita nella nuova dimora di piazza Convento, luogo dal quale è possibile, durante le giornate più terse, visualizzare l’orizzonte fino alla Puglia. Qui regnano sovrani la pasta fatta in casa, gli ortaggi acquistati ogni giorno dai contadini, il pane e i salumi, serviti con la stessa genuinità con la quale era solito fare il precursore Luigi Arminio.
La Ripa, via Ospedale n.1, 83050 – Rocca San Felice (AV), Tel.: 0827 215023.
Il ristorante si trova vicino alla piazza di Rocca S. Felice, dove trova la sua dimora un bellissimo tiglio secolare, vigoroso e lussureggiante (piantato in simbolo di libertà ai tempi della Rivoluzione napoletana del 1799, in cui la città fu messa sotto assedio dai francesi di Napoleone Bonaparte). Le mura in pietra, suggeriscono alle sale, un’atmosfera leggendaria, nella quale fanti e cavalieri trovavano ristoro, grazie all’inebriante profumo dei piatti sapientemente preparati con ingredienti di prima qualità.
Cosa vedere
Cantine Caggiano, Azienda Agricola Antonio Caggiano, Tel.: +39 0827 74723.
Nel comune di Taurasi, le cantine Caggiano producono l’omonimo vino, oltre che il Fiano e il Greco di Tufo. Edificate in una posizione panoramica sulle vigne dell’azienda di famiglia, è possibile accedere agli ambienti sotterranei procedendo rasenti alle nicchie occupate da botti in rovere e bottiglie stipate ordinatamente, che fan da contraltare alle volte architettoniche illuminate ad arte.
Di recente apertura, è l’agriturismo (solo su prenotazione) annesso alle cantine, realizzato ristrutturando un antico edificio con materiali di risulta di vecchie costruzioni.
Tutti dettagli del programma su: IrpiniaMadreContemporanea.it
Antonio Formisano






