Nel quartiere Cederna di Monza, l’associazione Uroburo onlus offre a otto residenti con disabilità una soluzione abitativa autonoma, in convenzione col Comune, e ospita progetti di arte in collaborazione con Proiezione 180. Da poco conclusasi la mostra d’illustrazione “Sentirsi casa”, in cui cinque artisti del territorio hanno esposto la loro poetica intorno al delicato tema creando una sorprendente connessione artistica e umana.
Monza, Italia.
L’associazione Uroburo onlus, in via Giotto a Monza, quartiere Cederna, nasce diversi anni fa intorno al mondo della disabilità, prima come risposta alla domanda circa il tempo libero delle persone con disabilità e delle loro famiglie, poi come soluzione possibile al cruciale problema del “dopo di noi”.
Dopo di noi
“Tutti i genitori di ragazzi disabili hanno la preoccupazione fondamentale del “dopo di noi”: cosa succederà dopo di noi, ma anche durante noi? – spiega Giorgio Giani, presidente di Uroburo – Come io stesso, da giovane, a un certo punto ho avuto voglia di andare a vivere da solo, non vedo perché anche persone con disabilità non possano avere questo desiderio e non debbano avere garantito il diritto all’autonomia”.

Stabile in concessione dal Comune
Lo stabile che ospita il progetto abitativo della onlus era abbandonato da vent’anni quando Giani e gli altri soci lo hanno individuato: “Ci è stato dato in concessione dal Comune, ci abbiamo messo sei anni a ristrutturarlo, prima la Sovrindentenza, poi il Covid, poi il Superbonus 110 % che ha triplicato i prezzi, insomma non è stata una passeggiata ma siamo felici del risultato. La casa è stata inaugurata a marzo 2025 e sono nati vari percorsi per persone con disabilità”.
Soluzioni abitative diverse e integrate
Ad oggi abitano a Uroburo otto persone, dai 30 ai 60 anni circa, in due appartamenti da quattro posti, con la presenza di assistenti familiari. Nella stessa struttura si trovano anche due monolocali, abitati da studenti e un monolocale, abitato da una famiglia con difficoltà abitative.

Una casa che entra nella città
“Il PNRR ci ha permesso anche di investire in personale educativo. La nostra idea è sempre stata che non fosse una casa isolata ma aperta, una casa che entra nella città. Si è da poco conclusa una mostra intitolata non a caso Sentirsi casa e a maggio ne avevamo ospitata un’altra, dei tre artisti Giorgio Rovelli, Kimiyasu Kato e Cristina Cassanmagnago. Hanno partecipato molte persone. Agli artisti non chiediamo denaro ma che donino un’opera, che resti come una traccia del loro passaggio”.
Una crepa che irradia luce
“È stata un’esperienza bellissima esporre qui insieme agli altri artisti – ha detto Elizabeta Tzvetkova, di nazionalità bulgara, a Monza da molti anni – non ci conoscevamo ma abbiamo creato un bel gruppo, coeso e spiritoso. Questa mostra è una crepa dalla quale si irradia luce su questi ragazzi meravigliosi. È importante gettare luce su questa realtà: difficilmente le persone con disabilità vanno a visitare mostre d’arte, in questo caso, su idea e iniziativa di Valentina Snormale, di Proiezione 180, l’arte è venuta da questi ragazzi. È uno spazio che mancava a Monza”.

Inclusione autentica
L’obiettivo dell’associazione è che in futuro possano nascere veri e propri laboratori creativi che coinvolgano gli inquilini di via Giotto non solo come spettatori ma come protagonisti. La magia, tuttavia, si è già compiuta nell’interazione con gli artisti e tutte le persone che hanno visitato la mostra e qui si realizza tutti i giorni: a Uroburo infatti i ragazzi “disabili” (a differenza degli “abili”!) non vivono isolati ma collaborano tra loro e con i vicini di casa.
Una realtà integrata
“Siamo riusciti a farci volere bene e volere bene – continua Giani – abbiamo progetti con l’oratorio, con l’asilo, con la biblioteca. Abbiamo cominciato con l’orto a 200 metri, è servito a farci conoscere. La banda del quartiere è stata sfrattata dalla scuola, fa le prove qui. Le difficoltà ci sono, non lo nego, ma si affrontano”.

Uno spazio underground
Lo spazio in cui è stata allestita la mostra Sentirsi casa, dal 13 al 28 giugno, è lo scantinato della palazzina: “Mi piace questo stile newyorkese anni Ottanta, un po’ underground. Abbiamo anche ospitato delle presentazioni di libri”, conclude Giani.
Gli artisti in mostra
Molto diverse le opere illustrative dei cinque artisti esposti: Ceylan Aran, Chiara Clerici, Federico De Cicco, Elena Maricone, Elizabeta Tzvetkova, eppure in perfetta armonia tra loro.
“Per una scelta precisa abbiamo deciso di non dedicare ad ogni artista una sezione propria ma esporre le opere in dialogo tra loro – ha spiegato Federico De Cicco, illustratore e pittore – Non ho mai creduto alle rigide suddivisioni, l’illustrazione può essere decorativa ma può essere molto di più, io ho avuto e ho varie collaborazioni editoriali ma ho sempre mantenuto un legame stretto con l’immagine per esposizione”.

Federico De Cicco
Il percorso di De Cicco, riassunto in poche opere per ciascuno dei tre periodi che ha scelto di portare a Uroburo è estremamente interessante. Gli studi in cartoncino e gessetto e l’Omaggio ad Andrei Tarkovsky, nel suo – se così possiamo chiamarlo – “periodo blu” (ma forse sarebbe meglio dire “periodo ciano”), il progetto Homesless, risalente al tempo in cui viveva a Brighton e infine le opere più recenti, dai colori pastello (“Il rosa è colore della pace”, dice Federico), tanto soavi in apparenza quanto corrosivi ad un’analisi più approfondita catturano lo sguardo e raccontano di un artista che ha tanto da dire.
Homesless
Davanti a un quadro che mi ha particolarmente colpito l’artista racconta: ”Ricordo che a Brigthton dipingevo per strada, con i gessetti friabili dei tre colori primari e una gomma. Ero stato ore quel giorno ad osservare quel cancello e quell’uomo senza tetto col suo fagotto… Questa e un’altra opera, vuote di figure, mi sono sembrate perfette da far dialogare con le due opere di Elizabeta esposte tra le mie, piene di persone”.

Sfumature differenti
Ogni artista della mostra interpreta il concetto di “casa” con stili, tecniche e toni differenti. Ci sono illustrazioni allegre, grafiche geometriche, tavole misteriose, dal sapore magico del Medio Oriente, disegni fitti fitti in cui fa capolino un dettaglio controcorrente, richiami all’illustrazione tipica del nord Europa.
Sentirsi casa
Il tema del “sentirsi casa” è amplissimo, riguarda la propria sicurezza, il proprio confort, ma riguarda anche l’identità, l’intimità, i diritti riconosciuti e i diritti negati, i legami, il confine tra dentro e fuori, tra mio e loro, le radici, il punto di partenza ma anche il punto di ritorno.
Insomma le declinazioni del tema sono infinite e questa piccola preziosa mostra, che va molto oltre l’illustrazione, è riuscita a proporne alcune con delicatezza e originalità.

Elizabeta Tzvetkova
Particolarmente profonde, a tratti tragiche, le interpretazioni di Federico De Cicco che ho avuto il piacere di conoscere a Uroburo e di Elizabeta Tzvetkova, artista che conosco bene. I suoi ricami, che già di per sé esprimono il concetto di casa, richiamando la tecnica tradizionale bulgara, rivisitata in chiave artistica e personalissima, sono pura poesia. Toccano corde scoperte dell’anima. Elizabeta rielabora le immagini drammatiche dei fatti d’attualità che compaiono sui fogli di giornale ricamando persone, abbracci, esplosioni, profughi in cammino ma anche bambini che innaffiano fiori o mangiano lecca lecca. Una sensibilità davanti alla quale è difficile rimanere indifferenti.
La bellezza dell’arazzo nasconde la fatica dei fili annodati e riannodati
Un dettaglio stilistico molto apprezzabile è l’aver appeso alcune opere di Tzvetkova nello spazio aperto, in modo che il visitatore potesse osservare l’immagine da davanti e da dietro, ricordando a sé stesso che ogni apparenza di bellezza, dietro, ha una storia di fili intrecciati, interrotti e riannodati che sembrano un caos senza senso e invece sono la struttura dell’intero disegno.
Photo Elena Borravicchio




