Giardini di pietra, spiagge, canyon, colline di vigneti di Nero d’Avola e Moscato Bianco e cantine, come Buonivini dove assaporare con calma, i profumi di questo angolo della Sicilia Sud Orientale.
Siracusa, Italia.
Città barocche, gole profonde scavate tra pareti calcaree, mare cristallino, lunghe distese di mandorli e colline di vigneti di Nero d’Avola e Moscato Bianco. Tutto questo è la Val di Noto, un paradiso naturale nel Sud Est della Sicilia delimitato dall’altopiano calcareo dei Monti Iblei, tagliato da gole, cave e canyon (come i 13 chilometri della Cava d’Ispica che si estendono da Modica fino a Ispica), e costellato da veri e propri giardini di pietra, le città gioiello del barocco siciliano ricostruite dopo il terremoto del 1693 e riconosciute, dal 2002, patrimonio Unesco.
Per questo vale sempre la pena organizzare una vacanza in questo angolo dell’Isola, magari in autunno e primavera per assaporare appieno i colori e i profumi di questa terra al di fuori dei grandi flussi turistici. Meglio però non confidare eccessivamente sui collegamenti interni e affittare una macchina per potersi muovere in libertà tra le spiagge della Riserva Naturale di Vendicari, i borghi marinari di Marzamemi, Portopalo di Capo Passero e Punta Secca, città d’arte e le numerose cantine che valgono una sosta, come Buonivini della famiglia Planeta, proprietari terrieri da 17 generazioni.
Per maggiori informazioni: https://valdinoto.it

Territorio, arte contemporanea, vino e gastronomia
I 41 ettari della tenuta Buonivini, distribuiti tra Noto e il mare, sono una perfetta espressione di questo territorio fin dal nome storico della contrada che rivela la sua secolare tradizione vitivinicola. Su queste colline, dove la famiglia Planeta è arrivata nel 1998, il Nero d’Avola e il Moscato Bianco crescono insieme a mandorli, olivi e carrubi sulla caratteristica terra bianca ricca di marne calcaree.
Proprio per preservare la bellezza del territorio, la cantina, detta Cantina Invisibile, è stata costruita dietro a un naturale dislivello, lasciando visibile in superficie solo il giardino di alberi da frutto e di erbe aromatiche su cui si affacciano installazioni di artisti come il collettivo Claire Fontaine, famoso per le sue provocatorie opere di are concettuale (in questo caso l’iconica scritta che campeggia sull’ingresso della cantina, “Patriarcy = C02”, espressione che connette l’oppressione patriarcale con l’emergenza climatica); Petra Feriancová (che qui è presente con “Vertebra” , un’opera che vuole essere una riflessione tra uomo e natura, sul luogo espositivo e sul tema del museo come piattaforma per mettere in discussione una data rappresentazione) e Ignazio Mortellaro (con “Primo punto dell’ariete” un punto di vista sul tempo, sullo spazio e sull’interazione umana con il paesaggio naturale).
Le istallazioni sono protagoniste di un percorso apposito proposto agli ospiti di Buonivini: “Costellazioni d’arte” è infatti un’esperienza che celebra l’iterazione tra arte, natura e i vini prodotti nel territorio che sono offerti in degustazione. Nel dettaglio la tenuta produce quattro etichette: Santa Cecilia (100% Nero d’Avola), Passito di Noto (100% Moscato Bianco), Controdanza (85% Nero d’Avola e 15% Merlot) e Allemanda (100% Moscato Bianco). Le stesse sono protagoniste del “Viaggio nella Doc Noto”, esperienza proposta in due diversi percorsi e che passa, nella sua versione più completa, da un pranzo in cantina in cui si assaporano i piatti della tradizione: dalla parmigiana alla caponata. E per chi vuole approfondire e scoprire tutti i segreti della cucina siciliana, le chef di Planeta sono a disposizione anche per cooking class dedicate.
Per maggio informazioni: www.planeta.it.

Noto, la città d’oro
Per un viaggio nella Val di Noto la base di partenza ideale non può che essere la città da cui il territorio prende il nome e che rappresenta il cuore del barocco siciliano così come è stato immaginato, all’indomani del terremoto, da artisti e architetti come Rosario Gagliardi, Vincenzo Sinatra e Paolo Labisi. Una base comoda per scoprire la Val di Noto e la città d’oro è il b&b Balconcino degli Ulivi, camere ampie, parcheggio e una colazione con mandorle d’Avola e pasticceria locale, fanno iniziare la giornata nel migliore dei modi.
Costruita in tufo calcareo color miele, Noto cambia aspetto a seconda della luce e si accende d’oro al tramonto. Qui le facciate di palazzi, chiese e monasteri sono decorate da mascheroni, putti, sirene, figure grottesche e balconi dai parapetti in ferro battuto e si aprono in successione scenografica lungo i due assi principali della città orientati da Est a Ovest per seguire il movimento del sole: Corso Vittorio Emanuele su cui sorgono i principali edifici civili e religiosi della città e Via Cavour, sede di palazzi nobiliari.
Entrando dalla Porta Reale, davanti al viaggiatore si stende Corso Vittorio Emanuele. La sensazione è quella di trovarsi davanti a un palco teatrale su cui si avvicendano, nel giro di poco più di un chilometro d’arte, immaginifici allestimenti scenici. Subito ci si imbatte nella Chiesa di San Francesco al cui interno è custodita la Madonna con il Bambino del 1564 di Antonio Monachello sopravvissuta al terremoto.
Proseguendo sul Corso, lo sguardo è rapito dal tripudio barocco della Cattedrale di San Nicolò e dalle terrazze campanarie della Chiesa di San Carlo da cui si ammirano le colline e i vigneti del Val di Noto, oltre che San Domenico e dal Palazzo Ducezio, oggi sede del Municipio, famoso la Sala degli Specchi. Di fronte si imbocca via Nicolaci, nota per l’infiorata di maggio e fiancheggiata da Palazzo Nicolaci dei Principi di Villadorata, di cui alcune sale sono aperte al pubblico e offrono una visione sulla vita della famiglia netina che deteneva il monopolio dei commerci delle tonnare di Marzamemi. Tra una sosta culturale e una visita, vale sempre la pena concedersi una pausa golosa nelle storiche pasticcerie della città dove assaggiare i dolci della tradizione a iniziare dalla granita alla mandorla, come da Caffè Sicilia, presente sul Corso dal 1892 e guidato da Corrado Assenza.

Le altre capitali del barocco siciliano
Un percorso alla scoperta del barocco siciliano non può prescindere da una tappa nelle sue capitali, ciascuna contrassegnata da una diversa atmosfera.
Ragusa Ibla è un labirinto di vicoli, piazzette e slarghi dominato dalla Basilica di San Giorgio che chiude, come una quinta scenografica, Piazza del Duomo. Da non perdere una pausa relax nel Giardino Ibleo. Il b&b Rollo Garden è un buon punto di appoggio per scoprire la città: spazi curati e prodotti della tradizione dolciaria siciliana offerti a colazione, rendono il soggiorno piacevole, così come la piscina nel giardino circostante, una vera e propria oasi di pace dopo una giornata di visite.
Modica, arroccata su una gola verticale e dominata dal Duomo di San Giorgio dà vita a un presepe naturale su cui svetta il Duomo di San Giorgio.
Scicli rappresenta l’epicentro dell’espressività del barocco siciliano con i palazzi settecenteschi affacciati su Piazza Italia e le sue chiese. Da non perdere una visita alla Chiesa Madre dove è custodita la Madonna delle Milizie, opera in cartapesta che rappresenta la lotta contro i Saraceni e raro esempio di Madonna armata. Palazzo del Municipio è la stazione di polizia della serie televisiva dedicata al Commissario Montalbano.
Caltagirone polo di eccellenza della ceramica su cui regna Santa Maria del Monte, contraddistinta dalla scalinata decorata da maioliche.
Palazzolo Acreide già città greca, con il terremoto del1693 diventa un fiore del barocco siciliano con le eleganti architetture dei palazzi Caruso e Judica e le chiese di San Paolo, San Sebastiano e SS Annunziata. Militello in Val di Catania una vera città museo con contraddistinta da 24 chiese e numerosi palazzi nobiliari.
Catania. Impossibile descrivere questa città dalle mille sfaccettature e dall’inestimabile patrimonio artistico sorta ai piedi dell’Etna. Tanto meno in poche parole legate al lascito barocco che passa da via Crociferi, ricca di chiese monumentali, conventi e scalinate scenografiche, dal monastero dei benedettini e da Palazzo Biscari. In seguito al terremoto del 1693 la città riparte dalla Cattedrale di Sant’Agata, tra i pochi edifici non totalmente distrutti, con una strada che dal Duomo appunto si allunga verso il vulcano: via Etnea, un percorso che offre scorci scenografici sulle facciate barocche dei palazzi, mentre all’orizzonte si staglia l’Etna.
Foto Planeta di Noto/Buonivini




